L’assenza del Consiglio Comunale rappresenta un vuoto di democrazia? Continua la nostra intervista multipla, oggi è la volta di Salvo Adorno, segretario provinciale del Partito Democratico

Diamo per scontato che la mancanza di una rappresentanza popolare riconosciuta e l’assenza di un luogo istituzionale dove dibattere e decidere la gestione di una città rappresenti un indubbio limite, almeno in linea di principio. Ma guardiamo alla realtà, nello specifico, a cosa e perché è successo, e alle conseguenze.

 

Senza Consiglio Comunale questa città, oggi, viene veramente penalizzata? E come, quanto, in cosa?

Non ho dubbi che la mancanza del Consiglio Comunale rappresenti un limite alla democrazia, perché viene meno la funzione del controllo. Il fatto è che nel caso specifico di Siracusa è stato il Consiglio Comunale a scegliere di autoeliminarsi con un voto di bocciatura al Bilancio. Lo ha fatto – se dobbiamo credere alle parole dei protagonisti – nella piena consapevolezza delle conseguenze del suo gesto politico, anche in presenza di una legge ambigua e paradossale. Quindi il Consiglio Comunale ha scelto autonomamente e con consapevolezza non solo di auto sciogliersi ma anche di rinunciare alla sua funzione di controllo.

Secondo alcuni potrebbe invece dimostrarsi (almeno in certe situazioni) un bene, un vantaggio, un risparmio economico. Una opportunità per svincolarsi da lacci e laccetti, inutili dibattiti, procedure e condizionamenti da partiti se non da  singoli consiglieri per velocizzare procedure e realizzare programmi. Lo ritiene possibile?

Se sarà meglio o peggio, lo diranno i fatti. Certamente la responsabilità della buona amministrazione oggi ricade tutta sul Sindaco, sulla giunta e sugli uffici. Dovranno moltiplicare la capacità di ascolto nei confronti della città che non sarà più mediata dal Consiglio. Dovranno assumersi l’onere gravoso di una comunicazione diretta con gli interessi legittimi e con le parti politiche. Io preferirei mille volte l’interlocuzione con un consiglio rissoso ma istituzionalmente riconosciuto alla mancanza della sua mediazione nei confronti della realtà. Ma ripeto è il consiglio che si è auto eliminato. Il sindaco si trova in una posizione di necessità non di scelta.

Le reiterate richieste al sindaco di dimissioni, gli appellativi a lui rivolti (Podestà, Monarca, Un uomo solo al comando …) addirittura il ricorso legale avanzato da alcuni consiglieri rappresentano azioni obiettive ed opportune? Gli autori le avrebbero poste ugualmente se invece di questo sindaco ci sarebbe stato un loro rappresentante? Potrebbe sembrare un ulteriore colpo di coda di chi battuto dalle elezioni, dai ricorsi, dalle sentenze, non vuole arrendersi né accettare le ragioni di una sconfitta? Il sindaco Italia sta approfittando di questa opportunità o cercherà un reale e proficuo confronto con la Città? Meglio che si dimetta?

Guardo con molto distacco alle narrazioni politiche che si costruiscono in città. Solo qualche anno addietro Garozzo veniva descritto come il capo malfamato del Sistema Siracusa, poi si scoprì che il vero Sistema Siracusa era quello che attaccava Garozzo, il quale sua volta aveva resistito a garanzia della legalità. Un paradosso della comunicazione che ha inquinato drammaticamente la vita politica cittadina. Oggi abbiamo il sindaco “Monarca”, ma chi gli ha dato lo scettro assoluto sono proprio gli stessi consiglieri che lo accusano. Il Sindaco deve solo fare uno sforzo sincero di condivisione dei programmi e delle scelte e smontare così la narrazione che l’opposizione gli vuole cucire addosso. Se posso dargli un consiglio deve eliminare ogni traccia di autoreferenzialità, per togliere ogni alibi agli avversari. Per il resto procedere svelto e determinato nel programma di governo. La città ha bisogno di riforme a partire dalla rigenerazione della macchina amministrativa, per passare ai temi della mobilità, della sostenibilità ambientale e del welfare.  Su questo l’amministrazione si deve confrontare e poi deve decidere.

 Spesso il Consiglio Comunale, da più parti, è stato accusato di non lavorare, di essere costituito da incapaci o ignoranti, di sprecare soldi pubblici (le tristi vicende dei gettoni di presenza finite sulle cronache giudiziarie e dello spettacolo). Ora è diventato improvvisamente l’unico baluardo a difesa della democrazia? È così? Si può partecipare e contribuire alla gestione amministrativa e politica di una città anche senza Consiglio Comunale? In che modo? Le Leggi e lo Statuto Comunale consentono la possibilità della partecipazione dal basso, sarà sufficiente? Quale forma, tra quelle proposte in questi giorni, o da proporre, le appare più valida?

Lo statuto comunale prevede molte forme di democrazia partecipativa, che andrebbero tutte attivate. Per il resto i partiti e i movimenti che erano presenti in giunta devono dimostrare di essere in grado di assumersi fino in fondo il ruolo di rappresentanza degli interessi diffusi della città. Paradossalmente questa situazione può rigenerare il ruolo politico dei partiti come elaboratori di idee e come strumento di partecipazione. Per quanto mi riguarda, il Partito Democratico accetta questa sfida e si muove in questa direzione.

 

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