Annullate dal TAR Catania le delibere Asp per il Centro Autismo, ma nel “presunto conflitto di interessi”, insieme agli aspetti amministrativi, si prospettano danno erariale e risvolti penali

La sentenza del Tar di Catania, non definitiva pendendo ancora il giudizio innanzi al Consiglio di Giustizia amministrativa, ha di fatto annullato le delibere della costituzione del Centro per la diagnosi precoce dell’autismo e del reclutamento del personale, ponendo l’Asp di Siracusa di fronte all’obbligo di sospendere gli operatori reclutati e di individuare, nel contempo, soluzioni alternative per la prosecuzione del servizio e non creare un danno all’utenza.
La sentenza ha dato luogo all’annullamento dei provvedimenti dell’Azienda a seguito di un presunto conflitto di interessi tra alcuni dipendenti che operano all’interno del Centro.
A precisarlo è il Dipartimento salute mentale dell’Asp di Siracusa che confuta la notizia sulla presunta chiusura del Centro di diagnosi precoce dell’autismo. “Contrariamente alle notizie diffuse, in questa vicenda, l’Asp di Siracusa ritiene di avere agito nel rispetto assoluto delle norme e rigetta, pertanto, le illazioni su presunte responsabilità che le verrebbero attribuite rispetto a quanto si è verificato – si legge in una nota dell’Azienda – Per la prosecuzione del servizio, di fatto, attraverso l’utilizzo di personale di ruolo assegnato prontamente al Centro, si è evitata la sospensione delle attività che avrebbe significato l’impossibilità di assistere i bambini in carico con una media di circa 5.000 prestazioni l’anno. Contemporaneamente sono state avviate tempestivamente le procedure di reclutamento di nuovo personale, nominando le commissioni di selezione che sono già al lavoro e che si occuperanno di reperire le figure previste dalle disposizioni assessoriali in tema di autismo. La disciplina concorsuale impone tempi e step ineludibili che tuttavia verranno accelerati al massimo per evitare disagio ai bambini ed alle loro famiglie che comunque potranno fruire di una equipe presso l’Uoc di neuropsichiatria infantile”. (ANSA PALERMO 3 luglio)

Questa la notizia rilanciata dalla cronaca locale. Ma che cosa è davvero successo?
Sapere che dovrebbe trattarsi della risposta “ufficiale” dell’Asp di Siracusa al comunicato con cui il deputato del M5S Stefano Zito – che il 25 giugno scorso aveva chiesto sulla “presunta” chiusura del Centro un’audizione urgente in Commissione Sanità all’Ars – ha lamentato “le risposte ancora vaghe da parte dell’Asp di Siracusa in merito ai tempi di ripresa del servizio e l’assenza dell’assessore Razza” è solo il primo passo.
Per comprendere bene i fatti occorre però conoscere di quale procedimento sia l’esito la citata sentenza del 19 giugno che l’Asp sembra voler ridurre a mere “illazioni su presunte responsabilità e per la quale la precisazione che si tratta di “una sentenza non definitiva pendendo ancora il giudizio innanzi al CGA” risulta del tutto lapalissiana: qualsiasi sentenza di primo grado è solo provvisoriamente esecutiva e passa in giudicato (diventa cioè definitiva) a seguito della mancata impugnazione entro il termine perentorio previsto.
Tra l’altro, a giudicare dal comunicato di Zito, la vicenda non sembrerebbe per nulla esclusivamente di natura amministrativa: “Il Giudice amministrativo, annullati gli atti relativi ad alcune procedure selettive per il Centro Autismo a causa della violazione delle regole sul conflitto di interessi, ha ritenuto opportuno rimettere la questione alla Procura della Repubblica e alla Procura della Corte dei Conti per la valutazione dei profili di rispettiva competenza” informa il deputato.
Quindi, in più, non solo un’ipotesi di danno erariale, ma anche, a quanto risulta, risvolti penali (che, per inciso, avrebbero un proprio percorso).

Tutto si svela allora leggendo l’interrogazione presentata proprio da Zito il 26 giugno scorso per avere “chiarimenti in merito alle modalità di reclutamento di personale da parte dell’ASP di Siracusa” dal momento che la pec, inviata in marzo all’Azienda per poter prendere visione delle deliberazioni relative al reclutamento di figure professionali, da assegnare al Centro Autismo, avviato nell’autunno del 2019, non aveva avuto alcun riscontro – il deputato lamentava infatti la “reiterata violazione dell’obbligo di fornire risposte tempestive alle richieste di accesso agli atti pervenutele”. Un comportamento recisamente da stigmatizzare da parte dell’azienda sanitaria che, non essendo un’impresa privata, non ha la facoltà, bensì è tenuta a dare compiuto riscontro alle istanze di accesso agli atti che le pervengono, nel rispetto dei principi di trasparenza e buona amministrazione; obbligo ancor più stringente qualora, come nel caso di specie, l’istanza provenga da un rappresentante istituzionale della comunità -.
Non solo già nel luglio 2017 Zito, in un’altra interrogazione, aveva denunciato “l’illegittimo ricorso a procedure d’urgenza per l’assunzione di personale a tempo determinato” ma che l’operato dell’Azienda appaia “poco improntato ai fondamentali principi di trasparenza ed imparzialità” troverebbe conferma in una sentenza del maggio 2019 con cui l’Asp è stata condannata al pagamento delle spese processuali (oltre 15mila euro) “per aver illegittimamente omesso la pubblicazione sul sito web istituzionale del bando per una procedura selettiva indetta nel 2013”.
Bando illegittimo, all’Asp di Siracusa ancora selezioni ad personam” titolava il Corriere Elorino.

E arriviamo così alla sentenza del Tar Catania del 19 giugno scorso che ha annullato tutte le delibere relative alla costituzione del Centro per la diagnosi precoce dell’autismo e al reclutamento del personale a causa di un “presunto conflitto di interessi”. Certo “presunto” (nella notizia Ansa l’aggettivo ritorna come un mantra più volte) ma non esattamente, come si riporta, “tra alcuni dipendenti che operano all’interno del Centro”.

Questa la verità dei fatti.
I giudici del Tar di Catania vengono aditi da una pedagogista che, dopo oltre 5 anni di contratti a tempo determinato, ha ritenuto di essere stata in qualche modo privata della possibilità di essere stabilizzata a causa delle modalità con cui era stata riorganizzata la pianta organica del Centro.
Il Collegio non entra nel merito delle figure professionali indicate (psicologi al posto di pedagogisti) ma osserva che comunque “la Dott.ssa – omissis – ha partecipato, nella sua qualità di Direttore F.F. dell’U.O.C. di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza, alla redazione della pianta organica del reparto dalla medesima diretto e in cui prestava servizio il fratello” quando invece avrebbe dovuto astenersi.
La violazione dell’obbligo di astensione – si legge nella sentenza – costituisce una grave violazione di legge che pregiudica i principi fondamentali di trasparenza, imparzialità e buon andamento della Pubblica Amministrazione” ravvisando “la possibile configurazione del reato di abuso d’ufficio a carico di quanti abbiano partecipato al procedimento conclusosi con l’adozione dell’impugnata deliberazione n. 517 del 18 settembre 2019, ed in particolare della dott.ssa – omissis – […] qualora fosse comprovata l’intenzionalità della condotta posta in essere, nell’ottica di favorire una futura stabilizzazione di – omissis – nella pianta organica dell’Asp”.
Da qui, data “l’evidente illegittimità” (altro che presunta!) in cui è incorsa l’Asp, la decisione dei giudici di trasmettere tutti gli atti del processo alla Procura della Repubblica per gli adempimenti di competenza così come alla Procura Regionale della Corte dei Conti poiché “l’annullamento di tutti gli atti impugnati dalla ricorrente implica la configurabilità di un danno erariale consistente nelle spese sostenute per l’indizione e la gestione delle procedure di mobilità, nonché per l’assunzione del personale reclutato tramite le stesse”.
Al momento l’Asp è stata quindi condannata alla rifusione delle spese processuali sostenute dalla ricorrente (la pedagogista) liquidate “in complessivi € 1.035,00 a titolo di spese vive ed in € 7.726,04 a titolo di compensi professionali”.
La sentenza è di primo grado e vedremo quindi cosa dirà il CGA ma, se sarà confermata, l’Asp dovrà molto spiegare, non solo ai cittadini.
Intanto abbiamo capito perché per il Centro Autismo ci sono stati problemi. E non è poco.

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