Spese legali Asp. Quasi 43mila euro soltanto per due cause

Due “cospicue” parcelle di identico valore al medesimo avvocato. Non su per giù. Proprio al centesimo: 21.479,71 euro per la prima causa, 21.479,71 euro per la seconda.
Un fatto insolito trattandosi di prestazioni professionali ordinarie, di cause che, se pur da ritenersi di eguale tipologia (risarcimento danni da responsabilità medica), sono di diverso valore economico e hanno avuto di certo un proprio iter processuale.
In realtà la estrema laconicità delle sentenze, in una delle quali non è riportato neanche l’oggetto della controversia, non consente di conoscere le varie scansioni processuali ma che il valore delle cause non sia lo stesso è sicuro. E poiché i compensi professionali degli avvocati sono direttamente proporzionali a detto valore, e in questo caso la liquidazione del compenso appare molto alta, qualche domanda ce la siamo posta.
Certo, tutto è possibile, potremmo sbagliarci, ma poiché il soggetto pagatore è la pubblica amministrazione che eroga denaro dei contribuenti, e non un privato che può regolarsi come vuole, il fatto non poteva che incuriosire.
E noi ci siamo incuriositi.

Nella prima causa, G.S. cita in giudizio avanti al Tribunale Civile di Siracusa l’Ausl n.8 e il dottor A.F.
L’avvocato B.A., nell’interesse dell’Asp di Siracusa (già Ausl n.8), eccepisce il difetto di legittimazione della convenuta Asp a seguito della soppressione per legge delle vecchie USL con il passaggio alle regioni dei rapporti creditori e debitori. Eccezione, all’epoca dei fatti, assolutamente seriale e di routine.
Nella sentenza n.2268/209 del 17/12/2019 il GOT (cioè un avvocato nominato giudice onorario di Tribunale), irritualmente, non fornisce alcuna indicazione sui vari passaggi del giudizio e, senza neppure entrare nel merito, dichiara prescritto il diritto al risarcimento del danno, dichiara il difetto di legittimazione passiva dell’AUSL n.8 e compensa le spese. L’avvocato B.A., per la sua attività professionale, riceve dall’Asp, come da determinazione n.173 del 18/5/2020, la somma di euro 21.479,71.

Nella seconda causa C.G. cita in giudizio avanti al Tribunale Civile di Siracusa l’Azienda Unità Sanitaria n.8 di Siracusa e il dottor Z.E. per risarcimento danni da responsabilità medica.
Per l’azienda si costituisce in giudizio l’avvocato B.A. che chiama in garanzia la Compagnia Assicuratrice Cattolica. Viene espletata consulenza tecnica di ufficio che accerta un irrisorio danno biologico dovuto alla mancata diagnosi della patologia, danno che a fronte della richiesta di euro 1.093.677 viene liquidato dal Tribunale in euro 1.255.
Con sentenza n.1055/2019 del 30/5/2019, Z.E. e Asp n.8 vengono condannati a pagare a C.G. detta somma, che in concreto verrà poi versata dalle società assicuratrici.
L’avvocato B.A., per tale attività professionale che a noi appare priva di particolare complessità e certamente per una causa di infimo valore, riceve per compensi dall’Asp, come da determinazione n.172 del 18/5/2020, la somma di euro 21.479,71.
In altri termini, salvo che il citato professionista non abbia espletato ulteriori attività che non risultano dalle sentenze, due sole cause portano a una liquidazione di compensi pari a euro 42.959,42.

Le informazioni raccolte ci hanno così indotto a una riflessione. È vero, in via generale abbiamo gestito malissimo l’emergenza covid-19 nelle sue fasi iniziali. L’esplodere dei casi di polmonite già a fine dicembre soprattutto al nord – un dato per tutti: il 30 dicembre a Piacenza si sono registrate in una sola settimana 40 polmoniti – avrebbe da subito dovuto allertare le nostre autorità sanitarie date anche le prime segnalazioni dell’Oms.
Ma non c’è dubbio che l’altro fattore che ha causato il collasso del nostro sistema sanitario è da individuare nelle sforbiciate al nostro welfare.
Riduzione significativa degli ospedali e dei posti letto e spostamento delle risorse a favore dei privati: questa la medicina che ci ha avvelenato, che ha determinato l’emergenza.
La mancanza di presidi sanitari, tamponi, reagenti; il numero inadeguato delle terapie intensive, costosissime; l’appello a medici in pensione, o a quelli non ancora formati, a dare una mano, e così agli infermieri, in assenza di organici mai reintegrati; la necessità di trasferire i malati da Bergamo a Palermo o in Germania, e tanto altro ancora.
Si è voluto risparmiare nella nostra sanità e questi sono stati i disastrosi risultati.
Eppure, anche in piena crisi da covid-19 – se quanto raccontato non ha altre giustificazioni – dobbiamo pensare che la gestione delle pubbliche risorse non è sempre accorta, rispettosa dei sacrifici fatti dalla maggior parte degli Italiani, che hanno il sacrosanto diritto di pretendere che il loro denaro, versato per fare funzionare il nostro esoso sistema sanitario nazionale, venga speso sulla base di criteri trasparenti e di stretta legalità.
E abbiamo fatto solo due esempi. Non vorremmo però che si trattasse di un vaso di Pandora.

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