È in realtà appena iniziata la querelle sul Caravaggio, perché troppe sono le implicazioni della vicenda, troppo alto il livello dello scontro che promette le sempre deprecabili appendici in Procura, perché si sono aperte questioni che vanno oltre la stessa diatriba sul prestito. Ne citiamo due che ci sembrano di più generale interesse: il complesso quesito sulla reale proprietà del dipinto che riguarda non solo quest’opera e una dovuta, necessaria, riflessione sulla realizzazione delle “copie”, digitali e/o materiali che siano, ed è di quest’ultimo aspetto che intendiamo parlare. A chiedere al Fec l’autorizzazione per l’esecuzione di una copia esatta del dipinto il 12 giugno è il Mart una volta acquisiti i dati digitali, ad altissima qualità, dell’opera.
È utile spiegare di cosa si tratta, e lo abbiamo chiesto alla Presidente di SiciliAntica Siracusa Luana Aliano.
“In meno di un decennio l’utilizzo della tecnologia applicata ha raggiunto grandi traguardi, probabilmente anche insperati; ciò ha favorito la nascita e lo sviluppo di nuove frontiere di analisi e di studio che, oltre alle più note progettualità multimediali e interdisciplinari di “Musei & Co”, ha riportato alla ribalta una nuova accezione di “copia d’autore”. Il grande pubblico, oggi, sembra essersi abituato agli utilizzi delle copie digitali, una tecnologia informatica attraverso la quale sono state promosse notevoli attività espositive museali, fra le quali si cita per particolare prestigio Mona Lisa beyond the glass, poiché organizzata dagli stessi curatori del Louvre e che apre anche, interessanti scenari sulla circolazione dell’arte “senza barriere”. Ma la copia digitale di un’opera d’arte, come un dipinto ad esempio, non è solo fruizione virtuale, rappresenta principalmente un importante documento della memoria storica. E in questa ottica la copia digitale del Seppellimento di Santa Lucia, eseguita dagli operatori della Factum Foundation nel mese di giugno, rappresenta indubbiamente una garanzia per il futuro studio e monitoraggio delle condizioni conservative della tela, immortalando al momento stesso in cui i dati sono stati registrati, tutte le caratteristiche fisiche del quadro da comparare con possibili e futuri cambiamenti. La tutela dell’opera oggi istruita attraverso l’intervento dell’ICR, si avvale dunque, di un prezioso tassello. Indispensabile ammodernamento delle pratiche di monitoraggio di salute del nostro dipinto.
La “copia esatta” potrebbe allora, essere immaginata come il passaggio successivo della registrazione digitale, poiché è l’operazione che si avvale proprio del citato virtual modelling. Prende vita attraverso un lungo processo, per il nostro caso si stimano ben 16 settimane, e alla fine restituisce un prodotto uguale in tutto all’originale. L’opera ottenuta è un “facsimile” in alta risoluzione in stampa digitale multistrato su tela capace di produrre lo stesso impatto estetico ed emotivo dell’originale. “Difficile da distinguere” così come lo stesso Vittorio Sgarbi ha detto, presenziando all’inaugurazione della mostra di Palermo Le vie dei tesori, lo scorso agosto, a Santa Maria dello Spasimo, in occasione della quale è stata presentata al pubblico la ricomposizione dell’altare del Gagini, insieme ad una copia esatta della Salita al Calvario di Raffaello”.
Il dibattito sull’argomento è vivace; in genere si vorrebbe che la copia, autorizzata, sia a “servizio dell’originale” e non ne infici la funzione artistica. Ogni caso va considerato a sé e sempre nel rispetto delle regole precostituite. È così?
È proprio su questo che occorrerebbe riflettere. Un primo aspetto riguarda la considerazione che gli esperti riservano alla copia esatta, riconoscendovi in fin dei conti un carattere falsificante. Un’operazione che in molti casi desta sospetti nei più sensibili sostenitori dell’unicità del patrimonio artistico. E non sembra che gli attori principali del dibattito siano giunti ad una medesima conclusione. Favorevoli o sfavorevoli, resta il fatto che anche Siracusa si dovrà misurare con queste nuove considerazioni.
Fra gli aspetti da analizzare, almeno in una fase iniziale, emergono il rapporto con altri esempi italiani e l’aspetto giuridico di riferimento; un quadro certo di diritti e di obblighi, in nome proprio di quella unicità del nostro patrimonio culturale, così come declamato dallo stesso MIBAC. Il citato caso della mostra palermitana dello Spasimo di Raffaello, cui potremmo accostare, sempre in ambito palermitano, quello della derubata Natività di San Lorenzo, ed infine delle splendide Nozze di Cana di Paolo Veronese a Venezia, raccontano come in assenza dell’originale, perché rubato o perché musealizzato in altri contesti, per motivi storici – Il Prado per il Raffaello e il Louvre per il Veronese -, la copia abbia svolto l’importante ruolo di colmare un vuoto artistico “pesante”. È evidente la differenza con il caso di Siracusa: una città in cui, insolitamente, avremmo a disposizione una “copia esatta” pur in presenza del dipinto originale.
E con quale certezza possiamo dire che la copia esatta verrà consegnata alla città e non restare al Mart che sembrerebbe esserne il proprietario? Ma prima ancora di affrontare questo aspetto dovremmo chiarire cosa il FEC abbia autorizzato. Cosa dicono gli atti?
Certo sarebbe necessaria una prima comprensione degli obblighi e dei doveri che sono stati sanciti durante l’ter procedurale delle operazioni di prestito del dipinto; insomma, bisognerebbe sapere cosa FEC e Mart, che ne è il reale committente, abbiano stabilito si possa fare e non fare con la copia esatta. Precisazioni imprescindibili dettate dal fatto che proprio il committente della copia esatta sia il Museo del Mart e non Il FEC come proprietario per effetto di legge, la Soprintendenza, come organo preposto alla tutela, o la Curia, custode di un’opera vincolata ad uso cultuale.
Un documento di pugno del FEC, datato al 15 settembre, ribadisce come non sia stata rilasciata ancora alcuna autorizzazione alla riproduzione materica del dipinto, essendo questa subordinata alla procedure del prestito. E’ lecito chiedersi, considerato che le tempistiche per la realizzazione della copia esatta sono stimate da Factum Arte in 16 settimane, come essa potrà essere presente all’inaugurazione di giorno 8 ottobre presso il Mart?
Va considerato anche che, per la realizzazione della copia esatta, è necessaria la disponibilità della copia digitale che sulla base dei documenti rilasciati ad oggi dal FEC, dovrebbe essere nella sua esclusiva disponibilità. Da quanto oggi è dato sapere, la copia esatta dovrebbe raggiungere uno degli altari di Santa Lucia alla Badia, da dove è stato prelevato il Dipinto – li esposto per volontà del FEC per ben undici anni, in attesa di una sistemazione definitiva presso la Basilica di Santa Lucia extra moenia -. Sembrerebbe tuttavia, dalle dichiarazioni dello stesso Sgarbi che il manufatto non raggiungerebbe la città di Siracusa durante l’assenza dell’originale, ma affiancherà appunto il Seppellimento di Santa Lucia proprio al Mart, per un tempo non ben identificato “la copia esatta sarà in esposizione accanto all’originale a partire dal giorno dell’inaugurazione”.
Ma intanto, nell’attesa di conoscere la destinazione finale della copia esatta, e l’eventuale conferma che sarà donata alla città – contrariamente a quanto anticipato da Vittorio Sgarbi durante la conferenza stampa del 24 giugno al Castel Maniace, in cui si è parlato di solo “prestito del manufatto” -, è lecito domandarsi quali nuovi equilibri questo “binomio” potrebbe generare nella futura fruizione e valorizzazione del Seppellimento di Santa Lucia.
Certo, il colmo sarebbe appurare che la copia, realizzata, sia già nella disponibilità del Mart! Ma anche sulla stessa ipotesi di una proprietà del Mart della copia esatta immaginiamo possa aprirsi più che un dibattito. A quanto pare le polemiche su tutta la vicenda sono destinate a riaccendersi con maggior vigore.
C’è in realtà anche altro da chiarire. Il Fec ha autorizzato Factum Arte, esecutrice della registrazione digitale nel mese di giugno, a favorire i dati informatici all’ICR per “eseguire modelli” utili allo studio dello stato conservativo del Dipinto. In data 15 settembre l’ICR, dopo aver accolto il Dipinto presso i suoi laboratori, ne ha attestato la trasportabilità con una nota “verifiche conservative – parere sulla trasportabilità del dipinto –” in cui recita: “Si rileva che la scansione con tecnologia avanzata eseguita dalla ditta Factum Arte e attualmente in corso di elaborazione, costituirà un parametro di verifica oggettivamente preciso dello stato conservativo attuale, rendendo ridondante una mappatura grafica, quale questo istituto avrebbe realizzato nell’occasione della presente verifica”.
Eppure l’ICR, con la nota del 29 luglio, aveva affermato e ribadito la necessità non sostituibile di proseguire le analisi sullo stato conservativo presso i laboratori di Roma. La domanda sorge spontanea: quali sono le analisi insostituibili che non potevano essere realizzate se non a Roma? E ancora quali sono gli interventi manutentivi eseguiti sul dipinto? A quanto pare, ad oggi, nessuno.

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