Il futuro del Siracusa Calcio ora fa un po’ meno paura, niente è ancora perduto e sperare si può. Anzi, si deve!
La Civetta di Minerva, 20 aprile 2019
Si racconta che in una delle prime cene ad Arcore sul finire degli anni ottanta, Arrigo Sacchi srotolò fin da subito sul tavolo di Silvio Berlusconi il suo manifesto: «Il calcio può diventare una scienza esatta se si unisce la serietà, la programmazione e il tempo». Lui poi ci riuscì, a far diventare cioè una scienza esatta il suo calcio e il gioco di quel suo fantastico Milan degli anni novanta, forse una delle squadre più forti e più vincenti della storia del calcio.
Per quanto riguarda il Siracusa invece, partendo dalla ricetta dell’omino di Fusignano, e trasportandola nel nostro contesto ben poco stellare, possiamo in tutta franchezza dire che riguardo alla serietà, nonostante tutti gli sforzi del patron Giovanni Alì, uomo a detta di tutti molto per bene, quest’anno abbiamo assistito ad una altalena di allenatori e soprattutto di dirigenti che manco ci trovassimo al ballo di San Vito. Lo stesso dicasi della programmazione, nel senso che nelle realtà come quella nostra – dove già arrivare pronti alle date delle scadenze che la Lega comunica per il versamento obbligatorio dei contributi federali diventa un’odissea – è pressoché bizzarro pure parlarne. Il tempo infine sarebbe quello che bisognerebbe concedere agli allenatori, al loro staff e agli addetti ai lavori, per costruire un progetto, dando loro la possibilità di lavorare in tutta serenità per poter – perché no – pure pensare di aprire dei cicli vincenti. Ma come abbiamo già detto, sulla sponda azzurra le onde non arrivano mai placide, altro che tempo concesso in santa pace!
Ma tranquilli, compagni di sventure calcistiche di marca aretusea, doveva ancora arrivare il 10 aprile: Un evento, infatti, ha marchiato per sempre questo giorno, il 10 aprile del 2019, e cioè che per la prima volta l’uomo ha visto come è fatto un buco nero. Seppure solamente in foto. E facendo una breve ricerca, ci siamo accorti che il 10 aprile, in generale, è una data mai banale, spesso un giorno di stupore che precede le lacrime. Dal porto di Southampton, nel 1912, partiva verso il nuovo mondo un transatlantico più grande di uno stadio. «Titanic» il nome che si leggeva vicino alla prua. E c’è gente che piange ancora adesso ripensando al 10 aprile del 1970, quando i Beatles annunciavano al mondo di voler smettere di suonare insieme.
Passando dalla musica alla cultura, sempre a quella data, Joanne K. Rowling, la mamma di Harry Potter, chiudeva l’anno in testa alla classifica per libri venduti su Amazon. Due Oscar da attore protagonista, saltando nel cinema, per Daniel Day Lewis. Passando un attimo dalla politica, ci tocca (ahinoi) di citare nuovamente il “cavaliere”, quando nel 10 aprile del 2007 Berlusconi coi suoi 1.287 giorni al governo, si prende la laurea di politico con più giorni al governo in Italia. Tornando nello sport, Lewis Hamilton diventa in quella stessa data il pilota di F1 con più GP vinti (74 vittorie), e LeBron James il giocatore del Nba con più punti in reguar season, 24.204 per la precisione.
E il nostro Siracusa calcio, in tutto questo cosa c’entra? C’entra invece, perché mercoledì 10 aprile scorso, nel nostro piccolo, siamo passati alla storia (almeno di questo campionato). Non avremo visto com’è fatto un buco nero, ma stavamo per finirci dritti dritti dentro. Con la vittoria però nel recupero di campionato contro il Rieti, gli uomini di mister Raciti hanno scongiurato quel pericolo, ottenendo il terzo successo di fila. Prima volta quest’anno che succede.
Tanta grazia, visto gli ultimi tempi. Vietato parlare di salvezza raggiunta (anche perché rimane ancora aperto il dolente tasto delle probabili prossime penalizzazioni nelle quali dovremmo incorrere ancora una volta), però il Siracusa nelle ultime cinque giornate, su quattro gare disputate (una vinta a tavolino per l’esclusione del Matera dal campionato) ha ottenuto la bellezza di 10 punti, frutto del pari a Bisceglie e delle vittorie a Lentini con la Sicula Leonzio e in casa con Vibonese e Rieti. Se a queste aggiungiamo quella vinta d’ufficio, la squadra è finalmente riuscita a spiccare il volo, trovando quella continuità di risultati e di gioco che andava cercando sin dall’inizio di questo travagliato torneo.
Il reparto difensivo ha subito un solo gol, e anche in quanto a reti realizzate il peggio sembra passato, visto che si è finalmente sbloccato dopo mesi di latitanza il nostro bomber argentino, Federico Vazquez, che in questo mini ciclo di partite ha timbrato per ben tre volte il tabellino del gol. Altri due li ha siglati il sempreverde Lele Catania, che ha portato a 51 le reti realizzate con la maglia del Siracusa. E nella speciale classifica dei marcatori azzurri di sempre, l’attaccante, catanese di nascita, si è portato in sesta posizione.
Quindi al netto del nuovo deferimento che nei giorni scorsi è arrivato in società e che potrebbe punire nuovamente il club di Alì – per non aver pagato contributi e ritenute a tesserati, dipendenti e collaboratori – la squadra ha dimostrato nonostante ciò di essere un gruppo di uomini veri, di gente tosta. E anche quest’anno, come lo scorso, i giocatori si sono dimostrati gli ultimi colpevoli. Perché loro la salvezza tranquilla, sul campo, con l’ultima vittoria l’hanno raggiunta. Un gruppo forgiato da tutta l’antica tempra da battagliero del loro allenatore, Ezio Raciti, spesso vituperato dai tifosi ma che lavorando a testa bassa sta dimostrando tutta la sua stazza da gladiatore.
Stazza che sicuramente avrà fatto sentire tutta ai suoi giocatori nell’intervallo della partita di mercoledì col Rieti, allorché per la prima mezz’ora abbondante i suoi ragazzi erano stati in ostaggio degli avversari, e si stavano arrendendo senza condizioni, preda di strategia e di mentalità sbagliate. Ma nell’intervallo il tecnico avrà suonato la sveglia, visto nella ripresa è stata tutta un’altra storia. Azzurri redivivi, più presenti a se stessi, non più passivi. E la gara ha preso subito un’altra piega. Il Rieti ha perso la sua ribalderia, e il Siracusa ha fatto quel che avrebbe dovuto fare sin dall’inizio, e cioè mostrare i denti e attaccare a testa bassa. Perché non è detto che la salvezza arrivi da subito, ma la garanzia per le nostre nuove speranze di tifosi ci viene dalle buone intenzioni che sembrano metterci i giocatori.
Nulla è perduto, quindi. La strada è ancora lunga, ma l’idea è quella di viaggiare veloci. Quindi – penalizzazioni permettendo – se siamo ancora attaccati al vagone della serie C, bisogna fare un plauso a Raciti e ai suoi ragazzi. Il futuro ora fa un po’ meno paura, niente è ancora perduto e sperare si può. Anzi, si deve!

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