Donne coraggio contro l’inquinamento: “Lottiamo per i nostri morti”

“E per quelli di tante famiglie siracusane”. Cinzia Di Modica, Giusi Nanè, Lucia Buonconsiglio, Rossana Zerega (Comitato Stop Veleni): “Tutte unite da un sogno”

[Salvo La Delfa] La Civetta di Minerva, 22 giugno 2018

Cinzia, Giusi, Lucia e Rossana sono quattro donne siracusane che per motivi diversi si sono trovate a condividere l’esperienza di lotta contro l’inquinamento e di richiesta di bonifica del nostro territorio. Ciò che li accumuna è il loro desiderio di donne di lasciare ai figli di questa terra un’aria respirabile, un’acqua potabile, un mare e un terreno pulito. Sono donne combattenti, che pretendono il diritto alla vita, che non si arrendono mai e cercano di essere protagoniste del loro destino. Se da sole sono brave insieme diventano esplosive.

Le abbiamo sentite per farci raccontare la loro esperienza.

Come nasce il Comitato Stop Veleni?

Cinzia Di Modica: Il Comitato Stop Veleni nasce spontaneamente in seguito all’emergenza dovuta all’arrivo nella discarica Cisma di Melilli del “polverino” proveniente dall’Ilva di Taranto. Abbiamo intrapreso azioni di contrasto per cercare di fermare gli arrivi andando al porto di Catania e facendo numerosi sit in davanti la discarica. In queste azioni ci ha sostenuti Padre Palmiro Prisutto che, con le sue continue azioni di denuncia, porta avanti una grande opera di sensibilizzazione delle coscienze sul problema dell’inquinamento ambientale. Iniziai ad occuparmi di problematiche ambientali quando partecipai alla prima manifestazione contro l’Inquinamento Industriale organizzata da Padre Palmiro, durante la quale venne letta la lista dei morti di cancro. Durante quella manifestazione incontrai tanti amici (alcuni dei quali oggi non ci sono più) come Carmelo Miano, Alessandro Riera con sua moglie Giusy Palmi, Lina Iannello, Giusy Nanè, Giovanna Cipriani, Maria Leonardi, Valerio Valeri, Salvo Santaera, Rossana Zerega. Queste sono le persone che hanno fondato il Comitato Stop Veleni, insieme ad altri che sono rimasti sempre vicini ed altri ancora che sono scomparsi. Dopo la manifestazione del “Polverino” di Taranto abbiamo continuato a vederci periodicamente e abbiamo deciso di portare avanti la causa con attività di sensibilizzazione verso la problematica dell’inquinamento ambientale proveniente dal Petrolchimico.

Avete avuto poi un seguito notevole fra i cittadini del quadrilatero?

Cinzia Di Modica: Siamo riusciti ad arrivare alla gente soprattutto per questa nostra capacità di non perdere nessuna occasione di parlarne, coinvolgendoci emotivamente e mettendo anche a nudo le nostre fragilità dovute alla malattia o alla perdita di alcuni nostri cari. Da anni aspettiamo che venga istituito il Centro Oncologico di eccellenza e il reparto di diagnosi delle malattie d’amianto.

Giusi Nanè: Siamo tutti uniti dal sogno di vedere un giorno migliorare le condizioni ambientali e, in particolare, di vedere migliorare la qualità della vita in questa terra. Utopisticamente auspichiamo di veder aumentare i componenti delle nostre associazioni in modo da riuscire ad essere sempre più incisivi e determinanti nell’operato quotidiano poiché com’è intuitivo le emergenze da affrontare sono molteplici.

Dopo la manifestazione sul polverino proveniente dall’ILVA di Taranto cosa avete fatto?

Cinzia Di Modica: Il desiderio di essere presenti per testimoniare la situazione del nostro territorio ci ha portati ad un’altra manifestazione, quella di Lentini, organizzata dal Coordinamento contro la Discarica di Armicci, Con questo gruppo e con altri Comitati provenienti da altre parti della Sicilia ci costituimmo nella “Rete dei Comitati Territoriali Siciliani. Attualmente siamo 11 Comitati tra cui il No Inceneritore della Valle del Mela di Milazzo con il quale condividiamo le stesse criticità. Scopo della Rete è quello di fare fronte comune nella lotta all’inquinamento cercando di sollecitare anche le istituzioni. La nostra prima manifestazione con la Rete è stata fatta a Palermo e si è conclusa proprio davanti al Palazzo della Regione. Oggi siamo in contatto con diverse associazioni nazionali come i Comitati della Terra dei Fuochi Campana, della Basilicata, di Taranto, di Brescia.

Giusi Nanè: Il Comitato Stop Veleni di Augusta Priolo Melilli Siracusa si interessa inoltre dell’emergenza “pet coke”. Abbiamo chiesto di incontrare l’amministrazione augustana che si è impegnata affinchè il per coke non venga più depositato ad Augusta. Oltre alla nostra adesione alla Rete dei territori regionali abbiamo collaborato alla nascita di un gruppo di comitati ed associazioni provinciali che abbiamo denominato Coordinamento Contro le Nocività – provincia di Siracusa. Con questo Coordinamento abbiamo partecipato alla manifestazione organizzata dal Movimento Aretuseo del 19 Maggio a Siracusa. La nostra partecipazione a questa manifestazione ha avuto la finalità di mostrare la nostra vicinanza anche alla classe operaia che lavora all’interno del Petrolchimico. Durante la manifestazione abbiamo voluto sottolineare che non siamo per la chiusura ma per un adeguamento alle migliori tecnologie e agli standard Europei in termini di sicurezza, rispetto dell’ambiente e della salute umana.

Lucia Buonconsiglio: Abbiamo fatto Rete con altre realtà nella stessa situazione e con criticità attinenti, per difendere e lottare per un territorio, il nostro, che possa migliorarsi dal punto di vista della salute e del lavoro. Abbiamo capito che unendoci siamo più forti. Ognuno di noi ha sperimentato sulla propria pelle il disastro ambientale. La gente comune mostra sensibilità al problema perché ne ha pagato personalmente le conseguenze e chiede a chi di dovere di intervenire come avrebbero dovuto fare già da tempo.

Avete collaborato anche con il gruppo facebook “Basta Inquinamento dell’aria” di Antonio Alfò.

Giusi Nanè: Con il gruppo “Basta Inquinamento dell’aria” abbiamo organizzato quattro manifestazioni, nei quattro comuni che sono maggiormente interessati (Augusta Priolo Melilli Siracusa), finalizzate all’istituzione di un tavolo tecnico permanente sulla questione inquinamento industriale. Abbiamo fornito appoggio soprattutto in termini di fattività organizzativa sul territorio per la realizzazione delle manifestazioni.

Cinzia Di Modica: Questa collaborazione nacque come occasione di portare alla ribalta la problematica. In questo girotondo di attività siamo entrati in contatto con altre splendide persone con le quali condividiamo gli stessi ideali e con le quali siamo riusciti ad instaurare dei rapporti di collaborazione: Lucia Buonconsiglio, Francesca Giansiracusa Corrado Gozzo e Mascia Quadarella la quale ha spende la sua professionalità servizio della causa.

Perché avete intrapreso questa “battaglia”?

Lucia Buonconsiglio: La mia presenza nel gruppo, l’attenzione alla causa, il mio appoggio a quanto il comitato svolge, nasce non solo perché ho avuto mio padre, mia sorella e nonni paterni toccati dal cancro a causa dell’amianto, ma anche perché vivo in un condominio che conta 50 famiglie, ed ogni famiglia ha un malato di cancro o un deceduto per cancro. Tutto questo mi ha preoccupato e in allarme e fatto capire che qualcosa di più doveva essere fatto.

Cinzia Di Modica: Io ho avuto mio padre colpito da un tumore al colon, ma non è questo il motivo per cui ho deciso di spendermi in una lotta all’Inquinamento. Penso che sia assolutamente ingiusto che molti esseri umani debbano pagare un prezzo così alto esclusivamente per l’arricchimento negli anni di queste grosse multinazionali che hanno agito nel territorio come hanno voluto, che pur di raggiungere i propri interessi non si sono fatti problemi a passare sopra i cadaveri delle povere persone ignare di quelle che sarebbe stato il loro destino e quello di questo bellissimo territorio deturpato delle sue bellezze naturali.

Quali sono le maggiori difficoltà che incontrate?

Cinzia Di Modica: Non è semplice portare avanti una associazione, gli operativi non siamo tanti, ma siamo determinati a proseguire in questo cammino, nonostante le mille difficoltà dovute anche alla necessità di gestire le nostre vite private. Nelle nostre attività siamo stimolati anche dalla gente che anche se non partecipa fattivamente, ci segue e ci vede come un punto di riferimento all’interno di questa problematica legata all’ambiente e alla salute dei cittadini

Giusi Nanè: Sottolineo che siamo ben consapevoli che ciò che è stato fatto dai colossi industriali insediati anni fa nel nostro territorio ha avuto il beneplacito e la compiacenza della politica nazionale. Prova di questo è che la normativa in materia ambientale è assai recente, ragion per cui per decenni si è inquinato impunemente. Oggi la musica è cambiata e noi ce ne siamo accorti. Ci auguriamo che anche i grandi magnati dell’industria facciano lo stesso e si adeguino e soprattutto ci auguriamo che il tutto non si risolva in una fuga dalla sera alla mattina come dei ladri di refurtiva: qui il bottino è la nostra salute e talvolta la nostra vita. Chiediamo che si resti sempre vigili e che si colmino i vuoti precedenti e soprattutto che non si strumentalizzi una lotta che dovrebbe essere la lotta di tutti e del tutto trasversale per biechi interessi partitici. La politica resti fuori e sia mero strumento fattivo funzionale alla causa.

Rossana Zerega: “Innovazione, salute e lavoro per immaginare l’uscita dalla crisi ambientale”

Rossana Zerega, qual è la storia dell’inquinamento ambientale in provincia di Siracusa?

L’esperienza maturata negli anni di “No ai quattro inceneritori” del Piano Cuffaro ha insegnato a proporre sempre una valida alternativa a supporto delle nostre tesi, in difesa della salute e della dissipazione di risorse altrimenti impiegate attraverso prevenzione, compostaggio contro la desertificazione delle nostre terre e riciclo concreto in regione da filiere di raccolte differenziate attraverso l’applicazione della Strategia Rifiuti Zero, di cui fummo con i quattro comitati regionali i promotori. Purtroppo è molto più semplice coinvolgere la popolazione per scongiurare mostri energivori e inquinanti di tale portata, che per impianti che sono già da tempo presenti in Area Industriale e hanno rappresentato inizialmente una risposta strategica alla produzione industriale del 900 e hanno fornito così tanti posti di lavoro. Ma è anche vero che le denunce di uno spropositato inquinamento da parte di persone come il Dott Giacinto Franco, il Presidente di Legambiente Enzo Parisi e il Prof di Chimica Industriale Luigi Solarino furono puntuali fin dagli anni settanta, sia su aspetto sanitario che ambientale. Se pur giovane il Ministero dell’Ambiente nasce negli anni ottanta e già allora leggi recepite dalla Comunità Europea consentivano di arginare questo fenomeno di massiccio inquinamento oggi chiaramente accertato, attraverso illeciti conclamati da varie inchieste. Una per tutte lo sversamento di massicce quantità di mercurio in mare da parte dell’Impianto di Clorosoda e varie contaminazioni in falda e nei terreni, da parte degli innumerevoli impianti o depositi. Ricordiamo che la dichiarazione di Area a rischio di in crisi ambientale risale al 1990 e poi dichiarata area SIN, decretando il diritto alle bonifiche.

E le manutenzioni degli impianti, gli investimenti attesi…

Ad oggi il Sistema di protezione più che per l’Ambiente e la Salute è stato protezione per l’impunità per reati ambientali che, agitando lo spauracchio delle potenziali perdite di lavoro ha costruito un artificioso conflitto Salute-Lavoro. Il Comitato come si diceva è sensibile a questo aspetto che ha confuso il diritto al lavoro con le condotte che hanno consentito ricatti e complicità nel trattare il territorio come discarica a cielo aperto! Si è in attesa di risposte in base alle recenti chiarimenti di Corte di Cassazione sul nuovo delitto di disastro ambientale introdotto dalla legge 68/2015. Piuttosto si comprenda che la manutenzione degli impianti, gli investimenti a lungo attesi, un pensiero   di introduzione alle nuove energie rinnovabili e al riciclo, avrebbero mantenuto i posti di lavoro e il rispetto delle grandi competenze maturate dai lavoratori e al contempo tutela dell’ambiente. Inquinare è un reato, un costo proibitivo il ripristino per l’economia collettiva e un offesa in disprezzo della vita stessa. Le ultime Commissioni Parlamentari sugli illeciti sui rifiuti Pecorella e Bratti lo hanno accertato ampiamente. La beffa è che ci tocca dimostrare correlazioni tra patologie e inquinamento quando studi come Sentieri e quello dell’OMS sulle tre aree a rischio ambientale, Augusta-Priolo, Milazzo, Gela del 2006-2009 le hanno acclarate ampiamente. Ma un Unicum industriale come il nostro ha consentitolo scaricabarile tra responsabilità dei gestori e gestori dei rifiuti. Tocca alle Istituzioni della Regione e dello Stato programmare la conclusione delle bonifiche e alle realtà locali, in tavoli di concertazione aperti al muto appoggio dei comitati e degli stakeholders del territorio, immaginare e realizzare l’uscita dalla crisi: innovazione, salute, lavoro si può, si deve. Il Comitato SV assieme ai Comitati Siciliani in Rete non si arrende, assieme a lavoratori, studenti, mamme e Istituzioni che hanno a cuore la difesa dei diritti contemplati nella Costituzione.

 

 

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