La sfiducia al sindaco di Floridia viene da lontano

Dopo un carosello di effimeri assessori e di polemiche e scontri infiniti. Ma l’Ente è senza bilancio

 

Siracusa, 12 ottobre 2019

I fatti sono noti: lunedì 7 u.s. il Consiglio Comunale di Floridia, con la richiesta maggioranza qualificata di 11 su 16, ha sfiduciato il sindaco Gianni Limoli, determinando in questo modo anche il proprio scioglimento. Le motivazioni, numerose e tutte di gran peso, erano già state illustrate in una conferenza stampa convocata nell’aula consiliare il giorno 3 settembre.

Probabilmente un commissario potrà fare meglio rispetto alla situazione di stallo e di inerzia pressoché assoluta che si è venuta a determinare. Il Comune è ancora senza un bilancio. E l’amministrazione, dopo un incredibile carosello di assessori effimeri, è praticamente senza guida.

Orazio Scalorino riuscì a sconfiggere tutti i suoi avversari (con nessuno dei quali si volle alleare dopo il primo turno), ottenendo il consenso maggioritario da parte dei cittadini ma privandosi, con la sua scelta, di una maggioranza in Consiglio Comunale. E dimostrò di saper governare per un intero mandato, mettendo a segno anche ottime iniziative, pur dovendo fare i conti con un Consiglio ostile, che gli creò mille ostacoli.

Cinque anni dopo, i suoi competitori scesero in lizza, agguerriti più che mai e coalizzati in una quasi invincibile armata: ma mancò poco che venissero nuovamente sconfitti tutti dopo il primo turno, che aveva messo fuori gioco i contendenti più debolucci. I quali, forse, avevano voluto solo contare i propri consensi per farli pesare politicamente in un secondo momento.

Vinse Limoli, sostenuto da un fronte estremamente eterogeneo ma accomunato da un desiderio di rivalsa contro Scalorino e da ambizioni personali legittimamente coltivate dai diversi alleati. Tali ambizioni esplosero già nella prima seduta (quella di insediamento) in cui gli strani alleati votarono diversamente dalle indicazioni espresse dal novello sindaco. Motivo del dissenso le aspirazioni di alcuni alla carica di presidente del Consiglio. Da quel primo momento si può dire che non ci sia stata pace all’interno della variegata alleanza.

Ora, nell’attesa che il commissario riesca a produrre atti amministrativi utili alla città, dovremmo cominciare a individuare nuovi soggetti politici a cui suggerire di candidarsi. Forse riusciremo a trovare qualcuno che sappia riscuotere la fiducia degli elettori, come seppe fare Orazio Scalorino. Ma ci rendiamo conto che al suo fianco, in Consiglio, dovrebbe avere una maggioranza di persone non dipendenti da Gianni, da Gennuso e da altre persone di potere che sono quanto rimane di vecchi partiti degenerati in consorterie litigiose. Ma, affinché nascano nuovi partiti o rinascano, rigenerati e rinnovati, alcuni partiti storici e si consolidino nuovi movimenti, occorre che gli intellettuali si muovano e cerchino di farsi sentire; che si mobilitino associazioni nuove; che affiorino nuovi fermenti. Occorre stimolare la formazione di nuove associazioni culturalmente dinamiche, capaci di assumere posizioni coraggiose e propositive e di infliggere sonore lezioni (di sapere e di stile) ad un establishment senz’anima e colluso cogli interessi di un capitalismo predatorio.

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