Abbiamo sentito molto spesso la frase: “sono anziani”, “avevano altre patologie”. No, non sono dei semplici numeri, sono persone che lasciano affetti, che lasciano mogli, figli e nipoti. Se ne vanno da soli, silenziosi, umili come magari è stata la loro vita. Vita segnata dalle rughe e dalla fatica. Se ne va la generazione che ha visto la guerra, l’ha combattuta, fatta di fughe e dell’odore di polvere da sparo, fughe in rifugi antiaerei o per trovare qualcosa per sfamarsi. Se ne vanno coloro i quali hanno costruito l’Italia di oggi, scavando fra macerie, mani sporche di cemento, piegato ferri, mani piene di calli, per ricostruire e rendere il futuro più roseo ai posteri, lo hanno fatto per noi. Quelli delle Fiat 500, delle notizie di guerra alla radio, della Vespa, della Lambretta, hanno visto la tv in bianco e nero, hanno visto nascere tecnologie che hanno reso la nostra vita migliore. Se ne va un pezzo di storia, una biblioteca che brucia, fonte inesauribile di conoscenza. Quelli dell’Italia del boom economico, di cui noi tutti, ormai, abbiamo approfittato impunemente senza ringraziarli a dovere. Se ne vanno i nostri nonni, l’esperienza, la resilienza, l’umiltà, la comprensione…pregi ormai andati perduti. Ci lasciano avvolti in lenzuola bianche, da soli, senza neanche un ultimo bacio, un’ultima carezza, senza essere accuditi in ospedale, senza un degno funerale, privi di un ringraziamento per tutto quello che hanno fatto per noi. L’Italia, tutta, vi ringrazierà a tempo debito, quando tutto sarà finito, per tutto quello che avete fatto per noi. Grazie.
“È tempo che sfugge, niente paura
Che prima o poi ci riprende
Perché c’è tempo, c’è tempo c’è tempo, c’è tempo
Per questo mare infinito di gente.”
-Ivano Fossati, C’è tempo

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