Oeconomicae et pecuniariae quaestiones, il documento della Congregazione per la dottrina della fede approvato dal papa. Nuova visione su solidarietà, pari dignità e libertà regolamentata
La Civetta di Minerva, 9 marzo 2019
Gli orientamenti economici e politici divenuti sostanzialmente egemoni a partire dall’ultimo ventennio del secolo scorso hanno prodotto effetti inaccettabili per chiunque abbia a cuore il benessere della comunità umana più che il successo di singoli particolarmente scaltri. Sono sotto gli occhi di tutti la crescente disuguaglianza, la precarizzazione del lavoro e dell’esistenza, la dilagante povertà e l’impoverimento dei ceti medi, la moltiplicazione di abusi e di ingiustizie, la gravità, varietà e ricorrenza di crisi sistemiche di portata mondiale. La caduta del muro di Berlino, la dissoluzione del blocco sovietico e la sconfitta storica dell’ideologia marxista e maoista hanno suscitato speranze che gli sviluppi del liberismo trionfante hanno poi ampiamente deluso. Oggi nessuno intende ritornare a vecchie ideologie e a tipologie di società sconfitte dalla storia; ma nessun uomo di buon senso può continuare a disinteressarsi degli ideali di fratellanza/solidarietà e di uguaglianza/pari dignità che la storia più recente ha sacrificato al liberismo eslege e darwiniano; il quale, incontrastato, ha trasformato la società in una sorta di giungla globale dove solo i più scaltri sono destinati ad affermarsi a detrimento di tutti gli altri.
Alla luce di questi sviluppi, ormai sotto gli occhi di tutti, occorre rifondare una nuova visione politica che si basi sulla pari dignità degli esseri umani; sulla solidarietà; sulla libertà regolata da leggi e principi che pongano fuori gioco ogni sorta di abusi e di prevaricazione. E questo dovrebbe essere il principale pensiero della sinistra, che invece ha preferito occuparsi d’altro e che, dopo la sonora sconfitta di un anno fa, stenta ancora a ritrovare la sua ragion d’essere in Italia. Ci auguriamo che ci riesca in qualche modo con il nuovo segretario incoronato dalle primarie, ma egli dovrà fare i conti con una rappresentanza parlamentare in cui ha un peso determinante la parte vicina all’ex rottamatore aurtorottamatosi, che ha deciso di starsene in riva all’Arno a sgranocchiare popcorn in attesa di veder passare i cadaveri dei suoi avversari. E soprattutto dovrà vedersela con una mentalità oramai radicata anche in larghi settori della sinistra: quella che ha aderito ai dogmi dell’iperliberismo e che non osa metterli in discussione. Alle forze di sinistra che ancora si ritengono tali e al nuovo nocchiero del PD raccomandiamo caldamente di leggere e di meditare il documento esitato congiuntamente dalla Congregazione per la dottrina della fede e dal Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale, datato 6 gennaio 2018 approvato dal pontefice Francesco (come tiene a precisare la postilla conclusiva), e reso pubblico il 17 maggio dello scorso anno. In esso, che si intitola Oeconomicae et pecuniariae quaestiones, viene presa in considerazione la crisi economico-finanziaria del 2008 come «l’occasione per sviluppare una nuova economia più attenta ai principi etici e per una nuova regolamentazione dell’attività finanziaria, neutralizzandone gli aspetti predatori e speculativi e valorizzandone il servizio all’economia reale». Esattamente quello che avrebbe dovuto fare, da tempo, una sinistra attenta. Ma… non è mai troppo tardi. Ci auguriamo che ne sappia trarre con umiltà i dovuti insegnamenti e che li utilizzi per la stesura di un suo progetto politico al passo coi tempi, ringraziando debitamente chi di dovere per i formidabili stimoli culturali contenuti nell’autorevole documento ecclesiale, che munito della approvazione papale costituisce quasi un’enciclica.
Se fosse stata più attenta ai messaggi provenienti da intellettuali di tutto rispetto (come il compianto Luciano Gallino), sicuramente la sinistra sarebbe arrivata prima a concepire e ad integrare in un suo progetto politico molti dei contenuti del documento ecclesiale. Alcuni dei quali (come la necessità di ripristinare la distinzione di ruoli tra banche di affari/investimenti e banche di credito/risparmio) sono comunque entrati nel circolo delle idee ampiamente diffuse. Solo da coloro che hanno condotto alla deriva il PD e il socialismo europeo sono state colpevolmente ignorate. Per sudditanza intellettuale rispetto al pensiero economico dominante iperliberista.
Ma veniamo ad elencare alcuni di tali temi, con la speranza contribuire ad indurre gli intellettuali della sinistra locale a una lettura e meditazione dell’importante documento. In esso troviamo:
una denuncia senza mezzi termini sulla degenerazione della finanza «il cui funzionamento, quando è stato slegato da adeguati fondamenti (..) non solo ha prodotto palesi abusi e ingiustizie, ma si è anche rivelato capace di creare crisi sistemiche e di portata mondiale».
Ci pare utile evidenziare una dichiarazione di principio, che figurerebbe benissimo a fondamento di un progetto politico e di una coerente azione sociale: «Nessuno spazio in cui l’uomo possa agire legittimamente è destinato a essere estraneo o impermeabile all’azione di rinnovamento fondato sulla solidarietà, la pari dignità e la libertà regolamentata. Questo vale dunque anche e soprattutto per gli ambiti della politica e dell’economia, che devono essere poste al servizio della vita umana e finalizzate al perseguimento del bene comune. Coerentemente con questa visione è da considerare miopia e gretto egoismo limitarsi a creare nuova ricchezza senza preoccuparsi di far sì che essa sia diffusa in modo che ne tragga giovamento l’intera società. Ed è egoismo escludere gli altri dal godimento del benessere, come è accaduto e sta ancora accadendo in questa società, in cui la ricchezza si va concentrando sempre più nella disponibilità di un numero sempre più ristretto di soggetti, indifferenti alla condizione dei più numerosi».
Segue un corollario fondamentale: l’attività economica richiede «una chiara fondazione etica, che assicuri al benessere raggiunto quella qualità umana delle relazioni che i meccanismi economici, da soli, non sono in grado di produrre».In contrapposizione ad ogni pretesa di spacciare le scelte neo liberiste per aspetti tecnici della scienza economica, viene postulato dal documento ecclesiale un «necessario connubio fra sapere tecnico e sapienza umana, senza di cui ogni umano agire finisce per deteriorarsi, e con cui invece può progredire sulla via di un benessere per l’uomo che sia reale e integrale». E viene ribadito con determinazione che «la promozione integrale di ciascuna persona, di ogni comunità umana e di tutti gli uomini, è l’orizzonte ultimo di quel bene comune che la Chiesa si propone di realizzare». La Chiesa soltanto? A nostro avviso, anche ogni sana politica che voglia essere al servizio dell’uomo e non di singoli o di consorterie o di caste.
«Oggi, pensando al bene comune, abbiamo bisogno in modo ineludibile che la politica e l’economia, in dialogo, si pongano decisamente al servizio della vita umana». A tal fine il documento offre «alcune considerazioni di fondo e puntualizzazioni». Per esempio, queste: «se vogliamo il bene reale per gli uomini, «il denaro deve servire e non governare!»; «spetta in primo luogo agli operatori competenti e responsabili elaborare nuove forme di economia e finanza, le cui prassi e regole siano rivolte al progresso del bene comune»; «Il riconoscimento del carattere relazionale della persona umana consente di guardare agli altri non anzitutto come a potenziali concorrenti, bensì come a possibili alleati nella costruzione di un bene che non è autentico se non riguarda tutti e ciascuno nello stesso tempo. Tale antropologia relazionale aiuta l’uomo anche a riconoscere la validità di strategie economiche che mirino anzitutto alla qualità globale della vita, prima ancora che all’accrescimento indiscriminato dei profitti, a un benessere che, se vuol essere tale, è sempre integrale, di tutto l’uomo e di tutti gli uomini. Nessun profitto è infatti legittimo quando vengono meno l’orizzonte della promozione integrale della persona umana, della destinazione universale dei beni e dell’opzione preferenziale per i poveri».
L’impegno per il bene comune (…) riguarda non solo le relazioni tra gli individui, ma anche «macro-relazioni, rapporti sociali, economici, politici». Ovvero diventa il fondamento di un agire politico e la chiave di un autentico sviluppo. Occorre partire dal riconoscimento di chiari principi comuni e condivisi (i fondamentali diritti e doveri dell’uomo), cioè da un ordine di valori che è dunque l’indispensabile fondamento per edificare una degna comunità degli uomini regolata da leggi improntate a reale giustizia; senza di esso «l’arbitrio e l’abuso del più forte finiscono per dominare».
Dopo tali premesse il documento prosegue con la denuncia della sudditanza della politica di fronte allo strapotere dei grandi soggetti economico-finanziari (concentrazioni di banche ed assicurazioni, fondi comuni, ecc.): «di fronte al crescente e pervasivo potere di importanti agenti e grandi networks economico-finanziari, coloro che sarebbero deputati all’esercizio del potere politico, spesso disorientati e resi impotenti dalla sovranazionalità di quegli agenti e dalla volatilità dei capitali da questi gestiti, faticano nel rispondere alla loro originaria vocazione di servitori del bene comune, e accade anche che si trasformino in soggetti ancillari di interessi estranei a quel bene».
C’è quindi la critica del dogma liberista relativo alla capacità equilibratrice dei mercati: « quel potente propulsore dell’economia che sono i mercati non è in grado di regolarsi da sé: infatti essi non sanno né produrre quei presupposti che ne consentono il regolare svolgimento (coesione sociale, onestà, fiducia, sicurezza, leggi…), né correggere quegli effetti e quelle esternalità che risultano nocivi alla società umana (disuguaglianze, asimmetrie, degrado ambientale, insicurezza sociale, frodi…). Oggi l’industria finanziaria, a causa della sua pervasività e della sua inevitabile capacità di condizionare e – in un certo senso – di dominare l’economia reale, è un luogo dove gli egoismi e le sopraffazioni hanno un potenziale di dannosità della collettività che ha pochi eguali. Senza negare la funzione positiva dell’attività finanziaria, il documento mette in evidenza che c’è «anche una cattiva finanziarizzazione dell’economia», che fa sì che «la ricchezza virtuale, concentrandosi soprattutto in transazioni caratterizzate dal mero intento speculativo e in negoziazioni ad alta frequenza (high frequency trading), attiri a sé eccessive quantità di capitali, sottraendoli in tal modo ai circuiti virtuosi dell’economia reale». (…)
La rendita da capitale insidia ormai da vicino, e rischia di soppiantare, il reddito da lavoro, spesso confinato ai margini dei principali interessi del sistema economico. Ne consegue il fatto che il lavoro stesso, con la sua dignità, non solo divenga una realtà sempre più a rischio, ma perda altresì la sua qualifica di “bene” per l’uomo, trasformandosi in un mero mezzo di scambio all’interno di relazioni sociali rese asimmetriche. Proprio in questa inversione di ordine fra mezzi e fini, per cui il lavoro da bene diviene “strumento” e il denaro da mezzo diviene “fine”, trova un fertile terreno quella spregiudicata e amorale “cultura dello scarto” che ha emarginato grandi masse di popolazione, privandole di un lavoro degno e rendendole così “senza prospettive e senza vie di uscita”. Non si tratta più semplicemente del fenomeno dello sfruttamento e dell’oppressione, ma di qualcosa di nuovo: con l’esclusione resta colpita, nella sua stessa radice, l’appartenenza alla società in cui si vive, dal momento che in essa non si sta nei bassifondi, nella periferia, o senza potere, bensì si sta fuori. Gli esclusi non sono “sfruttati” ma rifiuti, “avanzi”».
Si vorrebbe che altrettanta chiarezza apparisse in documenti e dichiarazioni dei leader della sinistra confusa e dispersa. I quali sono invece affaccendati a criticare senza sosta un provvedimento di cui tanto si parla e straparla in questi giorni: il reddito di cittadinanza, corretto in itinere con strategie di inclusione. Provvedimento e correzioni discutibili nei modi, ma necessari. Forse la sinistra farebbe meglio a contribuire al miglioramento ed al successo dell’iniziativa, piuttosto che denigrarla.
Il documento mette a fuoco il tema della eccessiva finanziarizzazione dell’economia o del finanzcapitalismo (la definizione è di Gallino) che risucchia troppe risorse verso l’attività meramente speculativa e sovrasta, strapazza, distrugge l’economia reale. Senza, aggiungiamo noi, che le socialdemocrazie (e tra queste il PD) oppongano resistenze o contrappongano opportune e necessarie norme regolatrici.
Il testo non trascura di esaminare dettagliatamente le storture del mercato non adeguatamente regolamentato. Evidenzia, ad esempio, gli abusi ed i raggiri perpetrati «ai danni della controparte meno avvantaggiata» da una situazione di asimmetria informativa ed evidenzia che «commercializzare alcuni strumenti finanziari, di per sé leciti, in una situazione di asimmetria, approfittando delle lacune cognitive o della debolezza contrattuale di una delle controparti, costituisce di per sé una violazione della debita correttezza relazionale». Denuncia quindi l’insufficienza del tradizionale principio di prudenza a cui si dovrebbe attenere l’incauto compratore (caveat emptor). «Tale principio, in base al quale incomberebbe anzitutto sul compratore la responsabilità di accertare la qualità del bene acquisito, presuppone infatti una parità nella capacità di tutelare i propri interessi».
Il documento prosegue con una analisi dettagliata ed impietosa delle storture oggi presenti a qualsiasi livello nell’attività di intermediazione finanziaria (banche, consulenti, gestione del riparmio, agenzie di rating, derivati, CDO, transazioni e loro velocità, retribuzioni e modalità di carriera all’interno del sistema, shadow banking system, sistema offshore, paradisi fiscali, evasione, ecc.). Il lettore ci scuserà se, per motivi di spazio, omettiamo il seguito di questa sintesi. Potrà richiederla per intero l’indirizzo mail della civetta.
Saremo lieti di inviarla in allegato, assieme al documento originale in PDF.
Saremo soprattutto lieti di poter mettere il documento a disposizione dei politici che ce lo chiedano. Provino ad accostarsi a temi che dovrebbero considerare ineludibili. O sono anch’essi convinti che si tratti di chiacchiere da bar dello sport?

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