E ora rispondete a queste domande
“Mettersi in pace con la propria coscienza, con se stessi”. Si dice a chi ha un comportamento ondivago, che vuole e disvuole, che si contraddice, che si mostra incoerente, confuso.
È un invito da rivolgere, nel caso dello Sport Center di Priolo (ne abbiamo parlato il 23 novembre scorso), alla pubblica amministrazione in senso lato.
Si può mettere all’asta, trovare un compratore per una struttura assolutamente insanabile perché costruita là dove non poteva essere costruita (e pur tuttavia con regolare concessione)?
Può il consulente fallimentare scrivere che non risultano vincoli archeologici nella zona dove l’impianto sportivo insiste se l’opera è ritenuta abusiva proprio perché realizzata in area vincolata da un decreto del 1958 e proprio per questo la ditta è stata travolta nel fallimento?
Se in un certificato di destinazione urbanistica della primavera del 1990 si legge che i terreni in questione “nel prg del 1985, ricadono in parte nella viabilità di Piano comprese le distanze di mt 30 inedificabili a protezione del nastro stradale e per la parte rimanente in zona FS quindi per attrezzature sportive (impianti sportivi coperti e scoperti immersi nel verde che devono occupare almeno il 50% dell’intera superficie) e parcheggi, e in zona Fpa 1 Parco archeologico Mano mozza aree adiacenti agli alloggi Montedison sulle quali si trovano ipogee, l’arcosolio, i ruderi del villaggio bizantino e l’ipogeo di Manomozza che il prg destina a parco archeologico attrezzato. Per quest’area l’Amministrazione comunale predisporrà un progetto comunale edilizio d’intesa con la Sovrintendenza”, dal momento che le particelle dove insiste il complesso sportivo Priolo Sport Center sono tra quelle vincolate (come poi si scoprirà), perché è stata rilasciata una regolare concessione edilizia, la n. 2198 del 17 agosto 2001?
È mai possibile che l’amministrazione abbia davvero pensato che nel progetto comunale “edilizio” da elaborare d’intesa con la Soprintendenza essa avrebbe assentito a una struttura privata certamente non funzionale alla fruibilità del Parco stesso?
E se anche fosse, dov’è questo progetto ignoto alla Soprintendenza?
E può la stessa Amministrazione, anzi più esattamente gli stessi funzionari, considerare l’area in questione nel 2003 e nel 2005 come ricadente in zona FS – spazi pubblici attrezzati (e quindi atta ad ospitare impianti sportivi) e invece scoprire nel febbraio 2016, nel rilasciare una nuova certificazione di destinazione urbanistica, l’esistenza di tutti i vincoli fino a quel momento conosciuti ma ignorati nel rilasciare altre simili certificazioni?
E se già nel 2004,prima ancora della perimetrazione del SIN, il Comune sa che quei terreni sono inquinati, così come risulterebbe da alcuni atti, perché nell’agosto 2006 rilascia la concessione edilizia per la piscina?
Se poi nell’agosto 2007 il Comune di Priolo autorizza l’agibilità della stessa piscina e afferma che l’impianto è stato “realizzato conformemente al progetto approvato con concessione edilizia del 3 agosto 2006” che tutte le altre certificazioni (genio civile, collaudo statico, impianto elettrico a norma, ecc) sono in regola, perché la Soprintendenza nell’ottobre 2012 deve ricordare che le particelle 1089 e 1479 foglio di mappa 79, quelle dove appunto è stata realizzata la piscina, sono sottoposte a formale provvedimento di vincolo archeologico diretto giusto DM del 29 gennaio 1958 convalidato con DPRS dell’agosto 1966, e di conseguenza nell’aprile 2016 ordinare la cessazione immediata di tutte le attività “abusivamente intraprese e ogni altra opera non autorizzata” e ingiungere alla ditta Guarino Carmelo “il ripristino dei luoghi modificati e compromessi dagli interventi effettuati procedendo alla rimozione di quanto autorizzato”?
Come è possibile che, nonostante anche per l’Arpa le strutture non siano a norma, prima la giunta Toppi nel giugno 2008 e poi quella guidata da Antonello Rizza, al prezzo di due milioni e cento (la metà del suo effettivo valore secondo Guarino), siano stati disponibili all’acquisto del centro (presente nel bilancio 2010 nell’elenco delle utenze comunali), cioè di un impianto ritenuto non in regola con le norme?
Poiché la Soprintendenza nel giugno 2016, alla richiesta della Tapsos Nuoto di realizzare un impianto fotovoltaico, pur dando atto della regolarità dei permessi rilasciati dal Comune – certificato di destinazione urbanistica del 23/12/2002, del 30/11/2005 e del 17/2/2016, della concessione edilizia n.2575 dell’8/8/2005, dell’autorizzazione di agibilità del 20/8/2007 – non ha concesso il nulla osta “possibile solo se le opere siano state legittimamente realizzate” e ha dichiarato che, “non essendovi mai stato il parere preventivo della Soprintendenza, la concessione edilizia è da ritenersi viziata”, ha poi inoltrato almeno una informativa alla Procura affinché fossero accertate le eventuali responsabilità delle parti?
Perché il Comune nel 2016 denuncia la ditta Carmelo Guarino per una serie di lavori abusivi in un lotto (da qui il procedimento penale n. 2633 nel quale sono state appena concluse le indagini preliminari) – lavori che comunque la consulenza di parte di Guarino dimostrerebbe inesistenti o “regolarmente” assentiti – e non lo denuncia per i lavori abusivi, da esso stesso autorizzati, nel lotto confinante sottoposto a eguale regime vincolistico?
Perché infine – ma siamo certi che non finisca qui -, nel dicembre 2018 e nel febbraio 2019, la polizia municipale di Priolo diffida Guarino perché non in possesso del permesso relativo all’inizio delle attività della piscina se già sa che, date le gravi irregolarità della struttura, non è nelle condizioni di presentare tale richiesta?
Pianificazione urbanistica di Priolo
Divenuto Comune autonomo nel luglio del 1979 assommando parti del territorio di Siracusa (in pratica il territorio della originaria frazione denominata “Priolo Gargallo”) e parte del territorio di Melilli, comprendente la frazione di San Focà, Priolo si è dotato del suo primo strumento urbanistico nel 1985 e ha provveduto alla sua revisione,comprendente il regolamento edilizio e le prescrizioni attuative, nel dicembre 2001.
Data la successiva inadempienza degli organi preposti, in sostituzione del Consiglio Comunale, nel marzo 2010 l’A.R.T.A ha nominato un commissario ad acta per provvedere agli adempimenti relativi all’approvazione dello schema di massima del nuovo strumento urbanistico generale.
Il nuovo prg, approvato nel novembre 2015, è stato pertanto redatto in conformità del piano di massima predisposto dal commissario, “salvo modeste variazioni di dettaglio, resesi necessarie per garantire il rispetto degli standard e per consentire l’adeguamento del prg alle opere e alle iniziative intraprese nel frattempo dall’amministrazione comunale”.
In particolare, proprio per sopperire alla ridotta possibilità d’uso delle aree poste attorno al PalaEnichem a causa del vincolo archeologico gravante su di esse, sono state previste altrove le zone per attrezzature di interesse comune.
Si è finalmente, quindi, in maniera ufficiale e irrevocabile, preso atto della rilevanza archeologica di quell’area così come dell’ampia parte di territorio comunale soggetta alla specifica normativa di protezione ambientale e naturalistica SIC e ZPS e anche dell’esistenza di moltissime aree ricadenti all’interno del cosiddetto “Sito Priolo” il cui utilizzo è subordinato all’ottenimento del loro svincolo da parte del competente Ministero dell’Ambiente. In una parola tutto ciò di cui non si è tenuto conto nel momento in cui a Carmelo Guarino venivano rilasciate concessioni edilizie e autorizzazioni di agibilità.
Nel descrivere questo significativo patrimonio storico-culturale si scrive che “Mano Mozza, Porcheria, Monachella e le contigue e Melillesi Riuzzo I e II, si collocano fra il III, il IV ed il V secolo d.C. in un susseguirsi di scenari sotterranei dall’assordante silenzio… L’impiego di grandi sarcofaghi a mensa e di tramezzi decorati da porte e finestre, lo sfondamento aereo e visivo delle pareti laterali degli arcosoli e l’ascensionalità altimetrica delle fosse sepolcrali, nonché la presenza di due teguria, sono la principale caratteristica di Manomozza (IV-VI secolo d.C.).
Visitata da Paolo Orsi nel 1890 presenta 76 loculi (68 a parete, 2 per bambini, 6 sarcofaghi) e 2 tombe a terra. La Pontificia Commissione d’Archeologia Sacra, il Lions Club Priolo Melilli Monti Climiti ed il Comune di Priolo Gargallo a più riprese stanno effettuando interventi per il recupero, l’accessibilità e la visibilità del bene troppo a lungo oggetto di scempio”.
Tre sono le catacombe di Manomozza note, ma solo due, la prima e la seconda, sono ancora esistenti. Della terza si è persa ogni traccia. In realtà sembra proprio che tutta l’area dove sorge anche lo stesso PalaEnichem, oggi lasciato al degrado, dovesse essere da sempre tutelata e certo non destinata ad accogliere impianti sportivi. Proprio come oggi finalmente si è compreso. Ma intanto qualcuno più di altri ne sta pagando le conseguenze dopo un investimento di grande entità.
E per lui, per Carmelo Guarino, sembra che giustizia non sarà mai fatta.

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