Fra’ Ricardo Marquez: L’Apocalisse è la vittoria con Cristo”

Intervista allo studioso: “Testo difficile, la sua interpretazione è sempre stata un’impresa”

 

Incontriamo frate Ricardo Marquez a un incontro biblico dove da specialista ha parlato del testo dell’Apocalisse.

Vogliamo introdurre l’argomento?

Innanzitutto è un libro considerato difficile per lo stile e la stessa interpretazione, da sempre considerata una grande impresa. Fu scritto per le prime comunità: lì c’era un lettore, il vescovo, che lo rendeva accessibile a tutti nel linguaggio di quei tempi. Oggi occorrono efficaci chiavi di lettura.

Durante l’anno liturgico l’ho sentito poche volte

Si, ne viene letto qualche parte e male mentre è un grande affresco. Intanto chiariamo il termine: apocalisse significa rivelazione quindi…

Nulla di catastrofico?

Assolutamente, questo termine è stato abbinato da fondamentalisti che propagandarono la lettura leggendolo parola per parola. Ed ecco che la parola del dragone a sette teste, del mare di fuoco, ecc. vengono interpretati come veri mentre non sono mai esistiti sulla terra.

Oggi, la novità?

Certo, c’è la scienza dell’esegesi biblica con criteri che vanno al di là della semplice lettura presentandoci la visione degli antichi su tante cose e il loro approcciarsi in modo mitico. Noi non crediamo più a un oltretomba, a un cielo dimora degli dei. Invece abbiamo ancora oggi dei fondamentalisti che fanno di questo libro una lettura tragica.

Perché?

È l’ignoranza e la paura mentre l’Apocalisse non prevede l’accadere di terremoti, inondazioni… esso è stato scritto per la vita della comunità.

Allora bisogna sapere cosa succedeva in quelle comunità?

Certo, in tal modo diamo una lettura più consona ai fatti che vivevano. Difatti, l’autore scrive perché molte di quelle comunità s’erano assopite rispetto al messaggio di Gesù. Invece bisognava uscire dal proprio guscio, essere presenti nella storia e portare avanti il messaggio del vangelo nella realtà. Era questo il motivo principale per cui Giovanni scriveva. Lui parla della storia, non della fine dei tempi, ma di quei momenti. Anche oggi, davanti a ciò che accade, dobbiamo leggere con gli occhi di Dio, non lasciarci ingannare dalle apparenze.

Così si diventa profeti?

Già: entrando negli eventi oltre quello che appare, andando verso un traguardo di pienezza anche se avvengono situazioni molto dolorose e difficili da capire. Infatti, davanti alle apparenze diciamo: “a cosa serve il mio giusto impegno quando il male dilaga?” È scritto nel cap. 12 quando si parla di corruzione, miseria, guerre… bisogna cambiare, avere una mente lucida. È un riprendere quello che dice Gesù: rimanere vigili agli eventi per attuare il disegno di Dio. Gesù, uomo come noi, è stato capace di superare la morte. Essa non ha più alcun potere su di noi. Nell’Apocalisse viene descritta una cosa fondamentale sulla storia. Anche oggi tanti pensano: chi vince è il potente che ha denaro, un esercito. Invece l’Apocalisse afferma: trionfa solo ciò che è umano perché l’ha fatto Gesù. Tutto quello che è disumano ha invece i giorni contati non vincerà mai.

Quindi cosa sta succedendo attorno a noi e come dare una risposta alla lettura di questi eventi?

Tanti sono smarriti, sconcertati, ma da cristiani possiamo proporre il nostro pensiero nei fatti, che non coincide con il pensiero ufficiale va controcorrente. Quando venne scritto il testo c’erano dominatori stranieri che imponevano la loro potenza rendendo difficile testimoniare la propria fede, per cui la domanda: Dio si è dimenticato di noi?

C’erano le persecuzioni!

No, le comunità non erano perseguitate. Per i cristiani d’allora la persecuzione era fra credi diversi. Le vere persecuzioni avverranno molto tempo dopo. Invece l’autore pone alle comunità l’interrogativo: vivendo in questo sistema che propone altri tipi di comportamento e religioni la vostra radicalità del messaggio del Cristo si sta affievolendo, vi state adeguando allo stile di vita del sistema. È con questa particolare corrente letteraria che Giovanni s’inserisce per contestare ciò.

Oggi, avviene fra sette religiose, più o meno fanatiche?

Dicono che loro sono i salvati, al resto ci penserà Dio. È un ragionamento che porta a una forte alienazione e passività, non permette mai un loro cambiamento. Dio non interviene nella storia come noi vorremmo compiendo delle azioni che risolvano i problemi creati dall’uomo. Lui non dice “salvo questo” o “mi vendico” ecc., interviene potenziando l’umano, facendo sì che l’uomo intervenga nelle scelte in piena sintonia con il suo disegno di vita. Il termine apocalittico non significa né catastrofe, né saperi arcani o misteriosi. Apocalisse significa togliere il velo, svelare, ciò ricorda quello del santuario nel tempio di Gerusalemme, quel velo che impediva l’accesso diretto a Dio. L’apocalisse ha a che fare con il disegno di Dio sull’umanità, che è pienezza di vita e promozione dell’uomo.

Come si realizzerà questo?

L’autore ci aiuta ad entrare in certi tipi di accorgimenti con particolari criteri che permettano la giusta comprensione di quanto dice. Non si può continuare a vivere con gli stessi presupposti del passato. Così Giovanni scrive: sento alle spalle una voce, come di tromba. Quel suono significa solennità, una maniera che l’Antico Testamento usava per parlare della voce di Dio. L’autore continua con: mi voltai per vedere la voce. Sembra un paradosso, le voci non si vedono, è uno scrivere per colpire di più l’attenzione. E vidi sette candelabri d’oro e in mezzo uno simile a un figlio dell’uomo.

Queste immagini hanno una funzione, cioè il cambiamento da dare orientando la visione, prendendo un’altra prospettiva radicale altrimenti non si può capire cosa comunica Dio.

Così nella storia il forte che vince è pura apparenza. Gli avvenimenti si evolvono attraverso una potenza che nasce non da una forza irruente imposta sugli altri, ma da una debolezza, espressione di un amore incondizionato. L’amore non si può imporre, può essere solo offerto e se accolto fa nascere grandi cose.

Quando queste cose sono ben chiare, tutto quello che è descritto nell’Apocalisse si potrà apprendere nella giusta e consapevole maniera.

Facciamo un esempio: si parla delle piaghe versate dalle coppe. Una lettura riduttiva del testo penserebbe ai castighi che Dio manda all’umanità. Invece l’autore fa riferimento alla storia d’Israele nell’A. T. con le piaghe d’Egitto. È il momento di passaggio per arrivare alla libertà. Egli si riferisce all’Esodo ma lo legge in modo nuovo. Le piaghe non sono i castighi punitivi di Dio, ma l’altra faccia della medaglia di quel sistema dominante l’impero d’Egitto, potentissimo, con un’economia fiorente, ma che dietro nascondeva violenza, un progresso costruito a scapito dei poveri e deboli.

È anche una maniera per dire: vedete il popolo di Israele durante quei 40 anni nel deserto non ha fatto altro che lagnarsi per l’unico dono che Dio gli ha dato, la libertà.

Così succede anche a noi che diciamo: questa libertà ci pesa. Allora non possiamo fermarci a un perbenismo che riguarda solo il nostro interesse. Il libro esprime il grande impegno nel costruire una realtà nuova, pienamente umana: l’impegno alla proposta di Cristo è quello della promozione dell’uomo rifiutando quello che è contrario alla sua crescita e dignità.

Giovanni usa il linguaggio simbolico perché?

Perché è un linguaggio sempre attuale, non passa mai di moda. Ad esempio: l’autore parla del drago, l’immagine del potere di quel tempo. Se avesse detto: abbiamo un imperatore chiamato Nerone; morto questo il problema non si sarebbe più posto. Invece, usando l’immagine simbolica (drago) questo non succede, perché a quel dittatore ne potrà succedere un altro, forse peggiore.

Certo il simbolo bisogna interpretarlo, capire cosa dice. I simboli (paura, aggressione, ecc.) hanno una valenza universale. Parlare di una donna incinta con il drago che sta per mangiarsi il bambino mentre lei partorisce tutti lo capiscono: c’è qualcosa in contrasto con la fecondità e la vulnerabilità della vita. È la prepotenza di chi vuole attentare contro di essa.

Se andiamo all’aeroporto di Hong Kong non capiremmo gli ideogrammi, però quando vediamo una sagoma con i pantaloni siamo sicuri che è la toilette per gli uomini non per le donne. Ricordiamoci che l’apocalisse è stato concepito come lettura da proporre all’interno delle comunità non come lettura singola. In quel caso c’è chi lo interpreta conoscendolo bene così gli altri possono capire cosa ci dice d’importante quel libro contenente un messaggio ancora attuale.

 

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