Notti d’estate di un docente fuori sede: una testimonianza, e un appello

Luana Aliano, presidente provinciale dell’associazione «SiciliAntica» di Siracusa, è una docente di arte, docente di ruolo per effetto delle legge 107, la cosiddetta Buona Scuola, il “fiore all’occhiello” del governo Renzi, sulla quale il nostro è un giudizio severo: tra le altre molte criticità anche, e soprattutto, per quelle messe in evidenza dalla Aliano. Questo il suo importante, e sofferto, contributo.

Fra pochi giorni, il 24 luglio, si chiuderà la possibilità di presentare la domanda di assegnazione provvisoria per il nuovo anno scolastico. Un nuovo anno che trascina con sé, ancor prima di iniziare, pesanti e nuove zavorre. A molti sono noti i problemi atavici che appesantiscono da decenni il sistema scolastico italiano, adesso ancor più aggravati dallo spettro dell’emergenza Covid, ma io, docente di ruolo per effetto delle legge 107, sento di essere stritolata in prima persona.

Come ogni anno, l’ingresso dell’estate equivale per me, e per tanti altri colleghi che versano nella medesima situazione, ad un periodo ad altissima tensione nervosa. Appartengo infatti a quel folto gruppo di docenti che nel 2015 ha ottenuto il ruolo in una sede di titolarità lontana da casa e che purtroppo non ha alcuna garanzia perché venga accolta la domanda di trasferimento. Contrariamente a quanto affermato dalla ministra Azzolina in questi giorni, il trasferimento non è stato un successo. Sono ancora moltissimi i docenti bloccati in province lontane dal comune di residenza e che, come me, hanno pochissime, se non nessuna, possibilità di prevedere un rientro a breve termine. Ciò è determinato dalla mancata aderenza alle realtà scolastiche da parte del Miur, che non apre realmente con una mobilità straordinaria ai docenti fuori sede. Il destino, economico e anche affettivo, di molte famiglie, di figli, di madri e di padri, è ancora una volta assegnato a numeri, lontani della vita concreta, ad una percentuale che non riesce a garantire il giusto equilibrio fra i posti disponibili per i nuovi immessi in ruolo e i trasferimenti interprovinciali.

All’inizio di questa nuova avventura di docente di ruolo a soli 37 anni (un record in Italia) non avevo ben compreso la portata dei problemi di un lavoro a tanti chilometri di distanza da casa. Oggi però sono mamma di un piccolo ometto di tre anni e mezzo e vivo questa condizione lavorativa da fuori sede come un disastro. Sono grata di avere un lavoro stabile e remunerato, sono grata che mi sia stata concessa la possibilità di svolgere una professione che sento di amare, ma sono anche convinta che il mio Paese stia calpestando dei diritti inalienabili per ogni famiglia. In Italia sembra si sia trasformata in legge una complicata prassi che ha visto per decenni i giovani insegnanti del Sud “fare la valigia di cartone” [Azzolina cit.] e raggiungere il Nord. Tralasciando al momento anche la questione relativa alle reali forze esercitate sul campo per rendere dignità al comparto scuola nel Meridione d’Italia, non credo sia ammissibile che donne e uomini, madri e padri maturi debbano allontanarsi dal nucleo familiare e sparpagliarsi per le provincie italiane come chicchi di grano lanciati al vento, senza un reale piano di rientro. Si, è questo il paragone che ogni volta mi viene in mente quando ripenso alle modalità con cui i docenti sono stati assunti nel 2015, sotto l’effetto di un poco noto algoritmo, che ha visto componenti di una stessa famiglia, magari con figli, per di più minorenni, arruolati in luoghi diversi e lontani.

Io ad esempio, dopo aver trascorso il mio primo anno, l’anno di prova a Tolmezzo in provincia di Udine, sono stata coattamente trasferita in Sardegna a Tempio di Pausania! Quando mi arrivò la mail con la comunicazione dell’esito della richiesta obbligatoria di trasferimento, prevista dal piano di assunzione della legge 107, ero all’ottavo mese di gravidanza e inizialmente non avevo neanche capito di non trovarmi più a Udine, perché mi sembrava inverosimile che venissi spedita in un luogo senza che io lo avessi inserito fra le preferenze. Eppure era così. Mentre io dalla Sicilia, dopo un passaggio a Udine, venivo trasferita in Sardegna, un collega sardo, della mia stessa classe di concorso, si spostava a Viterbo mentre la moglie cambiava provincia ma restava in Sardegna. Storie inverosimili, fra le quali forse la mia è la meno complessa.

Nonostante diversi appelli ai diversi ministri succedutisi al Miur, oggi il “mio gruppo di docenti fuori sede” è invisibile allo Stato. Siamo un problema risolto perché docenti di ruolo. Eppure io mi rivolgo ancora alle istituzioni, fiduciosa, perché credo nello Stato e perché credo che sia possibile avviare un dialogo costruttivo. Un dialogo in cui la Politica riesca a ad ascoltare e farsi portavoce dei reali problemi che incombono sulle famiglie italiane, di cui il “mio” è un esempio fra molti. Se nel 2015 per il piano di assunzione straordinario si fosse tenuto conto delle soluzioni gridate dai territori, dai docenti, forse non si sarebbe palesato questo scenario; sarebbe bastato lavorare con maggiore lentezza, raziocinio, e sensibilità, sugli organici scolastici e probabilmente molte famiglie non avrebbero dovuto fare i conti con un impoverimento economico e affettivo. Ma con i “se” e con i “ma” non si si è mai scritta la storia e adesso non mi resta che attendere la fine delle operazioni svolte dai diversi uffici scolastici. Quasi fatalmente, si apprenderà il destino avverso o propizio per il nuovo anno scolastico. E durante le notti insonni accanto al misterioso e laborioso Miur, che da cinque estati si accomoda sfrontatamente sul mio giaciglio, avrò un nuovo ospite, Il Covid-19. Non sarebbe forse stato un bene garantire ai docenti fuori sede un anno in assegnazione provvisoria? Ciò avrebbe limitato gli spostamenti fra regioni, garantendo maggiore sicurezza in termini di salute e, non in ultimo, in chiave economica.

Da leggere

Siracusa, la paralisi di una generazione: viaggio tra declino demografico, record di scoraggiamento ed esodo dei giovani laureati

1. Le fonti della crisi Questo viaggio nei numeri della condizione giovanile a Siracusa è …

COLLABORA CON NOI

SIRACUSA DIFFERENZIA

IL BAR SOTTO IL MARE

Migranti

homepage

Lavoro

I Diari della Quarantena

La Civetta in gabbia

La parola ai lettori

Articoli recenti

VIDEO

Commenti recenti