La Sicilia, come ogni anno, in fiamme. Scientificamente, sfruttando le avversità metereologiche. Ai 40 gradi si aggiungono intere montagne in fiamme. Centinaia di esche incendiarie disseminate in favore del vento. Le temperature roventi sono attese con ansia da sicari prezzolati che incendiano contemporaneamente centinaia di aree. E spesso sono riserve naturali, dove nessuno pensa che consentire il pascolo nomade vuol dire coprire di escrementi aree naturali di altissimo pregio, per non parlare delle meravigliose orchidee siciliane, calpestate.
Credo che il controllo del territorio siciliano da parte della forza pubblica sia non solo mancante ma spesso colpevolmente assente. Non v’è alcun dubbio che il processo della desertificazione siciliana, noto da circa 150 anni, sia in rapido aggravamento dal 1980. Non possiamo permetterci di perdere quelle pochissime aree a verde spontaneo. Secoli per avere un bosco di querce, pochi giorni per perderlo. Nella nostra esperienza terrena ne abbiamo visti sparire troppi.
Non c’è nulla da patteggiare con chi alleva bovini e ovini facendo pascolo nomade e per giunta nelle proprietà altrui. Il pascolo libero e piratesco praticato dai soli noti va perseguito, vietato, non solo per tutelare la natura siciliana, per il fortissimo inquinamento dei suoli ma, anche, per tutelare i poveri animali. Nessuna stalla, nessun riparo, nessuna cura veterinaria, pochissima o nulla integrazione alimentare. Si tratta di estrema inciviltà e per giunta questi pastori hanno il vero guadagno da due cespiti: contributi europei su singolo capo e due terzi di macellazione clandestina.
C’è, poi, una verità tremenda che si fa finta d’ignorare: come per la vendita di frutta in ogni angolo della regione, tra chi governa i pascoli e i pastori c’è il vero padrone della Sicilia, chiamiamola mafia, per capirci. Chi vuole allevare animali deve farlo su terreni affittati o di proprietà, con le stalle, ombra, acqua, controlli sanitari e pagando le tasse. Il romantico nomadismo dei pastori in una regione altamente antropizzata va vietato. Soprattutto dopo gli incendi la vegetazione degrada, miliardi di piccole vite periscono, i boschi non vengono ripiantati, e, se lo fossero, ci vuole almeno un secolo per rivederli in vita. Noi, in Sicilia ogni giorno sputiamo sul paradiso terrestre che ci lasciò la natura. Abusivismo, inquinamento, incendi, degrado e mondezza tolgono salute, bellezza e reddito ai nostri figli.

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