Deputato Ficara, iniziamo con una domanda credo importante per voi: avete portato a termine leggi per la provincia che aspettavano da tempo come quella sul sisma di S. Lucia o sul caro voli, ma dite che ciò non è stato conosciuto dalla maggioranza dei cittadini. Pensate a diverse forme di comunicazione, a canali alternativi?
La questione dei rimborsi del sisma ‘90 e del caro voli sono due delle tante problematiche che ci portiamo dietro da anni, se non decenni, e che la vecchia politica non ha mai saputo risolvere o voluto affrontare. A noi invece interessa risolvere i problemi dei cittadini. Ma per Siracusa e la Sicilia vorrei anche ricordare l’impegno e i risultati ottenuti per rimettere in carreggiata le ex Province Regionali, in particolare per quanto riguarda la manutenzione delle strade provinciali e degli istituti scolastici. Siamo reduci da incontri al Ministero dell’Economia definiti da tutti i partecipanti più che positivi. E se gli stessi commissari straordinari di nomina regionale hanno apprezzato i passi avanti e le misure adottate, vuol dire che siamo davvero sulla buona strada. Spesso i provvedimenti del Movimento sono oggetto di critica preconcetta, senza approfondimento, a volte senza neanche lettura di quello che comportano. Si mistifica, si stravolge, senza contraddittorio e senza neanche riscontro. Per la politica tradizionale siamo da abbattere, abbiamo minacciato il “sistema” della casta da vicino e ora, dopo essersi rigenerati anche sotto altre forme, provano a demolirci con invettive e balle clamorose. Purtroppo chi urla di più trova tanto spazio sui media e colpisce l’opinione pubblica. È anche vero che oggigiorno vogliamo leggere e sentire solo quello che ci aggrada e chi ha una opinione diversa è in partenza considerato sbagliato. In un contesto dove ormai tutto o quasi fa notizia e sui più disparati canali di comunicazione, non serve inventarsi qualcosa di nuovo ma semmai garantire sempre spazi di accesso a contenuti verificati e onestamente proposti al lettore/ascoltatore. E poi bisogna tornare a parlare con la gente, in strada e nei gazebi. Questo è sempre stata la nostra forza propulsiva e ora si è un po’ appannata. Se dovessi indicare un canale alternativo, direi che si deve parlare con le persone, ascoltarle, capirle, accettarne le critiche e fornire risposte. In fondo questa è da sempre la nostra visione della politica. Siamo sempre partiti dal basso, con i Meetup locali che informano direttamente i cittadini attraverso le iniziative sui territori. Questo forse è venuto meno negli ultimi mesi e dobbiamo ritornare a fare rete.
Siamo a 3 mesi dalle elezioni ad Augusta e per molti cittadini la sindaca Di Pietro non ha onorato i suoi impegni su problematiche annose. Sarà ricandidata? Dopo 5 anni d’amministrazione quali gli obiettivi del programma su cui puntare?
Se si vuole davvero dare un giudizio obiettivo sul senso e sulla portata dell’amministrazione Di Pietro non bisogna tacere da dove si è partiti e dove si è arrivati. Cinque anni fa, il Comune di Augusta arrivava da una fase commissariale e dallo stordimento dello scioglimento della precedente amministrazione. I contorni di quella vicenda e di quali interessi si stessero muovendo su Augusta sono divenuti poi man mano più chiari nelle aule di più tribunali. Il Movimento si è ritrovato a gestire questa fase con una situazione economica disastrosa. Al punto che ha dovuto subito dichiarare il dissesto. In campagna elettorale ora ne sentiremo di ogni colore sull’entità del buco di bilancio e forse persino sulla sua stessa esistenza. Ma se oggi, cinque anni dopo, Augusta è con i conti in ordine, fuori dal default e con la possibilità di tornare a spendere e a investire per i servizi ai cittadini è solo merito e vanto dell’amministrazione Di Pietro. Essa ha preso un Comune caduto nel baratro ed accerchiato, e lo ha riportato a galla ridando ad Augusta la possibilità di guardare al futuro. Un lavoro duro e pesante, in discontinuità con il malgoverno degli ultimi 20 anni. Mettere i conti a posto significa dover fare sacrifici e scelte impopolari. Ma Augusta è stata messa in sicurezza e questo, sono convinto, i cittadini per bene lo comprenderanno. Adesso si può programmare, si possono progettare nuovi investimenti senza il cappio al collo di un bilancio sballato. Ed è quello che farà Cettina Di Pietro, se deciderà di ricandidarsi, per completare tutto il buon lavoro avviato in questi anni”.
Riguardo alla situazione di frattura all’interno del movimento a Siracusa, che in città non ha una forte consistenza elettorale, cosa pensate di fare?
La situazione è stata limitata all’esperienza in Consiglio comunale. Non è un mistero che il gruppo del Movimento non abbia brillato. Troppe divisioni, singoli di valore ma poco propensi a fare davvero gruppo. C’è chi ha avvertito altre sirene, ma questo rientra nella libertà di scelta. Fortunatamente gli elettori sono più attenti e in grado di comprendere le situazioni diversamente da come sono raccontate in negativo. A livello nazionale e regionale la nostra è un’azione sinergica, frutto di coordinamento ed unione di intenti. Per carità, nessuno è immune da errori. Con umiltà, però, debbo riconoscere che è proprio vero: anche in politica si impara dagli errori. Sull’erosione del consenso elettorale, non sarei così netto e precipitoso. Ho fiducia nei Meetup: quando i cittadini si organizzano per prendersi cura del loro territorio, viene fuori la vera forza dei 5 stelle. E i risultati non si fanno attendere.
Il fronte anti-riforma della prescrizione, nel governo e fuori, diventa più consistente. Voi con le ultime sconfitte elettorali non vi giocate una carta oramai importantissima per il vostro avvenire?
Non dobbiamo guardare al consenso immediato. Quello lo lasciamo a chi è affamato di potere. Non vogliamo prendere il posto degli altri partiti, anzi siamo nati come reazione al livello bassissimo in cui era scaduta la politica italiana. I 5 Stelle vogliono e devono fare le cose che servono agli italiani. Una volta fatte, possiamo anche sparire. Chi ha altre bramosie è venuto allo scoperto e si è messo, diciamo, in proprio. Il M5S resta fedele agli italiani perbene.
Tra le cose da fare c’è anche l’intervento sulla prescrizione. Tutti i partiti strepitano perché andiamo a toccare in questo caso un tema sensibile a molti di loro. Non mi sorprendono le critiche del centrodestra, quella stessa area che negli anni scorsi ha plasmato certi aspetti del sistema giudiziario alle proprie necessità. Semmai non comprendo la posizione di certi pezzi della maggioranza. In ogni caso, invito chi vuole a leggere la riforma e non a giudicarla per sentito dire.
Si sono dette e scritte molte cose, spesso inesatte e forse in malafede. Solo su di una cosa sono d’accordo, il blocco della prescrizione non è la soluzione dei problemi della giustizia. Ovvio, lo sappiamo e lo abbiamo sempre detto. Ma è un primo tassello fondamentale per assicurare giustizia alle vittime e per evitare che, soprattutto chi se lo può permettere economicamente, “fugga” dal processo. Viste le regole vigenti, è spesso più conveniente puntare alla morte del procedimento stesso allungandone i tempi con cavilli ed escamotage, Berlusconi docet…
Che poi serva un complesso di norme per una revisione del processo penale, siamo concordi. Vogliamo avviare un’intensa interlocuzione con gli apparati del sistema Giustizia coinvolti e interessati. Intanto la prescrizione è una prima battaglia da fare per allinearci ai paesi europei. Avrete in fondo sentito spesso dire che ci si difende nel processo e non dal processo.
Pensa di intervenire su Trenitalia per l’atteggiamento penalizzante e fortemente razzista che ha nei confronti di Siracusa? Quali le sue proposte?
La rete ferroviaria del sud Italia sconta un’arretratezza sistemica. Non parlerei di atteggiamento razzista, anche perché dal 2001 sono le Regioni che decidono le politiche sui trasporti e stipulano i contratti di servizio con i gestori, come Trenitalia. Questo significa che è la classe politica siciliana che dovrebbe credere nel trasporto ferroviario e indicare investimenti e servizi da attuare, e sempre la Regione dovrebbe vigilare su tempi e qualità dei servizi.
Se da Trapani a Siracusa ci vogliono 11 ore di treno, è evidente che c’è un problema. Lo stiamo affrontando, mentre gli altri al solito pontificano e puntano l’indice. Mi chiedo spesso dove fossero quando, negli ultimi trent’anni, il servizio regionale veniva dimenticato, senza incentivi e investimenti. Solo per ricordarlo: sono partiti i lavori per il raddoppio della linea Catania-Palermo, per la realizzazione della fermata Fontanarossa che permetterà di raggiungere l’aeroporto di Catania in treno, mentre speriamo di chiudere presto la conferenza dei servizi per il raddoppio della tratta Messina-Catania. In questo ultimo anno e mezzo, in commissione Trasporti ho più volte richiesto la presenza dei vertici Trenitalia per affrontare il problema Sicilia e i collegamenti con il resto della rete ferroviaria del Paese. Piccolo dato incoraggiante: la maggiore puntualità degli intercity, passata dal 55% del 2018 all’attuale 61%. Negli ultimi mesi sono poi stati messi in servizio 8 nuovi locomotori proprio in Sicilia (gli E464). A scanso di equivoci, sono in servizio anche nelle tratte che includono Siracusa. Quanto ai nuovi vagoni, Trenitalia nel 2020 completerà l’immissione di nuove carrozze cuccette e vagoni letto. Va dato atto all’attuale governo regionale di star tentando un cambio di passo rispetto al passato, con la firma del contratto di servizio con Trenitalia nel 2018. Nello scorso dicembre la consegna dei primi nuovi treni alla Regione siciliana, nei prossimi tre anni arriveranno a 43, abbasseranno l’età media di quelli che oggi sono in circolazione da 24 anni a 7 anni. Questo porterà a maggior comfort, puntualità e qualità del servizio anche in Sicilia. Il leggero aumento nel numero dei passeggeri sui treni intercity registrato in questi mesi, così come l’aumento del 12% dei passeggeri sulle linee regionali rispetto al 2018, indica che se si investe nel servizio, migliorando efficienza e qualità, i cittadini apprezzano. Ora credo lo abbiamo compreso anche in Trenitalia e Regione.

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