La stessa Amministrazione Comunale conferma la volontà di vendere una parte del complesso monumentale di San Filippo Neri (sede storica del Liceo Gargallo). La Soprintendenza ha autorizzato?

Non vogliamo polemizzare con l’assessore Fabio Granata, sia perché non riteniamo utile farlo, sia perché in fondo, nel suo comunicato sul “Gargallo in vendita”, sembra voler rispondere solo a Enzo Vinciullo e non ad altri.
Ma al nostro articolo, intitolato “È certo: l’Amministrazione Comunale ha posto in vendita una parte del Liceo Gargallo, antico complesso conventuale” ha lasciato un commento: “Siete certi solo voi…” che ci autorizza a intervenire (e comunque lo avremmo fatto in ogni caso data la rilevanza della questione).
Per quello che ci risulta, e che avevamo scritto, non solo sopra l’immobile in vendita c’erano aule del Liceo ma anche, certamente, negli anni sessanta da via Vittorio Veneto si accedeva all’istituto, era un altro ingresso e pertanto sua “parte funzionale” (per rispondere all’affermazione dell’assessore: “I locali interessati alla dismissione non hanno mai, dico mai, fatto parte funzionale del Liceo Classico Tommaso Gargallo”).
Ma ovviamente, e l’assessore lo sa bene, benissimo, non è questo che rileva. Anzi: rileva ben poco.
Come, ahimè, dice lui stesso: “Essi sono una quota non del Gargallo ma del complesso monumentale di San Filippo Neri”. Appunto, il bene inalienabile, a meno che… a meno che la Soprintendenza non abbia – come pure abbiamo già scritto – attivato a suo tempo, prima che l’immobile venisse inserito nell’ultimo Piano delle alienazioni del Comune di circa due anni fa, procedure ex art. 12 del Codice dei Beni Culturali, cioè se abbia verificato “l’interesse culturale” del bene e abbia deciso che non sia da salvaguardare.
In attesa che la Soprintendenza, colpevolmente assente dalla questione in discussione, dica la sua, noi avanziamo l’ipotesi (questa volta non la certezza perché “mai dire mai”) che ciò non sia accaduto e che, come già detto, a prescindere dall’uso che si è fatto dei locali – “magazzini, poi sede della Croce Rossa e infine deposito della Carrozza del Senato. Da anni sono stati dati in concessione onerosa a un laboratorio scenografico e teatrale” (così noi trattiamo il nostro patrimonio culturale!), essi costituiscono una parte storicamente e architettonicamente rilevante dell’antico oratorio.
Grave che l’Amministrazione ammetta di aver messo in vendita, probabilmente senza le necessarie autorizzazioni, quell’immobile: “La verità è che la dismissione interessa una piccolissima parte del medesimo complesso monumentale di San Filippo Neri” ha comunicato Granata.
Già pensare che si fosse trattato – ipotizziamo – di “distrazione”, superficialità, insipienza o altro, da parte dell’ufficio preposto riempiva di sdegno, ma così è davvero peggio.

Abbiamo chiesto a Roberto De Benedictis che, nel nostro precedente articolo sull’argomento, aveva letteralmente “dimostrato” come anche l’immobile messo in vendita sia parte dell’antico convento, di esprimere una valutazione sul comunicato dell’assessore Granata.

Ecco cosa ci ha risposto.  “È importante che l’assessore Granata abbia concordato con la mia lettura dei fatti (che ho desunto dallo studio del Piano Particolareggiato di Ortigia), e quindi con La Civetta. Al termine del suo comunicato, egli afferma infatti: “la dismissione interessa una piccola parte del medesimo complesso monumentale di San Filippo Neri ma che non ha mai fatto parte funzionale del Liceo Gargallo“.
Ed in effetti l’immobile che il Comune ha messo in vendita è una parte dell’ex convento dei padri Filippini, all’epoca in cui tutto quel complesso, con l’annessa Chiesa di San Filippo Neri, aveva una funzione conventuale (sicuramente fino al 1867). Personalmente non ho mai detto che questa porzione abbia mai fatto parte del Liceo Gargallo, ovvero sia mai stata adibita a funzioni scolastiche o ad essa connesse. Non l’ho detto perché questo, che a Vinciullo sembra il punto centrale e che Granata si affretta a smentire, è invece del tutto irrilevante. E lo è dal punto di vista politico-culturale del quale Granata dovrebbe maggiormente preoccuparsi, non già quello tecnico-edilizio.
Per capirlo, secondo me, la domanda giusta da farsi è un’altra. Cosa è censurabile? Il fatto che il Comune abbia messo in vendita un pezzo del Liceo Gargallo (cosa che non sta avvenendo) o che stia mettendo in vendita un pezzo dell’ex convento dei Padri Filippini (come Granata ammette)?
A chi importerebbe infatti se quel pezzo fosse un garage o un magazzino degli anni ’50, completamente estraneo o posticcio al monumento originario?
Il punto è che, liceo o non liceo, quello è un pezzo dell’antico monumento.

E dunque: a Granata, e a questa Amministrazione, sembra corretto aver messo in vendita una porzione dell’antico convento, sostanzialmente ben conservata e ancora perfettamente riconoscibile?

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