Banalmente, la cosa che più mi colpisce della mia quarantena è il tempo che vado sprecando.
Avevo immaginato di poter recuperare tutti gli arretrati del lavoro, studiare, leggere libri, mettere ordine, telefonare a tanti amici. Invece niente, o quasi. Le giornate volano e si susseguono a vuoto, perché, se pure mi applico, concludo un decimo di quello che avrei potuto.
Invaso e nello stesso tempo svuotato dall’unico pensiero che domina nel sottofondo: l’epidemia. Cosa sta succedendo? Cosa dicono i dati? E gli esperti? Come ne usciremo? E soprattutto, sapremo farne tesoro per cambiare questo mondo? Perché una cosa più di tutte mi martella la mente: questo virus è come la pioggia, cade su tutti, ma c’è chi ha una casa, chi un ombrello, chi niente. Rivela, una volta di più, la tremenda disuguaglianza creata del sistema economico universale che tutti noi quotidianamente alimentiamo.
Rileggo in questi giorni la “Laudato sii” di Papa Francesco, guardo alla irresponsabilità dei leader, al cinismo dei ricchi, all’egoismo degli Stati più potenti, alla nostra impotenza, se non indifferenza, e mi chiedo: cosa ancora deve accadere per farci cambiare rotta? Cosa posso fare io, che non siano gesti di mera testimonianza individuale e che non intaccano in nulla il sistema imperante?

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