Si allontana la possibilità, il sogno, che la città di Siracusa ritorni nella piena disponibilità di un’area che sarebbe fondamentale per la riqualificazione dell’intero Porto Grande attraverso la smilitarizzazione dell’ex idroscalo De Filippis. Ancora una volta, con una sorta di diktat che non tiene in alcun conto, e proprio non se ne comprendono i motivi, le esigenze urbanistiche della città, lo Stato Maggiore dell’Aeronautica ha ribadito la sua “volontà” di continuare ad “utilizzare” in via esclusiva tutta l’area, pur se sottoutilizzata da anni, perché essa “allo stato attuale, mantiene una connotazione strategica ed è oggetto di programmi di riqualificazione”.
È questo quanto scritto nella risposta fornita il 23 luglio a una interrogazione presentata al Ministero della Difesa dal deputato del M5S Paolo Ficara.
Eppure, quando nel luglio del 2019 è stato accantonato il progetto di realizzarvi la nuova sede della Caserma dei Carabinieri, ritenuta non idonea per alcune “criticità” rilevate – dopo che anni addietro se ne era prospettata la possibilità (a proporlo nel 2014 il sindaco Giancarlo Garozzo), nel 2017 si era sottoscritto il protocollo d’intesa tra regione e comando legione carabinieri Sicilia e persino individuate le risorse necessarie –, si sono riaccese le speranze di un nuovo destino per l’ex idroscalo.
E proprio sull’onda di questa prospettiva, nel dicembre successivo, dal gruppo promotore della “smilitarizzazione (parziale o totale) dell’area” coordinato dal professore Roberto Fai, che nel 2008 per primo ha sollevato la questione, in un convegno all’Urban Center, molto partecipato per l’interesse generale della cittadinanza sul tema, è stato presentato un progetto di riqualificazione dell’area considerata “un vettore urbano di alta centralità estetica, culturale, turistica della città”.
“Il volto urbano del water front di Siracusa assumerebbe un fascino senza precedenti” si è detto.
Nel maggio scorso è sembrato che mancasse davvero poco per raggiungere l’obiettivo. Secondo il neonato Comitato di riqualificazione urbana di Siracusa, nel corso di una visita guidata nell’area, si era compreso che anche all’interno delle Autorità militari nazionali fosse maturata l’idea che, “pur parzialmente e rispettando quegli spazi vitali minimi necessari alla sussistenza e funzionalità del sito militare ridimensionato”, l’itinerario avviato dalla proposta di parziale smilitarizzazione dell’area potesse rappresentare “un obiettivo comune cui lavorare, per offrire a Siracusa un’ipotesi di significativa riqualificazione del suo assetto urbano”.
Favole! L’area ha ancora “valore strategico”! Quale non è dato sapere perché evidentemente i cittadini, effettivi proprietari di quel bene, non hanno diritto di conoscere i piani militari, i programmi di “riqualificazione” che asseritamente si intendono elaborare. A noi sembra invece che le ragioni addotte dallo Stato Maggiore non siano altro che una motivazione apparente, oltremodo criptica, che non dà conto compiutamente, come dovrebbe, delle ragioni militari ritenute prevalenti rispetto agli interessi della città di Siracusa.
“C’è da restare stupiti da questa notizia – ha commentato Roberto Fai -. È da tempo che l’esigenza di una smilitarizzazione anche parziale della vasta area s’è fatta strada nel corpo sociale e tra gli ambienti politici, istituzionali e parlamentari di tutti i partiti, di fronte al residuale ruolo “militare” – che oramai data da qualche decennio –, viste peraltro le poche decine di persone (tra militari e civili) che continuano ad operare dentro la struttura dell’ex Idroscalo. Rispondendo all’interrogazione dell’on. Ficara – che alla Camera provava a rivendicare per la città orientamenti divenuti molto solidi, tendenti alla smilitarizzazione, ancor più dopo il venir meno della Caserma dei Carabinieri –, il Sottosegretario alla Difesa, on. Giulio Calvisi, si è limitato pedissequamente a riportare il punto di vista dello Stato Maggiore dell’Aeronautica, secondo cui l’intera area “De Filippis” dell’ex Idroscalo manterrebbe appunto una connotazione strategica e programmi di riqualificazione. Non è nostra intenzione addentrarci nelle valutazioni “strategiche” perseguite dalle Istituzioni militari del paese. Qui intendiamo rilevare e segnalare l’esigenza di un radicale cambio di paradigma – ancor più, a seguito della “vicenda Covid19” che impone un serio rilancio civile, produttivo e “strategico” del paese, anche a partire dalle città –, a partire dal quale diventa prioritario mettere al centro le necessità maturate nei territori, facendo sì che tutte le Istituzioni principali possano imprimere decisioni innovative di governo urbano. L’idea – un po’ pasticciata e poco produttiva –, da poco venuta meno, secondo cui in quell’area potesse starci dentro la Caserma dei Carabinieri (che ha finalità e scopi di altro rilievo), torni adesso a rappresentare un luogo di riqualificazione strategica militare, sembra dare l’impressione di un «occasionalismo» che rischia di mortificare la prioritarie esigenze della città. C’è da augurarsi che partiti, parlamentari, forze sociali e produttive e lo stesso Sindaco riescano a far sentire al Governo nazionale e al Ministro della Difesa Guerini, la voce della città, affinché la vasta area di via Elorina, pur salvaguardando le residuali finalità militari autonome, possa consentire un progetto di smilitarizzazione con al centro il ruolo del Comune e l’idea di una riqualificazione di notevole spessore civile”.

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