Non è per niente una sorpresa il fatto che anche quest’anno, come accade da tempo, il team di Goletta Verde abbia accertato il grave inquinamento delle acque del Porto Grande, classificandolo tra i 15 luoghi più inquinati della Sicilia.
Che il Grimaldi, canale di raccolta, e scolo, dei reflui “depurati” (ma non sempre) dall’impianto di Contrada Canalicchio, ne sia la prima e più importante causa con i suoi circa 6 milioni di metri cubi annui di acque convogliate a mare lo si sa da anni. E da anni si sente ripetere il solito refrain: “Anche se fossero davvero depurati i reflui causerebbero i fenomeni di eutrofizzazione tipici di un bacino chiuso; gli interventi risolutivi non si possono far attendere; sono a rischio anche gli ecosistemi vicini come quelli della riserva Ciane Saline” e via in un interminabile cahiers de doléances.
A cercare di fare definitiva chiarezza sulle criticità del nostro sistema idrico – sia per quanto riguarda la depurazione dei reflui che per l’approvvigionamento idrico (pozzi insalinati, acqua solo parzialmente potabile, ecc) – nel dicembre scorso si è tenuto un importante convegno organizzato da Lealtà & Condivisione dopo il quale ci si aspettava un cambio di passo, in primis da parte dell’Amministrazione Comunale; eppure, almeno per quanto ufficialmente si sia saputo, nulla è stato fatto.
Un grave errore perché sembrerebbe proprio questo il momento giusto per segnare una svolta, per finalmente andare a risolvere problemi annosi le cui possibili soluzioni, come si è detto a dicembre, esistono già mentre “a mancare è solo la volontà politica”.
L’occasione di metter mano all’intero sistema idrico potrebbe/dovrebbe infatti essere “semplicemente” l’espletare le procedure previste dalle nuove norme soprattutto ora, dopo i chiarimenti della Corte Costituzionale relativi ad alcuni aspetti della legge siciliana.
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I ritardi, fin qui accumulati nell’obbligatorio aggiornamento dei Piani d’ambito, sono come sempre incredibili. Impossibile ripercorrere sinteticamente qui quanto accaduto dalla promulgazione della legge regionale n.19/2015, il nuovo punto di ripartenza, in relazione agli aspetti più specificatamente giuridici; meglio partire dallo stato di fatto.
La legge regionale 19/2015 ha fissato (rifissato perché era già così) in nove gli ATO (ambiti territoriali ottimali), coincidenti con i confini delle ex province, e ha posto quale loro organo di governo le ATI (assemblee territoriali idriche, quella di Siracusa si è data uno statuto nell’aprile 2016) con un primo obbligo: appunto l’aggiornamento del Piano d’Ambito.
Per assolvere a tale compito il Comune di Siracusa, come da mandato dell’ATI previa una specifica convenzione, ha indetto una gara pubblica per assegnare l’incarico di progettazione. Ne è risultato vincitore, grazie al maggior punteggio ottenuto per il ribasso del 29,40% rispetto agli 80mila euro fissati nel bando (il primo rti si è fermato al 12,50% sebbene avesse ottenuto migliori punteggi per tutti gli altri profili) il raggruppamento temporaneo di imprese Laboratorio Utilities Enti Locali srl, costituito da due società di Bologna.
Bene! Nonostante la gara espletata, dal luglio 2018 la procedura è rimasta “sospesa” e per quel che ci risulta l’amministrazione comunale non ha neanche mai adottato il provvedimento formale di aggiudicazione rischiando una condanna, se il rti aggiudicatario avesse fatto causa, per la mancata definizione della gara entro termini ragionevoli.
A paralizzare l’intero processo ci sarebbero stati paradossalmente il pensionamento del RUP incaricato delle procedure di appalto, non meglio specificate problematiche di ordine organizzativo e motivi “di ordine strettamente amministrativo e contabile”. In realtà sembrerebbe che le due amministrazioni, la comunale e la provinciale, sebbene avessero stipulato una convenzione ad hoc (Giunta Garozzo), non siano state in grado di strutturare il servizio assegnando personale e risorse. Per la responsabilità di chi non è chiaro.
A un rapido esame il sito ufficiale dell’ATI si presenta come una scatola vuota ed è d’altra parte lo stesso commissario Azzarello a mettere nero su bianco che l’ATI “non dispone di una struttura tecnico-amministrativa-contabile né di personale per gli atti di gestione che si occupi del procedimento”!
Tutto fermo quindi a Siracusa mentre intanto, nell’agosto 2019, il Ministero dell’Ambiente pone quale termine per l’affidamento del Servizio Idrico Integrato a regime, nel rispetto dalla normativa comunitaria e nazionale vigente, il primo gennaio 2021, condicio sine qua non per utilizzare le risorse finanziarie programmate allo scopo per il periodo 2021/2027 e conseguentemente, nel dicembre 2019, la Giunta regionale autorizza l’uso dei fondi del Patto per il Sud, pari a due milioni di euro, per i nove ATO. Di 159.689 euro la somma spettante all’ATO di Siracusa.
Da tale perdurante inadempienza del Comune di Siracusa la necessità per il governatore Musumeci di nominare, il 30 gennaio scorso, il commissario ad acta Giorgio Azzarello: sua mission provvedere, entro il 31 luglio, alla redazione o aggiornamento del piano d’ambito, necessario per il successivo affidamento a un gestore unico e trasmetterlo, una volta redatto, all’assemblea dei sindaci presieduta dal sindaco di Siracusa Francesco Italia per l’approvazione entro 30 giorni o, in sua mancanza, approvare egli stesso il documento. Termini, come è evidente, già inutilmente trascorsi.
In teoria! In realtà, le cose sono andate un po’ diversamente. Il 18 giugno scorso infatti il commissario Azzarello ha delegato nuovamente al Comune di Siracusa l’affidamento per l’incarico di progettazione dopo però aver contattato egli stesso, il 22 maggio, la società individuata come potenziale aggiudicataria nella gara del 2018 e averne acquisito la disponibilità a riprendere da dove si era rimasti alle stesse condizioni.
Tutto risolto allora? Neanche per sogno, e d’altra parte ci sfugge il perché dovrebbe risolversi ora ciò che non è riuscito due anni fa. Si procede a rilento. Di concreto c’è solo la nomina, il 26 giugno scorso, del nuovo Direttore Generale dell’ATI nella persona del dottor Lorenzo Milazzo, ingegnere capo del settore Affari tecnici del Comune di Solarino. Per il resto – al di là di altri problemi che pare si siano riscontrati nell’individuare le “giuste competenze” per realizzare un vecchio progetto nato nell’ambito delle strategie atte a fronteggiare il dissesto idrogeologico della zona Pantanelli -, per saperne di più restiamo in attesa delle risposte alle domande che abbiamo già rivolto all’assessorato comunale competente.
Nel frattempo registriamo le iniziative del deputato regionale del M5S Stefano Zito che ha effettuato in questi giorni un controllo sullo stato dei canali di deflusso delle acque nell’area ex Carrefour preoccupato sia per i danni provocati a Palermo dal recente nubifragio, di monito per Siracusa, sia per i nuovi episodi di inquinamento nel Porto Grande.
“Troppi ancora gli adempimenti da compiere – ha commentato il deputato che ha anche predisposto un accesso agli atti per capire meglio cosa l’Amministrazione stia facendo -. Conclusa la procedura, chiaramente alla società aggiudicataria servirà del tempo per consegnare gli elaborati nei termini previsti; sarà poi necessario arrivare all’approvazione del Piano d’Ambito e quindi avviare e completare la gara per individuare il nuovo gestore del servizio idrico integrato, condizione imprescindibile per i finanziamenti del 2021-2027. Difficile pensare che, come vorrebbe la norma, si riesca a far tutto entro il primo gennaio 2021. Noi abbiamo intenzione di seguire in prima persona tutto l’iter perché i ritardi sono divenuti ormai intollerabili. Vorremmo che questa fosse l’occasione per affrontare una volta per tutte le criticità del nostro sistema idrico sia per quanto riguarda l’approvvigionamento della risorsa acqua, che deve essere potabile per tutti e non solo per pochi quartieri della città, sia per quel che concerne la depurazione. Un recente sopralluogo ci ha lasciati perplessi in relazione ad alcuni profili. Contiamo tra l’altro su un percorso condiviso anche con le altre forze politiche che si sono dimostrate più sensibili alla problematica che naturalmente non riguarda solo il capoluogo ma l’intero territorio siracusano”.

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