I Diari della Quarantena. Tempo sospeso

 

Abbiamo la memoria del passato, viviamo dentro l’illusione del presente e non possiamo non coltivare la speranza nel futuro.

È che io non so dove collocare questo tempo sospeso, ingabbiato tra un passato fatto di vita vissuta e un futuro incerto e sfuggente.

E mi ritrovo nella notte silente a indossare le cuffie e cercare la musica della mia vita in movimento.

Nel buio sento lo sciabordio delle onde sulle caviglie fragili, il ramo sottile di betulla che si piega alla voce del vento, trovo la voce nodosa nelle mani stanche di mio padre, il pianto imperioso di mio figlio appena nato, la banda dietro il Cristo Nero, la rabbia nella fine di un amore eterno, il fragore della stazione all’ora di punta, la corsa affannata dentro la metropolitana, la voce sicura davanti ad una platea attenta, il suono delle tazzine di caffè sul bancone del bar, il concerto delle vele spiegate verso isole bianche, il mormorio senza posa tra i banchi di scuola, il tonfo amaro della delusione che frana dolente, il canto di una piazza affollata in una mattina di luce, la voce degli sguardi rapiti dentro il museo, il cicaleccio divertito tra le vie di Cordoba, il suono dei piatti in una cena condivisa, il monito della vita che scorre dal finestrino di un treno in corsa, le vostre chitarre e il mio canto stonato, il tinnito inarrestabile del senso di colpa che tormenta l’anima, il concerto che non si dimentica mano nella mano, la vibrazione della rete di amiche che accoglie il pianto. E ancora, il rombo dell’aereo pronto al decollo, i balli frenetici al ritmo della taranta, i passi sull’erba in un giorno di pioggia, gli applausi dentro un teatro stracolmo, lo strepitio nel profumo del pane caldo, la tosse che copre l’emozione dentro le luci appena accese del piccolo cinema d’essai. 

E la musica dei viaggi stupiti attorno alla bellezza. 

Non ho trovato il suono di un abbraccio, però immagino sia lo sfiorarsi docile di corpi mentre accolgono il volo di braccia libere di planare sulla gioia degli occhi.

E il suono febbrile dei baci, quelli frementi e senza requie tra amanti che si ritrovano dopo lunghe distanze, quelli indulgenti su visi solcati dal tempo, mentre i baci che lievi s’intrecciano tra i capelli dei figli lontani risuonano come ghiaccio che si scioglie al calore del sole.

Una vita a metà, la mia, che attende di ritrovare la sua musica e prova a sentirne le note nelle parole in corsa sul bianco silente di pensieri che vagano dentro il limbo buio di questo tempo sospeso.

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