“Sul prestito del Caravaggio un dibattito deformato e deformante. È mancata una discussione serena e costruttiva” così Roberto De Benedictis di Lealtà e Condivisione

In attesa che il FEC, proprietario dell’opera di Caravaggio Il seppellimento di Santa Lucia, dica l’ultima parola sul prestito o meno del quadro al Mart di Rovereto, abbiamo coinvolto nel dibattito l’ingegnere Roberto De Benedictis che in passato ha ricoperto importanti ruoli politico-amministrativi sia a livello locale che regionale (prima assessore all’urbanistica a Siracusa e poi deputato a Palermo) e tutt’oggi è ancora impegnato nel gruppo politico Lealtà e Condivisione.

Il “match” sul prestito del Caravaggio al Mart ha registrato da parte delle forze politiche della città un atteggiamento che eufemisticamente potremmo definire “prudente”, quasi fosse considerato un rischio schierarsi da una parte o dall’altra in un dibattito davvero rovente. Eppure si tratta di un argomento importante che attiene anche all’immagine stessa della città, a come Siracusa si presenta sulla scena nazionale se non internazionale, non credi?

È senz’altro un argomento importante, anche se penso – ed è questa l’opinione prevalente in seno a Lealtà e Condivisione – che il grado di importanza di qualsiasi problema vada sempre rapportato a quello di tutti gli altri temi di grande interesse, prioritari, in una comunità. Così come credo che l’immagine di Siracusa rifletta millenni di storia, compresa l’attualità, e un immenso patrimonio culturale, materiale ed immateriale, che va ben oltre lo straordinario “Seppellimento di Santa Lucia”, pur comprendendolo appieno. Senza dimenticare che ogni vera opera d’arte appartiene all’umanità.

Eppure la stessa Lealtà e Condivisione non ha mai espresso una propria opinione in merito. Da dove scaturisce la scelta del silenzio, di un ruolo da semplici spettatori?

Non siamo voluti entrare in un dibattito che fin da subito si è presentato come uno scontro tra chi difendeva l’orgoglio e l’identità cittadina e chi la svendeva. Termini di una polemica in cui non ci siamo riconosciuti, alimentata in un clima esasperato, a tratti molto avvelenato, che ha lasciato poco spazio ad una discussione serena e costruttiva.  Il prestito di ogni opera d’arte, e qui parliamo di un capolavoro, deve dipendere soprattutto da aspetti tecnici altamente specialistici che ne garantiscano la possibilità di movimentazione e lo stato di conservazione in piena sicurezza. Oltre, ovviamente, dall’appropriatezza del suo utilizzo. Aspetti ben esplicitati dalla attuale normativa e che invece, nel dibattito, sono stati tenuti sovente in secondo piano, o pretestuosamente usati anche da chi specialista non è. D’altra parte è vero che fin dall’inizio, e poi attraverso gli accadimenti successivi, il progetto del Mart ha mostrato più di un lato poco chiaro, anche riguardo a questi aspetti tecnici (il restauro? la teca? la copia?), ingenerando confusione e sospetti. Complessivamente un progetto che richiedeva ben altra preparazione e comunicazione, verso cui l’atteggiamento di Sgarbi, spesso arrogante ed offensivo, ha fatto crescere la diffidenza.

Detto questo, non abbiamo condiviso una battaglia che è parsa giocata sul filo della chiusura identitaria, a tratti provinciale. È vero che si vanno sperimentando forme di consumo culturale alternative all’esposizione dell’opera d’arte originale, ma il prestito, con tutte le garanzie di sicurezza necessarie, è praticato ogni giorno in centinaia di mostre nel mondo, rappresentando un’occasione di scambio tra popoli e culture diverse e di arricchimento come poche nella vita di una persona. Quindi una pratica da non escludere a priori, da considerare come possibile elemento di crescita civile e culturale, purché assoggettata alla piena garanzia di sicurezza e rispetto per l’opera stessa.

In effetti il Patto Civico per la tutela del Caravaggio si dice convinto del fatto che l’iter amministrativo non sia tecnicamente corretto. Se così si accertasse, bisognerebbe negare il prestito?

È vero. Come accennato, il progetto del Mart non appare chiaro in tutti i suoi aspetti e non ci meraviglierebbe se la disamina ai raggi X con cui il Patto sta vivisezionando tutti i suoi profili  giuridici ne evidenziasse delle irregolarità. Ma la valutazione che compete ad un soggetto politico come il nostro, a mio avviso, è un’altra e riguarda la visione che questa città ha del suo ruolo e della sua vocazione culturale. La cosa più evidente, a questo proposito, è stata la mancanza di iniziativa propria di tutti gli attori locali in campo che, pro o contro il prestito, hanno comunque finito per giocare di rimessa sull’iniziativa del Mart. Una città aperta e lungimirante, con una piena visione di se stessa, radicata nel suo passato ma proiettata nel futuro, sarebbe stata forse capace di una propria proposta culturale, piuttosto che giocare una partita tutta arroccata attorno al “suo” Caravaggio, a difesa di una identità priva di respiro.

Quindi, a tuo avviso, non è determinante quel valore aggiunto del quadro in quanto “elemento identitario delle radici storiche” della città, oggetto di devozione, su cui tanto si è puntato per sostenerne l’inamovibilità?  

Credo che il Seppellimento di Santa Lucia sia uno degli elementi caratterizzanti della nostra storia e del nostro patrimonio culturale e religioso. Ma non capisco cosa c’entra la lotta contro il suo prestito al Mart con la difesa della nostra identità. Davvero qualcuno crede che se il quadro viene esposto per qualche mese a Rovereto o a Parigi, Siracusa smarrisce un po’ della sua identità? Il solo discutere di questo dimostra, a mio avviso, quanto il dibattito sia stato deformato e deformante.

Qual è la tua opinione sulla querelle relativa alla sede propria dell’opera?

Personalmente provo molta tristezza e avverto un senso di povertà culturale quando vedo che un’opera d’arte, nata per essere semplicemente contemplata, viene trasformata esclusivamente in un’attrazione turistica. Per me il Seppellimento di Santa Lucia deve essere esposto nel luogo oggi più adatto alla sua tutela e alla contemplazione di chi lo desidera. Dubito perciò che la basilica di Santa Lucia extra moenia possa essere oggi la sede più adatta per questa tela, e in questa prospettiva trovo irrilevante la considerazione che essa fu commissionata per quella chiesa, oltre quattro secoli fa. Quanto al fatto che questa futura collocazione possa da sola servire a rilanciare il quartiere della Borgata siamo alla pura retorica. Non bastasse il caso della Venere di Morgantina (e di moltissimi altri esempi) a dimostrare che un’opera d’arte non genera mai una città, ma può avvenire semmai il contrario, c’è dietro a questa illusione una profonda disconoscenza dei meccanismi che regolano le trasformazioni urbane.

Veniamo al giudizio sull’Amministrazione Comunale, sulle opinioni espresse via via, oggettivamente ondivaghe, sebbene il Comune non abbia nella questione una specifica competenza. L’assessore alla cultura Fabio Granata è stato l’unico, da un certo momento in poi, a sostenere l’opportunità del prestito senza porre quale condizione la necessità del restauro, discriminante invece per il sindaco, quindi, riteniamo, per l’intera Giunta. Si può chiudere un tale evidente contrasto come se non fosse mai esistito?

Va certo ribadito che il Comune non ha alcuna titolarità né competenza nella specifica vicenda, ma si tratta pur sempre di un fatto rilevante per tutta la comunità cittadina ed è stato giusto che l’Ente dicesse la sua. L’assessore Granata lo ha fatto assumendo una posizione chiara a favore del prestito ma ad alcune, altre, condizioni. Il Sindaco ha, con il suo silenzio, avallato inizialmente tale parere salvo poi sostenere che l’amministrazione è contraria al prestito ma che, se proprio si deve fare, l’importante “è di riavere improrogabilmente il quadro a Siracusa entro i festeggiamenti di Santa Lucia”. Una discrasia che sarebbe stato bene evitare, magari attraverso un serio confronto preliminare e collegiale in Giunta, e che non giova certamente all’autorevolezza della posizione assunta dall’Amministrazione Comunale.

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