Le storie incredibili del vecchio Tribunale, del palazzo di via Adua, delle coop al Monte. Inerzia e insipienza da parte delle amministrazioni e i danni milionari si accumulano
La Civetta di Minerva, 20 aprile 2019
In viale Italia, nella borgata di Augusta, fa bella mostra di sé accanto al distributore Agip, un imponente palazzo chiuso e non utilizzato. Non sono poche le persone che si chiedono perché un edificio dall’esterno così appetibile e situato al centro della borgata cittadina sia inutilizzato.
La sua è una delle tante storie incredibili che costellano il quotidiano di questa città. L’edificio, per la metà della sua estensione, fu affittato e preso in carico dal Comune nel 2009 quando l’allora sede del tribunale di Piazza delle Grazie (sezione staccata di quello di Siracusa, ora eliminato, insieme a tanti altri servizi che erano presenti nella città) si rivelò prima inadeguato poi inagibile. L’amministrazione del tempo, su sollecitazione del presidente del tribunale aretuseo e della classe forense cittadina, emanò un avviso per una manifestazione di interesse all’affitto di un locale adeguato per trasferirvi i servizi e le aule necessarie al tribunale. Dopo l’esperimento della procedura, su indicazione dello stesso tribunale, venne scelto questo immobile dove furono, conseguentemente, effettuati a carico della ditta aggiudicataria le modifiche e gli adeguamenti necessari all’uso previsto.
Nel corso del 2009, completate le pratiche amministrative, fu affittato per sei anni, rinnovabili per altri sei, con regolare contratto e fu preso in carico dal Comune. Successivamente, a causa di una serie di vicissitudini, non ultimo un allagamento conseguente al distacco della luce, operato dal Comune, che rese inoperanti le pompe e le attrezzature tecnologiche che ne assicuravano la gestione, l’edificio non venne mai utilizzato, anche perché, nel frattempo, fu soppressa la sede staccata del tribunale (e quindi il costo non fu più rimborsabile da parte del Ministero della Giustizia, n.d.r.) ma non venne restituito ai locatari. In conseguenza dei danni subiti e delle opere effettuate nacque un contenzioso tra ditta locataria e Comune e, invece di definire la vicenda onde evitare di dover pagare a vuoto i locali, si tergiversò soprassedendo ad ogni decisione trascurando che l’immobile fosse sempre nella disponibilità del Comune.
Con sentenza del maggio 2017, il primo dei contenziosi si concluse con la condanna del Comune a pagare l’affitto fino al 2012. Altri contenziosi, ad oggi, restano in fieri per i danni subiti e per gli affitti non pagati (da allora alla guida del Comune si sono susseguite ben due gestioni commissariali – che per principio, secondo il giudizio di taluni, sono sempre da preferire a quelle politiche (!?) – e poi quattro anni con gestione della nuova amministrazione). Ancora oggi, le chiavi dell’immobile sono in mano al Comune che, di fatto, quindi, ne avrebbe la disponibilità ma nessuno si occupa di chiudere la partita la quale, alla chiusura dei contenziosi, vedrà con estrema probabilità registrare un ulteriore danno alle casse comunali; intanto passa il tempo, scorrono le stagioni e tutto resta fermo.
Praticamente, fino a quando non verrà messa la parola fine, si sommeranno impegni finanziari, si moltiplicheranno i contenziosi e tutto resterà immobile. Il paradosso di questa vicenda è che il Comune, pur restando con la disponibilità di questi locali in carico, ha in affitto altri locali per alcuni suoi servizi. Oltre il danno la beffa!
Analoga vicenda vive un altro grande palazzo, anch’esso enorme, anch’esso inutilizzato, sito in via Adua, questa volta nel quartiere Terravecchia; con i suoi balconi aggettanti sulla darsena aspetta pacioso che qualcuno si occupi di lui. Anche qui, la stessa storia: inizialmente, intorno al 2002, fu preso in affitto (sempre per sei anni rinnovabili per altri sei), questa volta dalla Provincia per insediarvi i licei in attesa della conclusione dei lavori di adeguamento sismico degli edifici scolastici alla cittadella. Nel 2014 fu data disdetta all’affitto, ma i locali furono sgombrati solo l’anno dopo, anche qui contenzioso per i danni esistenti nel fabbricato e chiavi ancora in mano alla Provincia che mantiene la sua inerzia (anche qui con due gestioni commissariali di cui una tutt’ora in corso, n.d.r.) e anche qui tutto resta immobile producendo un altro contenzioso milionario. Chi vivrà vedrà… poi pantalone pagherà e il danno subito dagli enti per tanta inerzia e insipienza nell’assumere decisioni, forse, sarà oggetto di un intervento della Corte dei Conti oppure, per buona sorte dei responsabili, tutto sarà inghiottito dall’oblio. Finora il danno stimato per ciascuna di queste vicende supera abbondantemente il milione di euro.
Un altro caso incredibile è legato all’insediamento di molte cooperative al monte. Il Comune espropriò i terreni, in seguito i proprietari contrapposero ricorsi ottenendo cospicui risarcimenti, il Comune dovrebbe recuperare le somme dai cooperatori ma nulla si sa in merito e i debiti si sommano, sempre a carico di pantalone. Che dire poi degli allacci elettrici nella zona Scardina presso le case popolari? Ancor oggi nessuno sa chi deve pagare la fornitura elettrica all’Enel e adesso pare che della vicenda si stia occupando la Prefettura che dimostra particolare affetto verso la nostra città; arriverà il giorno, forse, che anche questa storia arriverà al capolinea e sarà utile sapere chi avrà pagato le bollette…

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