STORIE EUROPEE AL TEMPO DEL CORONAVIRUS

 

L’epidemia, poi pandemia, di Cov-id 19 va affrontata e discussa non solo dal punto di vista scientifico o sociopolitico o economico: è interessante anche l’approccio sociologico, il vedere come cambia la nostra vita ai tempi del coronavirus sia per noi che per i nostri connazionali. E per gli stranieri che vivono o hanno vissuto per qualche tempo in Italia? E per gli Italiani che vivono all’estero?

Neelam S., chimica indiana, poliglotta, che ha vissuto e lavorato tra Italia (ama in particolare la Sicilia, specie Catania e Siracusa), Germania e Lussemburgo, ci racconta la sua autoquarantena – non sempre compresa da colleghi di lavoro e conoscenti -, dovuta sia all’attenzione ai dispositivi tipica dei suoi studi e del suo lavoro che al fatto di aver seguito e di continuare a seguire la situazione italiana: spesa e lavoro, smart working e laboratorio, autoreclusione per evitare il contagio; situazione simile per Margareta K., appassionata viaggiatrice, corista dalle esperienze internazionali, tedesca innamorata di Siracusa, si è chiusa a casa in autoquarantena proprio perché segue l’evolversi della situazione italiana e teme che possa ripetersi per la Germania; Savitri J., mongola ormai “siracusanizzata”, ci racconta l’esperienza del suo paese di origine, che pur confinando con la Cina, ha saputo – memore forse del suo passato, disciplinato rigore comunista? – imporre misure di contenimento del virus.

“La Civetta di Minerva” ha incontrato per voi – seguendo le regole del distanziamento sociale, ovvero via mail – la siracusana Roberta Romano, che da anni vive in Olanda e ci offre il suo punto di vista di Italiana all’estero.

Presentati ai nostri lettori: chi sei? Che cosa ti ha portato in Olanda? Che lavoro fai?

Mi chiamo Roberta Romano e sono nata e cresciuta a Siracusa. Essendo un po’ ribelle da giovane, e lo sono ancora adesso in effetti, sono andata a vivere a Bologna: L’amore mi ha portata in Olanda. Più in là si vedrà…

Lavoro da circa 20 anni per un’azienda lattiero-casearia (una multinazionale distribuita in 34 paesi sparsi nel mondo) e mi occupo della sicurezza informatica per i dispositivi elettronici e per tenere il tutto un po’ più movimentato, sono responsabile per l’AppStore interno che distribuisce app create per la nostra azienda.

Nel mio tempo libero studio, coltivo il mio orto biologico e cucino molto volentieri.

Com’è cambiata la tua vita in questo momento di emergenza da coronavirus? Raccontaci la tua giornata tipo.

Io ho seguito attentamente l’evoluzione dell’epidemia (poi proclamata pandemia) in Italia ed ho anche potuto costatare quanti olandesi siano andati a sciare proprio quando già da settimane veniva sconsigliato. Poi è arrivato il carnevale ed il virus ha iniziato ad espandersi, senza che ce se ne rendesse conto. Alla fine hanno è stata chiusa una provincia, dove sono stati accertati la maggior parte dei casi, soprattutto ragazzi reduci dalle settimane bianche e dal carnevale. Ma logicamente anche tanti anziani.

Per questo io già mi ero messa in quarantena prima che l’azienda per cui lavoro chiudesse e ci ordinasse di lavorare da casa, cosa che già facevo prima del coronavirus un paio di volte a settimana, visto anche che la mia azienda è abbastanza avanti tecnologicamente.

La cosa scioccante è stata andare al supermercato senza ancora essermi resa conto che, dopo i provvedimenti del governo olandese di chiusura delle scuole, bar, ristoranti e palestre fino al 6 Aprile, la popolazione si era riversata nei supermercati a fare incetta di prodotti alimentari e carta igienica.

In lingua nederlandese il verbo “hamsteren” (che deriva da hamster, criceto), indica l’accumulo di risorse alimentari proprio come fa il criceto che accumula tutto il cibo possibile all’interno delle sacche guanciali.

Nella foto, Irma Sluis, interprete di lingua dei segni per non udenti, durante la conferenza stampa del governo, ha tradotto così l’esortazione del governo a non accumulare provviste (“Niet hamsteren!”).

E non solo nei negozi, ma anche online. Qui siamo abituati a fare la spesa online, ma se guardi il planner – il piano consegne -, la prossima possibilità di consegna è il 16 aprile. Tutta la logistica è andata in tilt e così anche la vendita online… e così mentre in Italia si lasciavano le penne lisce sugli scaffali, qui gli olandesi lasciavano lasagne e cannelloni di cui io ho prontamente comprato qualche scatola.

Gli italiani in Olanda: qual è la percezione dell’emergenza rispetto ai connazionali? Ci sono aspetti della cultura olandese che sono venuti fuori in questo periodo?

Allora… qui in Olanda, come del resto in tutti gli altri paesi (compresa l’Italia), hanno iniziato a rendersi conto della gravità dell’epidemia un po’ tardino. Quello che è interessante è che l’Olanda ha deciso di adottare il principio dell’immunità di gregge.

Questo ha causato il panico totale tra gli Italiani in Olanda, quindi anche da qui c’è stato un esodo verso l’Italia con ogni tipo di mezzo

Per quel che riguarda i social, non riferisco cosa si scrive su Facebook nei gruppi di Italiani in Olanda, ma posso assicurarvi che è sconcertante e che ho anche smesso di leggere i messaggi postati: non bisogna sempre essere d’accordo con gli altri, ma in questi gruppi ci si scanna tra italiani stessi. È scaturito il peggio di noi stessi, senza poi parlare dei commenti riguardo l’Olanda e gli olandesi.

Io sono molto grata per le possibilitá che questo paese mi ha offerto e non sputerei mai nel piatto da cui ho mangiato soltanto perché qui regnano altri modi di pensare e fare. In fondo ho scelto io di venire a vivere qui! E come me, lo stesso lo hanno fatto molti altri Italiani che adesso lasciano il paese insultando e infierendo contro tutti e tutto.

Anch’io non sono d’accordo sul fatto che qui non sia stato ordinato il lock down, ma io faccio la mia parte stando a casa ed uscire solo per fare la spesa.

Gli olandesi sono stati disobbedienti ed hanno fatto precisamente cosa hanno fatto gli Italiani all’inizio dell’epidemia: con il primo sole primaverile tutti si sono riversati in spiaggia… questo dà l’impressione che non prendano sul serio situazioni come queste. Si vedrà, spero che tutto questo passi in fretta e che si ricominci a vivere.

Ma fino a quel momento non mi stanco di dire a tutti di stare a casa se non c’è un motivo valido per uscire.

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