Avrà la durata di 50 anni con un canone di 30 mila euro l’anno. Si riducono ancor più gli spazi di balneazione per i residenti. Il futuro sempre più nebuloso della città
La Civetta di Minerva, 24 novembre 2018
Servono 55 milioni di euro per il depuratore e la rete fognaria di Augusta. Lo ha dichiarato il commissario Rolle alla commissione Ambiente all’Ars dove ha esposto un cronoprogramma che prevede l’inizio lavori a luglio 2020 e la fine nel giugno 2022. L’impianto dovrebbe essere costruito a Punta Cugno e sarebbe pronto, dopo il collaudo, a fine 2022. Nella realizzazione dell’opera si esclude l’allaccio al depuratore consortile dell’Ias di Priolo tornando, così, alla indicazione originaria e azzerando tutte le chiacchiere in cui si erano prodotti vari soggetti nel tempo. La esternazione commissariale è proseguita assicurando che solo 30 milioni – l’importo finanziato dal Cipe nel 2012 – sono disponibili.
Dalla relazione si evince che saranno svolti quattro macro interventi: il primo sugli scarichi dell’Isola e della Borgata comprensivo di tutte le opere necessarie agli interventi di recupero e potenziamento dell’impianto di trattamento e la condotta di scarico a mare, per un costo di circa 28 milioni; un secondo macro intervento si occuperà di Monte Tauro con un costo complessivo di circa 18 milioni di euro; il terzo riguarderà la zona di Brucoli, dove sarà intercettato l’attuale scarico e convogliato all’impianto di trattamento di Punta Cugno per il costo di meno di un milione di euro; il quarto, infine, dovrebbe riguardare Agnone dove ancora si è incerti di poter confermare l’importo del finanziamento Cipe di circa 8 milioni di euro e ciò qualora vi siano le condizioni per la realizzazione di un servizio di pubblica fognatura.
Mentre il mare di Augusta dovrà aspettare ancora un quinquennio per essere balneabile, nell’unico sfogo per i bagnanti della città, ovvero il Faro Santa Croce, l’Agenzia del Demanio ha stipulato un atto di concessione, indicato come “ valorizzazione del Faro di Capo Santa Croce ad Augusta”, alla “Lighthouse Faro Santa Croce s.r.l.”, società di scopo, costituita dopo l’aggiudicazione del bando di gara, dal Raggruppamento Temporaneo di Imprese formato dalla Isme srl e dalla Effebi srl, entrambe siciliane, per i prossimi 50 anni; nell’impresa dovrebbero essere investiti circa 1.380.000 euro per creare una struttura turistico – ricettiva di alto livello con una forte connotazione artistico – culturale; un Luxury Lighthouse Art Resort, costituito da sei camere con arredi di design e finiture di pregio, un ristorante e anche un “Diving Centera”; tutto ciò a fronte di canoni annui crescenti nel tempo il cui valore medio è di circa 30.000 euro/anno.
L’operazione, avvenuta nel silenzio da parte delle autorità locali potrebbe limitare l’uso del territorio ai cittadini che, così, vedrebbero ulteriormente ridotti gli spazi per la balneazione, già ristretti dall’assenza di un’azione amministrativa che, contrariamente agli impegni elettorali, non prevede la realizzazione di nuovi sbocchi a mare pubblici. Anche la recente approvazione del piano triennale delle opere pubbliche conferma questa visione in una declinazione di opere minori senza visione di futuro dalle quali sono state espunte ogni ipotesi di rilancio e di riqualificazione urbanistica.
In questo contesto, si sono spente le luci sull’operazione Esso-Sonatrach. Dopo una serie di incontri formali tra nuova proprietà e autorità locali nel corso dei quali si è rassicurato sulla tenuta dei livelli occupazionali e sulla prosecuzione delle attività di raffinazione senza illustrare i contenuti dei piani di investimento salvo, genericamente, garantire di mettere sul tappeto un sacco di milioni per la sicurezza e l’ambiente, anche qui senza concreti disegni operativi. Cominciano a farsi strada, nel silenzio generale, i dubbi sulla natura dell’investimento algerino posto che sembrerebbe che il petrolio estratto in Algeria non sia compatibile con le specifiche tecniche dell’impianto della raffineria augustana e che da un rapido controllo su Google la storia della società algerina non sembra si sia particolarmente distinta sui problemi della sicurezza e della tutela dell’ambiente. Se accanto a ciò si considera che all’orizzonte non si prevedono interventi sul risanamento ambientale, il futuro per questa città non si presenta particolarmente roseo.

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