L’assenza del Consiglio Comunale rappresenta un vuoto di democrazia? Il terzo intervistato è Prospero Dente, giornalista, Segretario provinciale Assostampa

Diamo per scontato che la mancanza di una rappresentanza popolare riconosciuta e l’assenza di un luogo istituzionale dove dibattere e decidere la gestione di una città rappresenti un indubbio limite, almeno in linea di principio. Ma guardiamo alla realtà, nello specifico, a cosa e perché è successo, e alle conseguenze.

Senza Consiglio Comunale questa città, oggi, viene veramente penalizzata? E come, quanto, in cosa?

In rappresentanza, in partecipazione. Il Consiglio comunale è la sintesi delle due cose. I cittadini eleggono i propri rappresentanti e partecipano, con loro, alla gestione della cosa pubblica. Che è la propria città. È un luogo dove possono ritrovarsi loro stessi, assistendo ai lavori e, in alcuni casi, esponendo proprie osservazioni, proposte e dissenso nei casi dei Consigli aperti.

Secondo alcuni potrebbe invece dimostrarsi (almeno in certe situazioni) un bene, un vantaggio, un risparmio economico. Una opportunità per svincolarsi da lacci e laccetti, inutili dibattiti, procedure e condizionamenti da partiti se non da  singoli consiglieri per velocizzare procedure e realizzare programmi. Lo ritiene possibile?

Non credo possa bastare questo a salvare i nostri bilanci. Non credo neppure ad un Consiglio che sia soltanto un peso per chi amministra o uno strumento di pressione o condizionamento dei partiti. Non ho mai amato le banalizzazioni. Ritengo il Consiglio comunale come il luogo più alto della politica locale. I parlamenti, e questo è il “parlamentino” della città, tiene dentro tutto: i valori nobili della politica e quelli peggiori. Se un ruolo resta, è proprio quello di poter essere argine della mala politica

I consiglieri comunali sono vittime di una Legge sbagliata, di un complotto o di ignoranza? Dato che lo scioglimento è una eventualità prevista e regolamentata dalla Legge, perché non accettarlo come conseguenza naturale di una libera scelta invece di gridare allo scandalo e cercare scorciatoie, è corretto e  logico cercare di tornare indietro? Era, almeno questo, un C.C. da rimpiangere?

Penso che quei consiglieri siano arrivati consapevolmente allo scioglimento. Non è possibile credere ad una manifesta ignoranza di tutti loro. Potrei concedere l’attenuante ai più giovani, ma nell’ultimo Consiglio c’erano persone navigate. Da una parte e dall’altra. Qualsiasi legge dovrebbe intanto tutelare i cittadini. Il Consiglio comunale, piaccia o non piaccia, è un luogo di democrazia. Che poi ci siano quelli che la vivono e altri che la calpestano è un problema che riguarda ognuno di noi.

Le reiterate richieste al sindaco di dimissioni, gli appellativi a lui rivolti (Podestà, Monarca, Un uomo solo al comando …) addirittura il ricorso legale avanzato da alcuni consiglieri rappresentano azioni obiettive ed opportune? Gli autori le avrebbero poste ugualmente se invece di questo sindaco ci sarebbe stato un loro rappresentante? Potrebbe sembrare un ulteriore colpo di coda di chi battuto dalle elezioni, dai ricorsi, dalle sentenze, non vuole arrendersi né accettare le ragioni di una sconfitta? Il sindaco Italia sta approfittando di questa opportunità o cercherà un reale e proficuo confronto con la Città? Meglio che si dimetta?

La richiesta di dimissioni non può prescindere da questioni politiche e amministrative. Lo incalzino sui provvedimenti, sui programmi. Se il Consiglio è il luogo alto della rappresentanza non significa che tutto si esaurisca al quarto piano di palazzo Vermexio. Fuori si partecipa, si è cittadini comunque, anche se hai perso le ultime elezioni. Ognuno di noi è un pezzo di politica. La stessa cosa sarebbe accaduta anche se il primo cittadino fosse stato della parte opposta. Ci sta. Bisogna comprendere che qualcuno possa anche non accettare la sconfitta, ma confido sempre nel buon senso di chi vuole essere protagonista in politica quando è armato di volontà e ideali veri. Il sindaco non si dimetterà se non perché, da candidato alle Politiche, glielo imporrà la norma qualche mese prima. Non credo che Italia, insieme a chi lo affianca, sia talmente sprovveduto da non pensare alle maggiori difficoltà di amministrare senza un Consiglio comunale. Sei da solo e non ha nessuno con il quale dividere le responsabilità. Non lo invidio.

Spesso il Consiglio Comunale, da più parti, è stato accusato di non lavorare, di essere costituito da incapaci o ignoranti, di sprecare soldi pubblici (le tristi vicende dei gettoni di presenza finite sulle cronache giudiziarie e dello spettacolo). Ora è diventato improvvisamente l’unico baluardo a difesa della democrazia? È così? Si può partecipare e contribuire alla gestione amministrativa e politica di una città anche senza Consiglio Comunale? In che modo? Le Leggi e lo Statuto Comunale consentono la possibilità della partecipazione dal basso, sarà sufficiente? Quale forma, tra quelle proposte in questi giorni, o da proporre, le appare più valida?

Dico subito che, per me, un modello di shadow cabinet in salsa britannica sia impercorribile nella nostra realtà. Un governo ombra può mettere insieme solo chi è libero da certe attese. Apprezzo il tentativo, mi piace, ma non credo saranno molti quelli disponibili a spendersi in questo modo. E non credo sia legato (non siamo così tristi) al mancato gettone di presenza. Per molti non ci sarà il riconoscimento istituzionale di tutto questo e la mancanza di un ruolo ufficiale a qualcuno peserà. La partecipazione dal basso non deve aspettare leggi o Statuto Comunale: si fa qualcosa per la propria comunità. Non sono particolarmente innamorato delle proposte venute fuori in questi giorni. Penso piuttosto al libro che sto leggendo e che racconta quanto avvenuto a Chelsea, una cittadina del Massachusets, che all’inizio degli anni ’90 venne travolta dagli scandali. Il governatore inviò un commissario illuminato che coinvolse i cittadini nella stesura del nuovo Statuto della città. Si salvarono. Chi scrive di loro dice che “un’intera città passò dal consenso alle cosche, al consenso democratico”. Furono loro a dare una nuova “costituzione” a quella comunità. Ecco, questo è un bel sogno che qualcuno ha avverato.

 

Da leggere

SERIE D, ESORDIO VINCENTE E CONVINCENTE DEL SIRACUSA

Tribuna Centrale non praticabile, quindi tutti in quella Laterale, pochi i tifosi in Gradinata, Curva …

COLLABORA CON NOI

SIRACUSA DIFFERENZIA

IL BAR SOTTO IL MARE

Migranti

homepage

Lavoro

I Diari della Quarantena

La Civetta in gabbia

La parola ai lettori

Articoli recenti

VIDEO

Commenti recenti