Un siracusano da serie A

In questi tempi di post Covid, che giocoforza e in ogni settore ha costretto tutti a un periodo di vacche magre of course, ci arriva in soccorso una notizia che – da siracusani – ci ridà una boccata d’aria fresca: con un comunicato ufficiale dello scorso 10 luglio, il Consiglio federale della FIGC ha prorogato e confermato per un altro anno l’incarico di garante per la sicurezza e la regolarità delle gare durante il loro svolgimento, al siracusano doc Antonio (detto Tony) Cavallaro, 54 anni, Ispettore di Polizia in servizio presso il Commissariato di Priolo Gargallo.
Noi della Civetta lo abbiamo raggiunto, e chi vi scrive si vanta pure di condividere con il personaggio un sentimento di amicizia che dura dalla fine degli anni ’80, quelli cioè che ci hanno visti entrambi protagonisti sui campi polverosi della provincia siciliana, in quanto colleghi arbitri di calcio della Sezione AIA di Siracusa. Anche se il buon Tony Cavallaro, classico gentleman d’altri tempi, è riuscito in quel contesto a conseguire risultati ben più prestigiosi del sottoscritto, arrivando fino alla Can D.

Buongiorno Tony, e complimenti vivissimi per la tua riconferma nel delicato compito di Commissario di campo per la Procura della FIGC
Grazie. Apprezzo molto questi complimenti, soprattutto perché sono dovuti alla serietà del mio operato e all’impegno che metto in tutto ciò che faccio.

E questo non lo metto in dubbio, visto che ho anche la fortuna di conoscerti. Tu sei in Procura dal 2012. Ti aspettavi questa notizia? O la cosa ti ha sorpreso, oltre che inorgoglirti, come supponiamo?
Hai ragione, la cosa mi inorgoglisce molto, perché fa sempre molto piacere essere riconfermati, soprattutto perché mi piace l’ambiente e quello che faccio.

E tu in questo ambiente ci sei da una vita. Quali sono stati gli aneddoti più curiosi o pericolosi della tua attività nella Figc?
Tu sai meglio di me che ogni partita ha una storia a sé, ma senza dubbio il derby Siracusa – Catania riserva sempre mille sorprese, e non sempre piacevoli. Ricorderai il rigore di Lodi, il palo e poi il goal segnato sulla ripresa dello stesso giocatore, inizialmente convalidato dall’arbitro, ma poi annullato su segnalazione del suo assistente. Ricordi che caos che si creò in campo e sugli spalti…

Certo, come no. Un errore degno di categorie minori, che rischiò di far scoppiare un pandemonio. E quindi mi par di capire che il tuo ruolo sia fondamentalmente quello di “trovarsi lì” in situazioni come queste, per tentare di scongiurare il peggio
Esatto, il nostro ruolo è esclusivamente di controllo e possiamo (e dobbiamo) solo garantire la regolarità delle partite.

E per far ciò al meglio ti aiuterà senz’altro la tua esperienza lavorativa, visto che in più sei anche un Ispettore di Polizia. Quanto conta la tua esperienza in tal senso, unita a quella passata come arbitro di calcio? Ti è servita? O adesso è tutta un’altra cosa?
Sicuramente contano entrambe le cose, perché certamente aver fatto l’arbitro ti aiuta a decifrare i momenti difficili delle gare e a leggere in anticipo le dinamiche in campo. Ma naturalmente arbitrare è tutt’altra cosa.

Per quanti anni hai fatto l’arbitro?
Dal 1984 al 1998, con 5 anni di Can D. E poi sino al 2010 come tesserato AIA

E per finire parlaci liberamente di questo ambiente, di come potrebbe migliorare, dacci – se puoi – il tuo punto di vista personale sul movimento calcio in Italia, soprattutto in questo frangente, che si trova ad affrontare un delicato percorso di ripartenza, dopo l’uragano Covid.
Il calcio, come tutti i settori, oggi sta attraversando una grossa crisi economica, soprattutto per quel che riguarda i club minori, quelli cioè della Lega Pro e Dilettanti. E naturalmente questa terribile pandemia non ha fatto altro che peggiorare la situazione: pioggia sul bagnato. Prendiamo il Potenza, per esempio, che vive la paradossale situazione di rischiare il fallimento dopo esser stato addirittura vicinissimo alla promozione in serie B, prima della lunga sosta. Quindi, a mio avviso, per riorganizzare tutto il movimento Calcio in Italia bisogna prima partire con gli aiuti alle società minori, perché è tutto da lì che parte il movimento. Se muoiono le società minori, i vivai, i settori giovanili, crolla tutta la baracca. E’ da lì che bisogna ripartire. Senza il calcio nelle zone periferiche, il fenomeno in generale non può esistere.

Grazie Tony, e complimenti ancora!
Grazie a voi.

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