A 50 anni dal ’68 che segnò nel mondo grandi trasformazioni

Una impetuosa ventata di libertà civili, chiesta a gran voce dai giovani e dagli studenti. Giusto ricordare quegli anni ora che il vento soffia in senso opposto

 

La Civetta di Minerva, 24 novembre 2018

A distanza di cinquant’anni da ciò che accadde in Italia e nel mondo penso sia doveroso cercare di capire, non solo storicamente e socialmente, quello che è stato il movimento del ’68; cosa è stato per i giovani che l’hanno vissuto, quali valori hanno spinto le generazioni di allora, quali segni ha lasciato. Forse neppure oggi si può esaminare tale periodo col distacco necessario, ci tenterò evitando mitizzazioni, eludendo demonizzazioni e denigrazioni, ma assumendo un atteggiamento critico, intanto partendo da una corretta enunciazione dei fatti accaduti. Infine però farò delle mie considerazioni di carattere generale che naturalmente avranno per questo un valore soggettivo, saranno sicuramente una lettura personale, ma che nascono dall’intento di fornire qualche elemento di riflessione, affinché chi legge questo testo potrà farsi un’idea, spero, più completa del periodo, delle novità che furono, nel bene e nel male, apportate.   

Partiamo allora dal contesto storico – politico ed ecclesiale in cui maturarono le idee.  Era in atto fin dai primi anni ’60 un processo di industrializzazione impetuoso e si affermava un sistema economico che allora veniva definito “neocapitalismo”. Vi era stato il pontificato di Giovanni XXIII (1958 – 1963), l’enciclica Pacem in terris (aprile 1963) ed il Concilio Ecumenico Vaticano II (1962-1965) che apportò molte novità in campo ecclesiale. Intanto con la crisi della “unità politica dei cattolici” e la fine del “collateralismo democristiano”, vi fu l’inizio delle attività dei cosiddetti cattolici del dissenso” e ciò durante il pontificato di Paolo VI (1963-1978). In USA vi era stata l’esperienza “nuova frontiera” che si concluse con l’assassinio di Bob Kennedy nel ’68, la prima rivolta studentesca all’Università di Berkeley (1964-1965), i movimenti per i diritti civili, il Black Power, la guerra nel Vietnam e l’assassinio di Martin Luther King nel ’68.

In Cina cominciò nel 1966 la grande rivoluzione proletaria promossa da Mao Tse-tung che si concluse nel 1969. Il mondo era separato in blocchi, vi era la cosiddetta “guerra fredda” ed una escalation di armamenti nucleari, vi era la guerra arabo-israeliana (1967) e vi fu la morte di “Che” Guevara (ottobre 1967). Sempre nel 1967 Don Lorenzo Milani, il prete della scuola di Barbiana, scrive “Lettera ad una professoressa”. Nell’agosto del 1968 l’Unione Sovietica invade la Cecoslovacchia per stroncare il “socialismo dal volto umano” di Dubcek e la “primavera di Praga”. Sempre in quell’anno vi è il Maggio francese in cui furono protagonisti soprattutto gli studenti.

Anche in Italia il movimento studentesco fu molto attivo mettendo in discussione la struttura tradizionale della famiglia, i rapporti generazionali e sessuali, l’organizzazione della scuola e dell’università e di tutte le altre istituzioni (carceri, caserme, ospedali psichiatrici) e poi, quando vi fu la saldatura col movimento operaio, l’organizzazione produttiva delle fabbriche. Durante gli anni ‘68 e ‘69 vi furono reazioni in tutto il mondo ai fenomeni sociali, ai diritti civili, culturali ed ai tentativi di cambiare i rapporti economici. Abbiamo già citato l’assassinio di Bob Kennedy e di Martin Luther King, l’invasione sovietica della Cecoslovacchia, la repressione in Cina, ma vi fu anche l’attentato a Rudi Dutschke (11 aprile 1968) leader studentesco della Freie Universitit di Berlino contro cui era stata orchestrata una campagna di stampa denigratoria organizzata dall’editore Springer con lo “Bild Zeitung”. Il 2 dicembre 1968 accaddero i tragici “Fatti di Avola” e poi l’anno successivo a Battipaglia.

I progressi e le conquiste sociali e civili degli anni ‘70

Nonostante ciò i “sessantottini” riuscirono a diffondere idee e proposte che in seguito le Istituzioni formalizzarono. Nel Dicembre del ’68 la Corte Costituzionale emanò due sentenze (la 126 e la 127) sull’illegittimità delle norme sull’adulterio femminile, nel maggio 1970 fu introdotto lo Statuto dei lavoratori, e poi ancora la legge Fortuna-Baslini, la legge istitutiva del referendum che era previsto dalla Costituzione, ma mai attuato (il 12-13 maggio 1974 si votò la Legge Fortuna-Baslini sul divorzio). Nel 1972 venne riconosciuto il voto ai diciottenni e di conseguenza la riduzione della maggiore età. Ed ancora il diritto all’obiezione di coscienza al sevizio militare (allora obbligatorio) e conseguentemente il servizio civile. Nel 1975 venne varata la riforma dell’ordinamento penitenziario, poi viene introdotto il nuovo diritto di famiglia e la legge sui consultori familiari; nel 1977 la legge sulla parità di genere nel lavoro; nel 1978 venne approvata la legge Basaglia (la n° 180) per l’abolizione degli ospedali psichiatrici e la legge che istituisce il SevizioSanitario Nazionale. Nel 1980 venne abolito il “delitto d’onore”.  Sempre nel 1980 venne approvata la legge che consente di cambiare sesso, nel 1981 venne introdotto il riconoscimento del diritto di rappresentanza nelle Forze dell’Ordine. 

In quegli anni nacquero il movimento femminista e il movimento ecologista e vi fu un vero cambio di mentalità. A mio avviso il filo rosso che legò i vari movimenti nel mondo fu l’anelito alla libertà e quindi la lotta a qualunque genere di autoritarismo. Un messaggio universale che è un valore da difendere più che mai oggi, dove pare ci sia un ’68 alla rovescia che vuole ricacciare indietro diritti civili e sociali conquisati con dure lotte e a volte anche con la vita.

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