Marco Turati: “Sì, è vero, tanti giovani erano alla prima esperienza”

“Nessuna squadra contro di noi ha fatto una goleada”, “Una cosa è certa, abbiamo lottato sempre fino all’ultimo”, “Ce la stiamo mettendo tutta per salvarci”

 

La Civetta di Minerva, 6 aprile 2019

Oggi, per la nostra rubrica un caffè col Siracusa, abbiamo voluto puntare al top. Perché se è vero che quando il gioco si fa duro i duri cominciano a giocare, il nostro ospite odierno è uno tosto vero.

Stiamo parlando del nostro baluardo, il pilastro della difesa, la colonna portante della squadra, il nostro capitano. Ci troviamo cioè con Marco Turati, la bellezza di 37 primavere (a maggio), portate splendidamente sulle spalle con la disinvoltura e l’eleganza di un cavaliere carolingio. Turati, nato a Lecco il 20 maggio dell’82 (anno importante per tutti gli amanti del calcio), cresce addirittura nelle giovanili del Verona quando la squadra scaligera militava nella massima serie nazionale, benché il ragazzo ancora ventenne non riesce a debuttare in serie A. Ha però modo di rifarsi, disputando da protagonista ben 9 anni consecutivi in serie B, con le maglie di Verona, Cesena, Ancona, Grosseto e Modena. Un solo anno col Lecco in D, e poi l’approdo nella nostra città, che nel frattempo era tornata in serie C.

Questa è infatti la terza stagione che il nostro libero, come lo si chiamava una volta, indossa la maglia azzurra. Maglia che ha sempre indossato non lesinando sforzi e sudore, nonostante combatta da anni con acciacchi fisici vari, nella fattispecie al ginocchio e al polpaccio. Ma lui è l’ultimo che si tira indietro, anzi è quello che nel momento di maggiore difficoltà tira fuori la grinta del vero leone per prendere per mano i compagni, specie quelli più giovani, e spingerli a tirare fuori gli attributi. Per questo si è guadagnato la fascia di capitano e un amore incondizionato dei tifosi aretusei, e soprattutto delle tifose, visto che è anche un bel ragazzo di quasi due metri con chioma lunga da guerriero e mascella volitiva.

Nel curriculum vanta anche 32 gol, che non sono pochi, visto che la zona di sua competenza è sempre stata la sua area di rigore, dove è sempre il primo a svettare di testa per recuperare palloni, ma non lesina a buttarsi nell’area avversaria per far valere i suoi centimetri anche in zona gol. Curriculum che due anni fa, alla fine della sua prima stagione azzurra, aveva fatto gola a diverse altre piazze, magari più prestigiose della nostra, ma che ha visto sempre la risposta negativa del nostro capitano, che ha sposato in pieno la nostra causa non mancando mai di sottolineare di trovarsi a meraviglia nella nostra città.

Buongiorno Marco, e grazie per aver accettato di scambiare due chiacchiere con noi, in un momento di chiara difficoltà per la nostra squadra. Posso darti del tu?

Certamente, e grazie a voi per la vostra attenzione nei miei confronti.

Tu sei e sei stato la colonna della nostra difesa. Nei due anni precedenti la squadra ha sempre giocato un campionato di tutto rispetto riuscendo a raggiungere per due anni consecutivi l’ambito traguardo dei playoff. Come ti spieghi un tracollo del genere? Te lo aspettavi a inizio stagione?

Non è semplice per me rispondere a questa domanda, perché sicuramente quest’annata è stata particolare. Indubbiamente i due anni precedenti sono stati sicuramente migliori, lo dicono i numeri. E se la cosa poteva essere anche – tra virgolette – preventivabile, ti rispondo di si. C’era questo rischio, visto che abbiamo cambiato parecchio e che erano arrivati tantissimi giovani, per lo più alla prima esperienza nella categoria, e quindi le difficoltà erano state messe più o meno in preventivo. Sapevamo sin dall’inizio che avremmo dovuto soffrire, e il rammarico per questa situazione sicuramente c’è. Però sappiamo anche che il campionato di serie C è difficile e particolare, e quindi se non si fanno le cose per bene si rischia sempre. Noi comunque stiamo lavorando e stiamo cercando di fare quanto di meglio è nelle nostre caratteristiche per portare a casa almeno la salvezza.

La stagione scorsa chiudemmo il campionato con la difesa meno battuta del girone, meglio addirittura della corazzata Lecce. Mentre quest’anno come reti subite siamo tra le ultime: peggio di noi hanno fatto sinora solo Rieti, Paganese e Rende. Tu che la difesa la guidi, e pure bene, come ti spieghi questo risultato? Vi siete fatti delle domande voi del reparto arretrato? A cosa pensi siano dovute principalmente queste vostre difficoltà?

Diciamo che per la posizione in classifica che occupiamo, è anche normale, insomma si è subito qualche gol in più e se ne è fatto qualcuno in meno. Perché se non mi sbaglio anche davanti siamo il secondo peggior attacco del campionato, addirittura abbiamo segnato meno della Paganese. Detto questo, io non do mai la colpa a un singolo reparto, poiché quando gli attaccanti non segnano la responsabilità è di tutti, perché molto probabilmente si riesce meno a portare palle in zona d’attacco, e allo stesso modo quando si incassano troppe reti la responsabilità è di tutti gli undici giocatori. Sarò banale, ma la fase difensiva inizia sempre dagli attaccanti e quella offensiva parte sempre dai difensori.

Finalmente dopo la splendida vittoria nel derby di Lentini la squadra è tornata a vincere con grinta e carattere. Caratteristiche che, salvo poche gare (con la Cavese in casa, nel derby col Catania sempre tra le mura amiche…), quest’anno sono venute a mancare. Come mai a una squadra che gioca prevalentemente per salvarsi vengono a mancare quella fame e quelle motivazioni che dovrebbero far letteralmente mangiare l’erba ai giocatori? È forse da imputare alla media piuttosto bassa dell’età della rosa?

Si, è vero. L’età bassa, e di conseguenza la poca esperienza, a volte sono alla base per capire le difficoltà che i giocatori provano per trovare e per tenere sempre le giuste motivazioni. Perché logicamente l’aver cominciato male l’esperienza in una categoria nuova può far nascere dei dubbi nella testa di un ragazzo giovane, dubbi che poi si ripercuotono all’interno della squadra stessa. Quindi sommando queste difficoltà a quelle di dover cambiare categoria, ambiente, squadra e compagni e trovandosi in una piazza con più seguito, dove ogni cosa viene amplificata, si riesce a comprendere che venire fuori da una situazione iniziale di difficoltà, è dura. E da fuori quello che sembra risaltare è solamente la mancanza di carattere. Io ritengo però che la squadra dal punto di vista dell’impegno non abbia mai lesinato nulla, assolutamente. Anzi abbiamo sempre reagito. E mi tocca dirti che spesso il tifoso è facilmente volubile riguardo ai giudizi. Se infatti a Lentini avessimo pareggiato, ci avrebbero imputato una mancanza di carattere; con la vittoria conquistata invece siamo tornati ad essere dei leoni. Io che invece sono abituato a guardare sempre il lato positivo delle cose, ti dico che la nostra squadra è una delle poche a non aver mai preso un’imbarcata. Anche giocando male e offrendo prestazioni negative, siamo sempre rimasti in partita e abbiamo sempre lottato sino all’ultimo minuto. Sempre! Pur tra mille difficoltà, sia in campo che fuori dal campo, con le vicissitudini che tutti conosciamo. E io da capitano ne vado fiero di questa cosa, anche perché se qualcuno non ci avesse messo il giusto impegno, sarebbe stato sicuramente messo da parte.

Adesso ti farò una domanda piuttosto delicata. Ritieni anche tu (come pensano i tifosi) che la società abbia peccato di presunzione portando in blocco la rosa del Troina, che poi si è dimostrata inadeguata ad affrontare un campionato nettamente più difficile come quello della serie C? Pensi che qualche sacrificio si sarebbe potuto evitare? I tifosi pensano che l’esperienza di Giordano e Spinelli sarebbe stata ancora utile alla causa. Sei d’accordo con loro?

La società all’inizio dell’anno ha fatto delle scelte precise. Però poi ha cercato di rimediare in corsa correggendo il tiro, ma logicamente non è stato facile riuscire a far quadrato in una stagione dove si sono susseguiti tre allenatori diversi, tutti esordienti si può dire. Nonostante ciò, siamo comunque – pur se in ritardo – riusciti a trovare un giusto equilibrio. A gennaio infatti abbiamo cominciato ad essere un po’ più tosti, ad essere più quadrati, ma non era sicuramente facile per la società gestire la situazione in corso d’opera. Poi come dici bene tu, magari all’inizio si poteva forse gestire diversamente tenendo qualche elemento d’esperienza in più che certamente avrebbe aiutato la barca a non affondare. Però queste sono sempre cose che col senno di poi sono facili da giudicare.

Bene. Ti ringrazio per la franchezza. Per chiudere parlaci delle tue purtroppo non perfette condizioni fisiche, dei tuoi auspici per questa stagione che sta per finire e dei progetti (se ci sono) per la prossima stagione.

Si, è vero. Quest’anno le condizioni fisiche non mi hanno aiutato, perché a causa di un problema al polpaccio sono dovuto rimanere un mese fuori dal campo, e tra l’altro pure un riacutizzarsi del dolore al ginocchio operato l’anno scorso non mi ha permesso di allenarmi nel migliore dei modi. Anche se fortunatamente a oggi su 30 partite ne ho giocate 25 e tutte per 90 minuti, e quindi sono molto soddisfatto del mio minutaggio e del mio rendimento; arrivare a quasi 37 anni in queste condizioni e riuscire a reggere l’urto non è da tutti e spero di poter sempre continuare così e di avere sempre meno problemi fisici. Per quanto riguarda invece i miei auspici per questa stagione agonistica, sono quelli di tutti, e cioè mi auguro una salvezza tranquilla, possibilmente senza passare dalle forche caudine dei playout. E per la prossima mi auguro quello che è il mio sogno, vedere cioè il Siracusa lottare per qualcosa di importante e di storico, che poi è il vero motivo per il quale ho scelto di rimanere in questa splendida città.

 

Da leggere

Siracusa, la paralisi di una generazione: viaggio tra declino demografico, record di scoraggiamento ed esodo dei giovani laureati

1. Le fonti della crisi Questo viaggio nei numeri della condizione giovanile a Siracusa è …

COLLABORA CON NOI

SIRACUSA DIFFERENZIA

IL BAR SOTTO IL MARE

Migranti

homepage

Lavoro

I Diari della Quarantena

La Civetta in gabbia

La parola ai lettori

Articoli recenti

VIDEO

Commenti recenti