Don Aurelio Russo sul nuovo Santuario: “Chi, il 13 di ogni mese, si recherà in pellegrinaggio nella chiesa può ottenere l’indulgenza plenaria per sé o per un defunto”
La Civetta di Minerva, 12 gennaio 2019
Com’è noto, allo scorso 13 dicembre, e cioè in occasione della locale festività della nostra Santa patrona, la basilica di Santa Lucia al sepolcro – che si erge nell’omonima piazza dell’antico quartiere della Borgata – è stata elevata a Santuario. Questo in occasione dei 400 anni trascorsi da quando la stessa Basilica fu affidata alla custodia dei frati minori Francescani. Anche perché questa chiesa è ormai diventata oggetto di pellegrinaggio da tutta la provincia di Siracusa e da tutta la diocesi, per rendere omaggio al luogo del martirio e del sepolcro di Santa Lucia (ricordiamo che provincia e diocesi non coincidono, in quanto la parte sud della provincia di Siracusa, a partire da Avola, appartiene alla diocesi di Noto).
Dopo questa prestigiosa “promozione”, recandosi in pellegrinaggio nella chiesa il 13 di ogni mese, si può lucrare l’indulgenza plenaria da tutti i peccati per sé stessi o per un proprio defunto, sottostando ai soliti obblighi richiesti per le indulgenze plenarie e recitando un Credo secondo le intenzioni del Santo Papa. E in contemporanea a Siracusa, anche la chiesa di San Geremia e quella di Santa Lucia di Venezia, che custodisce le sacre spoglie mortali della Santa siracusana, sono state elevate al rango di santuario diocesano.
Ma per capirne di più e meglio, ci siamo recati al Santuario della Madonna delle Lacrime di Siracusa e abbiamo incontrato padre Aurelio Russo, Rettore dello stesso Santuario (nelle foto), e approfittando della sua squisita gentilezza e disponibilità, gli abbiamo formulato alcune domande:
Da chi è partita questa lodevole iniziativa? A chi compete la facoltà di decidere positivamente o negativamente?
L’iniziativa è stata voluta dai frati francescani minori, che custodiscono il sepolcro di Santa Lucia da 400 anni. Proprio per questa significativa ricorrenza, i Padri Francescani – in particolare il Parroco padre Daniele La Cugnata – ha chiesto ufficialmente all’arcivescovo di erigere la Chiesa di Santa Lucia col titolo di Santuario Diocesano. Questo l’iter burocratico. La motivazione religiosa è stata determinata invece dalla particolare funzione storico-ecclesiale che questa chiesa ha, non solo nell’ambito diocesano ma anche mondiale, in quanto Santa Lucia è conosciuta e venerata in tutto il mondo. L’erezione del Santuario di Santa Lucia al Sepolcro ne sottolinea ancora di più la peculiarità, essendo il luogo che per secoli ha custodito le sue spoglie mortali. Tenendo conto della richiesta dei Padri Francescani e della straordinaria importanza della Chiesa del Sepolcro di Santa Lucia, l’Arcivescovo mons. Pappalardo l’ha quindi elevata a Santuario Diocesano il 13 dicembre 2018.
Che requisiti aveva la chiesa di Santa Lucia al Sepolcro che hanno inciso in questa proclamazione?
La grande devozione a Santa Lucia ha determinato la erezione a Santuario. Ma non solo. Con questo decreto episcopale infatti, l’Arcivescovo non solo prende atto della storia e dell’importanza del culto di Santa Lucia in questa Chiesa, ma nello stesso tempo dà un importante impulso alla devozione a Santa Lucia, che dovrà essere curata dal Rettore del Santuario, dai frati e dai fedeli. In questo senso, il rettore dovrà impegnarsi ad accogliere i pellegrini e anche a divulgare nell’Arcidiocesi di Siracusa la venerazione alla vergine e martire siracusana, come modello di vita cristiana.
Vi è stata quest’anno una ricorrenza speciale che ha favorito questo evento?
L’evento è stato il IV centenario della presenza dei Padri Francescani Minori nella Chiesa di Santa Lucia. I frati sono presenti anche in Terra Santa e in tanti altri luoghi sacri.
Cosa può cambiare in riferimento al fatto che già in città esiste il più prestigioso Santuario della Madonna della Lacrime del quale lei è Parroco? Che differenza c’è fra queste due chiese? Cosa vuol dire in sostanza essere un Santuario?
Quanto detto del Santuario del Sepolcro di Santa Lucia vale anche per il Santuario della Madonna delle Lacrime, che però è stato voluto da tutti i vescovi della Sicilia in seguito alla prodigiosa lacrimazione del 29, 30 e 31 agosto e dell’1 settembre del 1953. Concretamente a livello diocesano non cambia nulla, in quanto il Santuario di Santa Lucia al Sepolcro ha lo specifico di divulgare il culto di Santa Lucia, mentre il Santuario della Madonna delle Lacrime deve diffondere il messaggio del Pianto di Maria Santissima. C’è, tuttavia, da fare una importante considerazione data dal fatto che il martirio di Santa Lucia e la lacrimazione della Madonna sono avvenuti nello stesso quartiere e anzi qualcuno ipotizza che siano avvenuti nello stesso luogo. Sarebbe interessante che studiosi e archeologi riuscissero a trovare testimonianze su questa suggestiva ipotesi. In ogni caso, entrambi gli eventi accaddero a pochi metri di distanza l’uno dall’altro. Un messaggio particolare e molto importante per i cristiani di oggi, tante volte perseguitati, ma custoditi dalle lacrime della Madonna. E per persecuzione non intendo solo quella cruenta, che tutti quanti conosciamo, ma mi voglio riferire anche a quella più insidiosa e più subdola della cultura di oggi che mette in pericolo la fede dei figli di Dio.
Ci può dire i suoi auspici personali o le considerazioni finali riguardo questo evento?
Il mio auspicio a livello ecclesiale è già realtà da diversi anni e consiste cioè nella collaborazione dei due Santuari riguardo all’accoglienza dei pellegrini che vengono a Siracusa per Santa Lucia e per la Madonna delle Lacrime. C’è poi un altro auspicio che faccio per il Santuario della Madonna delle Lacrime e per quello di Santa Lucia. Mi riferisco all’attenzione che l’amministrazione comunale di Siracusa deve dare ai due Santuari. In questo caso c’è ancora molto da fare. Un Comune come Siracusa non può gloriarsi di aver dato i natali a Santa Lucia e di essere conosciuto nel mondo anche per la Lacrimazione della Madonnina e poi non sostenere i due Santuari che devono curare l’accoglienza di tanti pellegrini. Molto potrebbe infatti migliorare nella nostra città se solo si evidenziasse di più e a livello ottimale questo fenomeno. E non parlo solamente in termini di fede, ma parlo anche di strutture ricettive e di attività che si basano sul turismo religioso. Persino l’economia cittadina potrebbe trarre vantaggio da un simile movimento.

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