Saia Randeci, la rete fognaria a cielo aperto di Rosolini

Un inquinamento costante da anni. Liquami attraverso la terra si riversano nelle falde acquifere, tanto da contaminarle irrimediabilmente

 

La Civetta di Minerva, 23 febbraio 2019

Chi vi scrive vive da qualche anno a Rosolini, e se c’è un argomento sensibile – da sempre – per gli abitanti della cittadina siracusana questo è sicuramente la saia Randeci anche se non tutti, forse, ne sono a conoscenza. O quanto meno, non nel modo giusto.

La Saia Randeci, se in origine, prima di confluire nel fiume Tellaro, raccoglieva solo le acque bianche di Rosolini e delle periferie, ha poi, per tantissimi anni, fino al 2005 (data in cui è stato messo in funzione l’impianto di depurazione), ricevuto anche le acque reflue della città, facendole allegramente defluire per tutto il territorio che si estende lungo le campagne antistanti la Val di Noto.

Secondo quanto relazionato dal responsabile del V° Settore del Comune, l’ingegnere Corrado Mingo, la rete fognante di Rosolini è stata realizzata con “modalità” diverse: nel centro storico per esempio i liquami transitano sulla roccia sottostante le abitazioni, a discreta profondità, senza alcuna canalizzazione. A questa sono stati collegati tubi di cemento rotocompressi, atti a servire le zone circostanti il centro del paese. Lavori che hanno avuto inizio tra gli anni ’70 e ’80.

Solamente negli ultimi vent’anni sono state realizzate opere in adeguamento alle vigenti leggi, nonostante il comune sia dotato di P.A.R.F. (Piano di adeguamento della rete fognante) ai sensi dell’art. 16 della legge 21 del 29 aprile 1985 già approvato con D.A. 1314/89 con contestuale autorizzazione allo scarico dei reflui – previa depurazione – nel Torrente Saia Randeci. Torrente che diviene veicolo di trasporto per rifiuti di ogni genere visibili a pelo d’acqua.

L’impianto di depurazione viene reso funzionante solo nel 2005, sempre con l’autorizzazione allo scarico presso la Saia, con D.D.S. n° 547 del 10 maggio 2007. L’autorizzazione viene revocata a maggio del 2013, quando l’Assessorato alle Energie e ai Servizi di Pubblica Utilità con D.D.G. 656 ritiene inopportuno rinnovare la concessione allo scarico per il mancato rispetto dei limiti previsti dalla normativa e ampiamente superati. Solo nel 2016 vengono completati i lavori sui due collettori – che consentono l’allaccio alla rete fognante di ulteriori contrade del paese – di adduzione al depuratore. Il Genio Civile di Siracusa ha rilasciato la concessione amministrativa repertoriata al n° 21676 del 15 novembre 2016 per l’approvazione allo scarico nella suddetta Saia.

Le acque reflue risultano quindi depurate al 95% prima di essere immesse nella Saia Randeci. Attualmente alcune zone di Rosolini sono sprovviste di rete fognaria, contrade che dovranno essere collegate a un terzo collettore di raccolta, da realizzare nei pressi della Statale 115. Il restante 5% delle acque nere, convogliate nella condotta di via Granati Nuovi, al momento scarica – senza essere sottoposta a trattamento – in un altro torrente, Saia Stafenna, anch’esso affluente del Tellaro.

Stando ai dati della relazione, è chiaro come alle acque sottoposte a depurazione sia stata data l’autorizzazione allo scarico solo nel 2016, per mancato adeguamento, nonostante l’impianto fosse già in funzione da undici anni e solamente dopo la realizzazione di altri due collettori principali in aggiunta al primo.

Adesso ci preme evidenziare come la questione grave che ne viene a galla, e scusate il gioco di parole, rimane quella dell’impatto ambientale. Non esclusivamente quello evidente – odori nauseabondi e immagini sconvenienti – ma specificatamente per le sostanze che attraverso la terra si riversano nelle falde acquifere, tanto da contaminarle irrimediabilmente. Falde acquifere dalle quali si attinge sia per il servizio urbano sia per quello ad uso privato. Tale inquinamento è costante da troppi anni.

Ci riserviamo di andare ancora più a fondo all’argomento, coinvolgendo l’attuale amministrazione nella figura del sindaco avv. Pippo Incatasciato, il quale si è reso disponibile per chiarire argomenti importanti, come questo, in modo da aiutare il più possibile la cittadinanza nella conoscenza e nella crescita, per evitare in futuro impatti ambientali di tale portata.

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