TRA FAKE NEWS E LUOGHI COMUNI SUL FASCISMO PRENDE PIEDE UNA PERICOLOSA DERIVA NEGAZIONISTA

Oggi col diffondersi delle fake news su internet e con la debole azione informativa della scuola appare opportuna e meritoria l’iniziativa editoriale di Repubblica che il 14 febbraio ha posto in vendita, allegato al giornale, il libro di F.Filippi: “Mussolini ha fatto anche cose buone” ( libro già pubblicato nel 2019 da Boringhieri Editore) dove si rende giustizia alla verità storica rispetto alla retorica sul fascismo che interessati propagandisti spacciano sulla rete per accreditare luoghi comuni acquisiti come verità da parte di persone poco inclini alla verifica e agli approfondimenti.

Il titolo ripete il leitmotiv, che ricorre frequentemente e talora con insistenza, nelle espressioni di chi, senza vergogna, cerca di attribuire a quest’individuo e al regime che instaurò nel paese una qualche, seppur timida, giustificazione in contrapposizione al disordine e alle insufficienze dei nostri tempi. Da ‘Quando c’era lui…’ a ‘I treni arrivavano in orario’, dalla panzana secondo cui “Mussolini ci ha dato le pensioni” o quella secondo cui “ha costruito case e scuole etc. senza chiedere soldi agli italiani”, fino a dipingerlo come “un grande urbanista” o un giustiziere energico e determinato che “ha messo i corrotti in galera” o “ha sconfitto la mafia” fino ad azzardare che “eravamo tutti più ricchi”. Tutte espressioni che si ritrovano in un libro che sfata uno a uno tutti i luoghi comuni sul fascismo, che, mai come oggi, è necessario smentire riportando alla luce le verità storiche acclarate, documentate e verificate che la storiografia che ha indagato il fascismo ha certificato oltre ogni parzialità, oltre ogni ragionevole dubbio.

Dopo oltre settant’anni dalla caduta del fascismo, mai come ora risollevano la testa i diffusori di odio e dell’intolleranza che sembra ghermire la nostra opulenta società, soprattutto su Internet, ma non solo. Frasi ripetute a mo’ di barzelletta per anni, che parevano innocue e risibili fino a non molto tempo fa, si stanno sempre più facendo largo in Italia con tutt’altro obiettivo. E fanno presa.

Il quadro che è stato tracciato dalla grande maggioranza degli studiosi sul fascismo e sulla figura di Mussolini è quello di un regime dispotico, violento, miope e perlopiù incapace. Ma chi la storia non la conosce bene – e magari ha un’agenda politica precisa in mente – ha buon gioco a riprendere quelle antiche storielle e spacciarle per verità come, ad esempio, quella che Mussolini “è stato il primo che ha pensato davvero alle donne” senza sottolineare che il 20 gennaio del 1927, con un decreto, il Governo italiano interviene sui salari delle donne riducendoli alla metà rispetto alle corrispondenti retribuzioni degli uomini o che con il Regio Decreto 2480 del 9 dicembre 1926 le donne saranno escluse dalle cattedre di lettere e filosofia nei licei, verranno tolte loro alcune materie negli istituti tecnici e nelle scuole medie, si vieterà loro di essere nominate dirigenti o presidi di istituto (già il Regio Decreto 1054 del 6 maggio – Riforma Gentile – vietava alle donne la direzione delle scuole medie e secondarie e che per estirpare il male veramente alla radice, saranno raddoppiate le tasse scolastiche alle studentesse, scoraggiando così le famiglie a farle studiare).

Su Il Popolo d’Italia del 31 agosto 1934 l’allora duce affermava “L’esodo delle donne dal campo di lavoro avrebbe senza dubbio una ripercussione economica su molte famiglie, ma una legione di uomini solleverebbe la fronte umiliata e un numero centuplicato di famiglie nuove entrerebbero di colpo nella vita nazionale. Bisogna convincersi che lo stesso lavoro che causa nella donna la perdita degli attributi generativi, porta all’uomo una fortissima virilità fisica e morale” a giustificare che a sostegno di tale pensiero una legge del 1934 (legge 221) aveva limitato notevolmente le assunzioni femminili, stabilendo sin dai bandi di concorso l’esclusione delle donne o riservando loro pochi posti, mentre un decreto legge del 5 settembre 1938 fisserà un limite del 10% all’impiego di personale femminile negli uffici pubblici e privati. L’anno successivo, con Regio Decreto n. 989/1939 si preciserà addirittura quali impieghi statali potessero essere alle donne assegnati: servizi di dattilografia, telefonia, stenografia, servizi di raccolta e prima elaborazione di dati statistici; servizi di formazione e tenuta di schedari; servizi di lavorazione, stamperia, verifica, classificazione, contazione e simili lavori esecutivi. L’articolo 4 della stessa legge, suggerirà altri impieghi “particolarmente adatti” alle donne: annunciatrici addette alle stazioni radiofoniche; cassiere (limitatamente alle aziende con meno di 10 impiegati); addette alla vendita di articoli di abbigliamento femminile, articoli di abbigliamento infantile, articoli casalinghi, articoli di regalo, giocattoli, articoli di profumeria, generi dolciari, fiori, articoli sanitari e femminili, macchine da cucire; e via enumerando con certosina puntualità.

Quando gli interlocutori di questi propagandisti da quattro soldi si rivelano ostici ci si limita allefacili battute come “lui pensava alle bonifiche mentre oggi i politici pensano ai bonifici”, battuta efficace ma profondamente falsa in relazione ai fatti come ben descritta nel libro o con simili battute ad effetto senza basi storiche oggettive.

Oggi che i luoghi comuni del fascismo continuano a vivere e a diffondersi, questo libro assume in particolare rilievo e valore per ripristinare le verità storiche e far giustizia delle panzane. In esso, lo storico Francesco Filippi smaschera con rigore ogni “bufala” sul Ventennio, mostrando la cruda verità di quel regime: violenza, prevaricazione, corruzione, impoverimento. Ne esce il ritratto di un’organizzazione fondata esclusivamente su una formidabile macchina di propaganda.

È il meccanismo delle fake news, di cui tanto si parla in relazione a Internet; ma è anche il metodo propagandistico che fu tanto caro proprio ai fascisti di allora: «Dite il falso, ditelo molte volte e diventerà una verità comune». Per reagire a questo nuovo attacco non resta che la forza dello studio. Non resta che rispondere punto su punto, per mostrare la realtà storica che si cela dietro alle «sparate» della Rete. Perché una cosa è certa: Mussolini fu un pessimo amministratore, un modestissimo stratega, tutt’altro che un uomo di specchiata onestà, un economista inetto e uno spietato dittatore. Il risultato del suo regime ventennale fu un generale impoverimento della popolazione italiana, un aumento vertiginoso delle ingiustizie, la provincializzazione del paese e infine, come si sa, una guerra disastrosa.

“Mussolini ha fatto anche cose buone” manco per scherzo!

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