Mentre Palermo difende la società pubblica, Catania apre le porte ai privati. A chi davvero giova la vendita? Cosa fanno le nostre forze politiche e imprenditoriali?
Davvero sembra che solo una qualche favorevole congiuntura astrale possa ormai fermare il processo di privatizzazione della società di gestione dell’aeroporto di Catania, una “volontà” che si lega strettamente al destino della Camera di Commercio del sud-est sin dal suo nascere a seguito della anch’essa contrastata fusione tra le camere di commercio di Catania, Siracusa e Ragusa, prima auspicata dalle forze siracusane, quando si pensava che alla sua direzione sarebbe andato Ivan Lo Bello, e poi fieramente avversata quando si è compreso che tutto sarebbe stato gestito dai rappresentanti degli interessi catanesi tramite Pietro Agen, eletto presidente.
Da tempo si sono susseguiti interventi di associazioni ed esponenti delle forze politico-imprenditoriali (anche grazie alle inchieste di alcune testate giornalistiche) che hanno in qualche modo cercato di frenare un discutibile endorsement, a vantaggio di per ora in parte occulti interessi privati, giocato su un patrimonio pubblico che sarebbe invece da salvaguardare.
Non solo infatti la Sac non è per nulla una società in perdita, anzi vola sulla crescita esponenziale dello scalo catanese di Fontanarossa, ma si tratterebbe di un’operazione in controtendenza rispetto sia al piano di investimenti per le infrastrutture decisi dal governo Musumeci (350 milioni in strutture per l’espletamento dei servizi solo per Fontanarossa) sia all’ipotizzato progetto di un sistema aeroportuale unico in Sicilia, con un solo ente gestore per eliminare sprechi e aumentare il potere contrattuale siciliano.
E cosa pensare, dato il contesto, dell’ultima novità dell’assunzione da parte della controllata Sac Service di 234 lavoratori? “L’aeroporto di Catania continua a crescere e i dieci milioni di passeggeri raggiunti nel 2019 ci spronano ad aumentare l’efficienza dei servizi” – hanno dichiarato il presidente e l’ad di Sac, Sandro Gambuzza e Nico Torrisi. “Siamo riusciti a dare all’utenza importanti risposte in termini di efficienza, e di questo dobbiamo dare atto anche a tutti i lavoratori che collaborano affinché la macchina aeroportuale marci senza problemi” ha ribadito il presidente Agen.
Impellenti allora si fanno due domande: che cosa, o chi, realmente sia dietro una privatizzazione così gravida di conseguenze per tutta la Sicilia orientale (coinvolto è anche l’aeroporto Pio La Torre di Comiso condannato alla marginalità) – c’è chi ha prospettato una misteriosa “regia unica” -, e anche a vantaggio di chi verrà finalizzata – se ci sarà, come sembra – la vendita di quote azionarie che appartengono di fatto alla comunità e all’imprenditoria siracusane poste nelle condizioni di non poter neanche decidere su ciò che di fatto appartiene loro (il cda della Sac risulta infatti privo di una rappresentanza siracusana data l’infausta decisione del commissario del Libero Consorzio di Siracusa, Carmela Floreno, di indicare un catanese) .
Tra le azioni e le dichiarazioni di chi, più o meno concretamente ed efficacemente, ha cercato di sollevare una serie di criticità, che comunque restano al momento irrisolte, registriamo però dei grandi assenti: tacciono le voci delle forze locali in particolare del centro sinistra e poco incisive ci appaiono quelle del sindacato nostrano.
La mancata concertazione di tutte le forze territoriali nel fare chiarezza su quanto sta accadendo alla Sac e alla CamCom del sud-est rischia, ancora una volta, di penalizzare pesantemente tutta la nostra provincia sottraendo risorse essenziali per lo sviluppo dell’intera area.
Per comprendere il nonsenso dell’operazione ormai in atto, e che tuttavia deve essere fermata, basta confrontare il caso Sac con quello della Gesap, la società che gestisce l’aeroporto Falcone Borsellino di Palermo. Il capitale sociale della Gesap, pari a 66.850.026 euro, suddiviso in 1.294.289 azioni da 51,65 euro ciascuna, è interamente ripartito tra la Città Metropolitana di Palermo (ex provincia) con il 41,33% di capitale azionario, il Comune di Palermo (31,548%), la Camera di Commercio (22,77%) il Comune di Cinisi (2,92%) e altri soci minori. Un aeroporto in crescita che come quello di Catania ha visto negli ultimi cinque anni un incremento di traffico passeggeri di oltre il 43%: oltre 10milioni di passeggeri a Fontanarossa, poco più di sette milioni a Punta Raisi.
Meno frammentata la ripartizione societaria della Sac: il 61,22% alla CamCom del sud-est, il 12,24% alla Città Metropolitana di Catania (ex Provincia), lo stesso 12,24% al Libero Consorzio Comunale di Siracusa (ex Provincia), il 7-8% all’Irsap (ex ASI) e infine il 2,04% del Comune di Catania, ottenuto trasferendo alla Sac alcune aree di parcheggio sovrastimate per una cifra di 10 mln di euro.
Agli antipodi le strategie di sviluppo delle due società. Fermamente intenzionata a restare “pubblica” la prima, che ha avviato un’ambiziosa azione di riqualificazione dello scalo puntando alla internazionalizzazione dello stesso con fondi propri; ormai sulla strada di una incomprensibile privatizzazione la seconda florida società che inspiegabilmente ritiene possibile un piano di crescita solo attraverso la (s)vendita del proprio capitale: tra il 51 e il 70% di quote azionarie.
Una scelta che sarebbe a questo punto da “anatomizzare” per comprenderne le ragioni profonde soprattutto alla luce del valore commerciale dello scalo Bellini nel tempo: dai 250 mln del 2017, di quando cioè vi fu l’accorpamento delle camere di commercio, al miliardo/miliardo e mezzo con cui oggi si presenta ai big del settore: i tedeschi di Fraport, i francesi di Ardian e di Airport de Paris con alle spalle la Barclays Bank, gli spagnoli di Ferrovial, gli italiani Benetton e altri, e addirittura società straniere, due australiane e l’argentina Corporacion America, alle quali in realtà il bando impedirebbe di partecipare in quanto non facenti parte dell’unione europea.
Sono dunque molte le ombre che gravano su questa privatizzazione ma insieme occorre chiarire l’altra questione importante.
Al momento della privatizzazione della Sac, Camera di Commercio del Sud- Est, Città metropolitana di Catania, Libero consorzio di Siracusa e Irsap dovranno vendere rispettivamente, a quanto si è detto, almeno il 51% delle loro quote.
È stato quantificato il valore di tali quote rispetto a quella che sarà la valutazione finale di Fontanarossa che si è detto viaggiare appunto tra il miliardo e il miliardo e mezzo?
La compagine azionaria della SAC, per la parte “siracusana” era originariamente composta dal 12,5% di quote di proprietà della CCIAA di Siracusa, quote iscritte sul Conto Patrimoniale a circa 4 mln e 600mila euro confluite, successivamente, nel patrimonio della CCIAA del Sud Est; da una stessa percentuale del 12,5% di quote di proprietà della Provincia Regionale di Siracusa, di cui con sicurezza non conosciamo il valore che oggi dovrebbe essere rivalutato sulla base del mercato, in considerazione della trasformazione dell’Ente in “Libero Consorzio”; e ancora dal 7/8% di quote anche di proprietà dell’ASI di Siracusa, a loro volta confluite nella nuova Azienda Regionale di Sviluppo Industriale, Irsap. Di quale somma complessiva parliamo?
Se ipotizziamo che l’apporto di patrimonio proveniente dal territorio siracusano sia da quantificare nell’ordine dei 300 mln di euro, è lecito sapere quale ne sarà l’utilizzazione?
(Abbiamo provato ad approfondire questi aspetti ma non abbiamo avuto alcuna risposta dai nostri interlocutori (!). E ci riserviamo quindi di tornare sull’argomento).
Nel prendere la decisione su come ripartire, e utilizzare, dieci milioni di utili provenienti da accantonamenti e fondi frutto di tributi e introiti di amministrazione, la giunta camerale ha deciso di assegnarne circa il 50% a Catania per l’Ente fiera (risorse con cui Catania partecipa all’asta fallimentare per l’acquisizione dei locali dei Costanzo), il 25% a Ragusa per un Centro di alta formazione sull’agroalimentare (di fatto la ristrutturazione dell’immobile già individuato) e la stessa percentuale a Siracusa, per un Centro Congressi da tremila posti! Risorse sufficienti per ora semmai al pool di professionisti che dovrebbero decidere dove e come realizzare una struttura di cui non si conosce la reale utilità. L’esperienza dell’equivalente Centro Congressi di Catania Baia Verde, da cui lo sceicco che vi ha investito 48 mln di euro cerca disperatamente di scappare, la dice lunga sulla lungimiranza della scelta, tant’è che la Consulta Camerale di Siracusa, organismo di nessun reale potere, formato da varie associazioni di categoria della provincia, avrebbe invece proposto di destinare le somme piuttosto a completare il Cine Teatro Verga, o a restaurare il Collegio dei Gesuiti o il Cinque piaghe, o ancora per investimenti in Provincia.
Ma a quanto pare le sorti di Siracusa si giocano su altri tavoli.
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DUBBI E OMBRE ANCHE SULLA CAMCOM DEL SUD-EST
Tra massoneria, nomine ritenute illegittime, verbali secretati, inchieste giornalistiche, Codacons e Osservatorio indipendente. Ma tutto lontano da Siracusa: qui voci isolate
Il resoconto della vita della super Camera del sud-est già ancor prima del suo nascere (e della privatizzazione della Sac: due strade parallele) potrebbe dare l’impressione di assistere all’assedio da più parti di una cittadella comunque incrollabile, protetta da chissà quali forze, o incantesimi.
Nonostante infatti le infinite questioni aperte, tutto sembra scivolar via senza provocare alcun danno, senza determinare alcuno scossone al comandante Agen e alle sue truppe.
Nulla è mancato: polemiche su nomine “irregolari” se non illegittime nel cda della Sac o nell’ente camerale, dubbi sulle reali quote di partecipazione di alcuni enti, trasferimenti azionari sospetti, verbali di assemblee dei soci secretati.
Proviamo a mettere insieme un sintetico collage di quanto è accaduto almeno dal 2017, anno della fusione delle Camere della Sicilia orientale, emblematico del numero incredibile di ombre e presunte anomalie.
Iniziamo dall’azione del Codacons (il Coordinamento delle associazioni per la difesa dell’ambiente e dei diritti degli utenti e dei consumatori), tra gli oppositori più agguerriti alla gestione Agen.
AGEN, LA MASSONERIA, IL CODACONS, LE FORZE POLITICHE
Da novembre scorso l’avvocato Elisa Di Mattea, rappresentante dei consumatori nel Consiglio della Camera di Commercio del Sud Est, ha iniziato a disertare le sedute dell’organo collegiale mettendo in mora gli altri consiglieri avvertiti della responsabilità personale che essi assumerebbero nel proseguire invece nei lavori.
Diverse le illegittimità segnalate: per prima, dirimente, la mancata rimozione per decadenza – la competenza è del governatore Musumeci – del presidente Pietro Agen data la sua appartenenza alla loggia massonica del Grande Oriente d’Italia, così come da lui stesso ammesso a seguito delle inchieste del mensile “S”, di LiveSicilia e di Sudpress. La legge e lo stesso statuto camerale, infatti, vietano che possano far parte del Consiglio Camerale “coloro che siano iscritti ad associazioni operanti in modo occulto o clandestino e per la cui adesione siano richiesti un giuramento o una promessa solenne”.
La presenza di Agen, secondo l’avvocato, rende illegittime tutte le determinazioni adottate dal Consiglio. Ma nella lettera inviata al Consiglio emergono anche tanto l’assoluta contrarietà del Codacons, in sintonia con il Presidente di Confcommercio Siracusa, Elio Piscitello, all’incremento e alla maggiorazione dei tributi camerali che andrebbero a gravaresulle spalle delle categorie produttive della Sicilia orientale a fronte, tra l’altro, “di una pessima gestione camerale”, quanto l’opposizione all’ostinata volontà del presidente Agen di concludere la procedura di privatizzazione dell’aeroporto di Catania, “iniziativa sempre più avversata dai cittadini e dai loro rappresentanti quali i parlamentari nazionali e regionali del M5S, dell’on. Stefania Prestigiacomo di Forza Italia, dello stesso on. Marco Falcone, assessore regionale alle Infrastrutture e alla Mobilità (la cui posizione comunque sembra essersi nel tempo modificata, ndr)”.
“Una scelta oggettivamente assurda, posto che la società che gestisce l’aeroporto della città etnea – costituito, alimentato e potenziato coi soldi dei cittadini – è in attivo e non si capisce per quale motivo lo scalo dovrebbe essere ceduto ai privati! La (s)vendita dell’aeroporto di Catania è, purtroppo, soltanto un esempio, senz’altro il più clamoroso, della logica sconsiderata che pervade la Camera di Commercio a guida Agen: privatizzazione dei profitti e socializzazione delle perdite! Una logica tutta a danno dei cittadini, dei contribuenti, delle imprese” ha scritto l’avvocato Di Mattea.
In relazione all’appartenenza di Agen a una loggia massonica (non dichiarata, a quanto pare, nell’autocertificazione prima del conferimento dell’incarico), pur con la precisazione dello stesso Agen di essere “in sonno” (le attività rituali della loggia sarebbero sospese), si registra, oltre a una segnalazione della Prefettura di Catania, anche un’interrogazione parlamentare presentata dai deputati del Movimento Cinque Stelle Simona Suriano e Paolo Ficara che hanno anche segnalato che in 23 mesi, dal febbraio 2018 al gennaio 2020, la Sac e la Sac Service avrebbero conferito incarichi diretti, firmati dall’amministratore delegato della Sac Domenico Torrisi, ad un unico avvocato per un importo complessivo di euro 614.868, e altri incarichi, sempre diretti, per un importo di circa 213 mila euro, a uno stesso studio di commercialisti. Questo in assenza di bandi e avvisi pubblici “di fatto non rispettando i princìpi di trasparenza”.
Preoccupata per le ricadutedi una privatizzazione sull’aeroporto di Comiso anche la deputata regionale M5S Stefania Campo: “La Sac, che gestisce l’aeroporto etneo detiene il 65% delle quote della Soaco, proprietaria dello scalo di Comiso. Le due infrastrutture fanno sistema tra loro e quindi qualsiasi operazione condotta dalla Sac avrebbe ricadute sulla Soaco… Il Comune e la Città metropolitana di Catania non hanno alcun obbligo di cedere le proprie quote (il 14,28%), perché la legge regionale 15/2015, che prevede sì la cessione delle partecipazioni degli enti pubblici in società private, per ragioni di contenimento della spesa, esclude da tali cessioni proprio le infrastrutture strategiche, come gli aeroporti. Comuni e altri enti possono continuare a detenere quote negli aeroporti siciliani. A meno che qualcuno non stia già pensando di modificare questa legge per consentire, per esempio, ai sindaci di capitalizzare e tappare qualche falla nel bilancio dei propri enti … Infrastrutture strategiche per la Sicilia, e nel caso specifico lo scalo di Comiso per il Sud-est dell’Isola, complementare a quello di Catania, meritano di restare beni dei cittadini, con una gestione pubblica che ne valorizzi le potenzialità nell’interesse dei territori e non unicamente del business”.
L’OSSERVATORIO INDIPENDENTE SULLA CAMCOM DEL SUD EST
Di grande interesse la motivazione per cui è nato nell’aprile 2019,dopo 18 mesi dall’accorpamento delle Camere di Commercio di Catania, Siracusa e Ragusa,per input di numerose associazioni di categoria, l’Osservatorio indipendente sul nuovo mega ente camerale: l’aver registrato un’impasse ingiustificata dell’ente in ogni ambito della sua attività, fatto salvo quanto prodotto in direzione della privatizzazione dell’aeroporto di Catania, “che sembra essere l’unico vero interesse coltivato dagli amministratori camerali e sostanzialmente unico catalizzatore di ogni loro attenzione”.
E così, a giugno 2019, pesanti critiche sono state rivolte dal giurista Lucio Maggio, presidente dell’Osservatorio, alle modalità e ai criteri che avevano determinato la formazione del nuovo cda della Sac nel maggio precedente. Nomine che, passate al vaglio dell’Osservatorio che aveva chiesto inutilmente la immediata pubblicazione dei curricula dei componenti il consiglio di amministrazione, sono apparse non pienamente collimanti con i requisiti di onorabilità, professionalità ed autonomia, previsti dal testo unico in materia di società a partecipazione pubblica e prescritti dallo stesso statuto della Sac così come con i criteri di professionalità, esperienza e competenza stabiliti per garantire una gestione efficace ed efficiente dell’aeroporto.
“È di tutta evidenza – scrive il professor Maggio in una nota – che i requisiti prescritti dallo Statuto rispondono alla precisa esigenza di selezionare solo coloro che siano in grado, per titoli e per esperienza, di attuare politiche e strategie tali da garantire non solo standard elevati nell’erogazione dei servizi, ma anche una competitività funzionale nello scenario nazionale e internazionale.
In altre parole, la ratio della previsione statutaria va individuata nella priorità di selezionare figure di alta qualificazione professionale in grado di confrontarsi con i mercati, anche con quelli più lontani, e di avere piena contezza dell’importante impatto economico che un sistema aeroportuale – specie per le dimensioni rivestite dalla Sac – abbia per il rilancio dell’economia e dell’occupazione. E v’è di più! Trattandosi di una grande azienda, di fondamentale interesse strategico, a capitale interamente pubblico, non può esserci dubbio che le scelte operate dai rappresentanti dei soci della Sac, tutti enti pubblici, debbano essere sottoposte al vaglio critico dei cittadini (i veri proprietari dell’azienda!), affinché ciascuno possa rendersi conto che le rigorose previsioni statutarie siano state effettivamente rispettate nell’individuazione dei vertici aziendali … Soltanto oggi, avendo provato a raccogliere comunque i curricula richiesti grazie al Codacons, pur in assenza della doverosa collaborazione degli enti coinvolti, siamo in grado di sottoporre all’attenzione della collettività i dati curriculari di almeno quattro dei cinque nuovi consiglieri di amministrazione della società aeroportuale catanese (presidente e amministratore delegato inclusi), rinvenibili ad oggi nella sezione amministrazione trasparente del sito web della società. A una prima approssimazione, la nostra impressione è che i modelli di elevata caratura professionale prescritti dallo Statuto sembrano non coincidere con i profili dei neoeletti”.
In particolare per il neo presidente Sandro Gambuzza il professor Maggio evidenzia sia la carenza di titoli accademici (la sola maturità scientifica) sia le esperienze “lavorative” (più che altro ruoli amministrativi in società private o istituti bancari di piccole dimensioni o di rappresentanza in consigli camerali o comunali) inadeguate al nuovo ruolo rivestito. “Resta il dubbio – chiosa il professore – che nella scelta dei neoeletti membri del Consiglio di Amministrazione sia stato determinante il vincolo associativo che li lega alla Camera di Commercio del Sud Est Sicilia”.
E non lesina quindi critiche anche su come la giunta della CamCom del sud-est abbia scelto i propri rappresentanti in seno al CdA della Sac: “una votazione del tutto ‘discrezionale’. “Dalla delibera non è in alcun modo rinvenibile in che modo sia stata condotta la procedura per la selezione dei candidati, né i criteri di discrimen utilizzati. Non vi è traccia di un’eventuale graduatoria attestante il punteggio raggiunto da ogni aspirante, né di qualsivoglia motivazione o giustificazione che ha assistito la scelta camerale … Ciò che invece si conosce, e con certezza, è l’assenza di qualsivoglia forma di pubblicità o informativa rivolta alla generalità dei consociati in ordine all’avvio di procedure di selezione pubblica per titoli e competenze relative alle figure professionali richieste. Sicché, dall’opacità che assiste la scelta dei neoeletti scaturisce una grave lesione del principio di trasparenza che informa l’organizzazione e l’attività di tutta la pubblica amministrazione”.
Da qui, secondo Maggio, “a prescindere dall’eventuale lesione di principi giuridici o criteri formalistici desumibili da qualsivoglia fonte normativa o statuaria”, la negazione della meritocrazia e delle aspirazioni di giovani, soprattutto siciliani, che, grazie al sacrificio personale e delle loro famiglie, avrebbero potuto legittimamente aspirare a quegli incarichi: “un danno non solo per i singoli esclusi, ma anche per l’intera collettività, costretta a rinunciare alle figure professionali meglio qualificate”.
LE VOCI DI SIRACUSA
Lucida l’analisi di qualche tempo fa (aprile 2019) del Presidente dell’Associazione Territorio Protagonista 2016,Aldo Garozzo, nella quale erano state poste molte domande e dubbi sugli esiti dell’accorpamento delle camere della Sicilia orientale, sulla privatizzazione della Sac e sull’impiego delle risorse nel caso di vendita delle quote azionarie. Ma questo dopo la condivisione del progetto di fusione delle Camere e dopo la Delibera del Consiglio Camerale di Siracusa per dissociarsi dall’accorpamento per vantati vizi di forma, contestati con ricorsi al TAR (tre ne sono stati presentati nel tempo per diverse contestazioni e pare si sia in attesa di un definitivo pronunciamento della Corte Costituzionale).
Insieme a lui hanno fatto sentire le loro proteste l’ex presidente di Confesercenti Arturo Linguanti che ha lamentato l’assenza di una rappresentanza istituzionale del territorio (in realtà presente a Roma come a Palermo e a Siracusa sebbene appaia restia a farsi carico della questione) che ha condannato di fatto 42mila imprese del siracusano all’afasia e ha espresso il timore che i 125 milioni che costituiscono la quota del 12,50 % della Camera di Commercio di Siracusa nella Sac divengano bottino dei catanesi; il Segretario Provinciale CNA SiracusaPippo Gianninoto che ha più volte chiesto un fronte comune delle deputazioni parlamentari, sindaci, associazioni di categoria, sindacati dei lavoratori, ordini professionali a difesa degli interessi di un territorio che rischia di essere depredato; l’avvocato Giambattista Rizza che in una polemica diretta con Pietro Agen ha chiesto perché si dovrebbe vendere ai privati un aeroporto “che è un gioiello e che rende soldi”, o anche perché vendere la maggioranza del pacchetto azionario ad un unico privato come sostenuto da Agen piuttosto di quotare in borsa una quota di minoranza del pacchetto azionario rivolgendosi ad un azionariato popolare.
Al di là delle voci citate in questo nostro servizio, qualcuno ha detto altro? Soprattutto, c’è in atto un’azione davvero efficace che possa in qualche modo portare a un azzeramento di scelte che appaiono esiziali per l’economia siracusana?
Per quanto a nostra conoscenza potremmo in realtà riferire piuttosto posizioni, anche di esponenti sindacali, che sembrano accettare acriticamente l’idea di una privatizzazione della Sac perché “servono gli investimenti”, quasi non esistessero altre alternative, quasi fosse davvero impossibile seguire l’esempio di Palermo.

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