A Schaffhausen, nel cantone tedesco, 5600 lampade a led si spegneranno il 6 gennaio, poco prima della mezzanotte. Nelle case balconi illuminati, giardini con renne elettriche, tetti con slitte, incredibili presepi sui balconi
La Civetta di Minerva, 8 dicembre 2018
Lo avete saputo poi il risultato della votazione del referendum in Svizzera riguardo le corna delle mucche? Purtroppo ha vinto il No, per una bassa percentuale, per cui le mucche continueranno ad avere le corna tagliate. Peccato.
Mò viene Natale, pensiamo ad altro. C’è chi dice che il Natale si comincia a vedere sempre prima: lucine, alberi, i panettoni (quelli sempre i primi a spuntare, ad ottobre). Quando ero piccola, diverse decine di anni fa, l’albero durava circa 25 giorni, non so voi ma io ho fatto mia la tradizione diffusa di fare l’albero l’8 dicembre, per l’Immacolata, onestamente non per motivi religiosi, più per motivi pratici. Ero libera l’8 dicembre quindi avevo il tempo di recuperare albero, palle e filamenti vari e addobbarlo con le mie bambine.
Perché fare l’albero? Perché mettere le lucine? E magari qualcuno dirà e se non credi perché allora? Quando mi chiedono in cosa credi, io rispondo “credo nell’amore” ma non l’amore tra un uomo e una donna, quello mi viene difficile da credere. Mi riferisco all’amore come forza, come energia che rende la vita degna di essere vissuta e credo nella musica, per lo stesso motivo. E adesso chiedo alla storia di spiegarvi perché lo faccio, e forse anche voi, inconsciamente. Basta una copia e incolla, internet mezzo meraviglioso per scansafatiche che amano conoscere. La tradizione dell’albero di Natale come lo conosciamo oggi, secondo alcuni pare sia nata in Estonia e precisamente nella piazza del Municipio: Raekoja Plats, a Tallin, nel 1441. Lo scopo era quello di riunire giovani donne e giovani uomini attorno all’albero per ballare insieme e trovare la propria anima gemella. Ecco questo è bellissimo, no?
C’è però anche un precedente che si può rintracciare in un gioco religioso medioevale celebrato in Germania il 24 dicembre, il “gioco di Adamo e di Eva” (Adam und Eva Spiele), in cui venivano riempite le piazze e le chiese di alberi di frutta e simboli dell’abbondanza per ricreare l’immagine del Paradiso. Si preferì poi usare gli abeti al posto degli alberi da frutto perché avevano una valenza “magica” per il popolo. Insomma sempre lo stesso motivo, giusto? L’abete, sin dall’epoca egizia è stato posto in relazione con la nascita del dio di Biblo, e dai Greci fu consacrato ad Artemide, protettrice delle nascite e sempre dai Greci era ritenuto simbolo della rinascita rappresentata dal nuovo anno. Insomma, gira vota e furria sempre di amore si parla.
In un primo momento quindi l’albero veniva posto nei luoghi simbolo della vita pubblica, mentre la tradizione dell’albero di Natale entrò nelle case nel XVII secolo ed agli inizi del secolo successivo per poi diffondersi dalla Germania, in particolare, al resto del nord Europa. Poi Svizzera e Germania iniziarono a commerciare gli alberi di natale, che divennero così più popolari e diffusi. Money, money, money.
In Italia, la prima ad addobbare un albero di Natale fu la regina Margherita (quella della pizza), nella seconda metà dell’Ottocento al Quirinale, e da lei la moda si diffuse velocemente in tutto il Paese. E voi quando iniziate ad addobbare casa in stile natalizio?
Qui a Schaffhausen – Svizzera tedesca – quest’anno, il 23 novembre, la gente si riunisce in città e alle 19.00 si accendono le luci natalizie, sempre le stesse: 5600 lampade a led. Si spegneranno il 6 gennaio, poco prima della mezzanotte, non quando il Comune trova i soldi per toglierle. E cosa succede nelle case? Quando la città decide di accendere le luminarie pubbliche, lo fanno anche i cittadini, e via con balconi illuminati giardini con renne elettriche, tetti con slitte, renne e Santa Chlaus e incredibili presepi sui balconi con manichini, quest’ultimo al limite dell’horror e di indiscutibile cattivo gusto.
Da un giorno all’altro è Natale in tutta Schaffhausen. Ho trascorso qui diversi Natali, la neve e gli altissimi abeti innevati e illuminati sono meravigliosi, quest’anno però la neve tarda ad arrivare, un Natale multicolor, non bianco. E poi tutti a bere il Gluhwein, il Vin Brulè, e a passeggiare a -10 gradi tra i mercatini natalizi. E da noi? Cioè in Italia, cioè Siracusa? Da noi che potremmo anche mangiare gelati e granite a dicembre i mercatini natalizi iniziano timidamente, meglio tardi che mai, e magari iniziativa privata, non supportata. E quando si accendono le luci? Quale tradizione abbiamo? C’è un momento di unione e comune celebrazione gioiosa di qualcosa di semplice come l’inizio ufficiale del Natale? Non mi pare. Ecco la differenza: compartecipazione, condivisione, comunità, unione. Sono piccoli gesti ma quanto cambierebbe l’atteggiamento verso la “comunità” verso il rispetto delle cose comuni che nella nostra città si è perso? E a questo punto vi racconto una storia.
Quando il Piccolo Principe vide una volpe le chiese subito di giocare con lui perché era molto triste. La volpe si rifiutò, spiegando che non avrebbe mai potuto poiché non era addomesticata. Il Piccolo Principe non capì subito e chiese il significato del termine e la volpe gli spiegò che l’addomesticazione “è una cosa da molto dimenticata. Vuol dire “creare dei legami” …quindi, continuò la volpe, significava avvicinarsi, iniziare a conoscersi e a tenere ad un essere vivente… Nell’ascoltare questa spiegazione, il principe si ricordò della sua rosa e aggiunse: “C’e’un fiore … credo che mi abbia addomesticato…”. “È possibile”, disse la volpe. “Capita di tutto sulla Terra…”
“Se tu vieni, per esempio, tutti i pomeriggi alle quattro, dalle tre io comincerò ad essere felice. Col passare dell’ora aumenterà la mia felicità. Quando saranno le quattro, incomincerò ad agitarmi e ad inquietarmi…” spiegando così il significato dell’attesa e della felicità, dell’importanza dei riti e dell’emotività.
Ecco questo passo lo dedico a chi amministra la nostra città, la bellissima Siracusa, a chi vuole renderla migliore, a chi vorrebbe la gente più partecipe, più coinvolta. Più consapevole, più “con”. È tutto chiaro il parallelo o devo spiegarmi ancora? Siate volpi, fatevi addomesticare, amate.
E ricordate che “È molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi”. Buon Natale di cuore.

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