Facciamoci un bel ritratto che ci aiuti a capire verso quale futuro ci stiamo indirizzando
La Civetta di Minerva, 22 giugno 2018
È di questi giorni (un paio, per chi legge) e per alcuni di voi, quell’irascibile, carissima, maledetta, affascinante sensazione di essere arrivati al punto di non ritorno. Al crocevia più importante – finora – al varco dei vostri sogni, e cioè alla fatidica notte prima degli esami. Canzoni, trattati, film e dossier vari si sono sprecati per descrivere, dipingere o far rivivere questo momento che giocoforza ci ha segnato tutti.
Ma cos’era di preciso la notte prima degli esami? Cosa ha significato e cosa significa ancora oggi? È ancora un guado così importante da attraversare? O nell’era di Internet e dei sempre connessi quest’appuntamento ha perso tutto il suo carico di sogni, aspettative, progetti, angosce e paure dei nostri tempi?
Chi vi scrive si occupa, in questo giornale, di redigere la pagina sportiva, e così come nello sport prima di ogni performance che si rispetti l’atleta vive una serie di contrastanti stati d’animo che l’ansia di una prestazione inevitabilmente porta con sé, crediamo che anche nella vita certi momenti ancora un peso specifico ce l’hanno. Solo che questo peso è cambiato. O meglio, è cambiata la distribuzione del peso. Ormai chi è ancora (bontà sua) in età scolare è subissato da input che gli arrivano in tempo reale fin dentro le orecchie, per via di quegli auricolari che ormai fanno da orpelli immancabili nel look del puer millennium. Le notizie, che vengono loro scandite tra una canzone rap e l’altra, perdono così di sensazionalismo, diventano un regolare contorno a decoro di una società che urla. Non si distingue più così fra chi urla la marca di un detersivo, chi urla l’ultima fiamma di Belen o chi urla il nome del nuovo premier.
Noi invece ci ostiniamo a pensare che Internet le menti le sta allargando e non occludendo, che il serbatoio di dati che ognuno di noi possiede oggi è più aperto e più libero di quello che si riusciva a possedere ieri, pilotato com’era da un sistema d’informazione che doveva comunque passare al vaglio di un “contatore generale”. Dunque? Ce lo vogliamo fare – tutti noi – un bel ritratto che ci possa aiutare a capire in quale società stiamo vivendo? Quali meccanismi abbiamo messo in moto? Verso quale futuro ci stiamo indirizzando?
È proprio di questi giorni il dibattito, che poi nei social si trasforma spesso in feroce scontro, tra chi è favorevole all’idea che il nostro neo Ministro dell’Interno, Matteo Salvini, ha avuto per ciò che riguarda il censimento di tutti gli stranieri che vivono nel nostro Paese e chi è invece contrario ad una pratica che poco più di settant’anni fa ci portò a un punto di non ritorno. Anche allora infatti poco ci si stupiva se direttamente dal governo partivano i raid per venire a prelevare fin dentro le loro abitazioni intere famiglie che prima erano state censite e schedate solo in base alla loro provenienza etnica. «Prima di tutto vennero a prendere gli zingari, e fui contento, perché rubacchiavano. Poi vennero a prendere gli ebrei, e stetti zitto, perché mi stavano antipatici. Poi vennero a prendere gli omosessuali, e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi. Poi vennero a prendere i comunisti, e io non dissi niente, perché non ero comunista. Un giorno vennero a prendere me, e non c’era rimasto nessuno a protestare» (Sermone del pastore Martin Niemöller, pronunciato in varie versioni durante il regime nazista, contro l’inattività degli intellettuali).
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Negli Stati Uniti, e qui invece stiamo parlando di cronaca attuale, di questi giorni cioè, nella patria della democrazia e dei diritti civili (almeno è così che loro stessi si sono sempre dipinti…) succede che i bambini vengono rinchiusi in gabbie, con bottiglie di acqua, coperte termiche e patatine, in attesa di un verdetto sulla possibilità o meno di restare nel Paese e separati dai genitori per giorni, a volte anche per settimane. È quello che racconta chi ha potuto visitare i centri di detenzione per minori creati in Texas per accogliere i bambini figli di migranti irregolari, intercettati alla frontiera fra Messico e Stati Uniti. E allora? Di che parliamo? Del tutto che ritorna? Di corsi e ricorsi storici? Continuiamo a foderarci gli occhi e pensare che ormai gli unici problemi che il ricco occidente deve risolvere sono semplicemente quelli di arginare, schedare ed espellere gli stranieri? E perché allora non facciamo riergere le antiche mura di medioevale memoria attorno a tutte le nostre città in modo che il nostro Eldorado non venga più intaccato da invasori di varia pezzatura?
E bravi i nostri Ministri. Non si parla più di mafia, disoccupazione, di corruzione, di malasanità, del collasso del sistema scuola, di quello del sistema giudiziario, del sistema economico. Di schedare i mafiosi, infatti, non se ne parla. Di schedare i camorristi, i ndranghetisti, quelli che evadono le tasse, i politici corrotti, i giudici collusi, chi per un prestito ti chiede poi il triplo, autorizzato per di più dallo Stato, gli spacciatori davanti alle scuole, chi ci fa un business coi medicinali, per le chemio, per i vaccini e tutti gli altri che speculano sulla salute dei cittadini. Chi per un posto in ospedale ti chiede dei soldi, chi ti assume e non ti paga, chi invece col pretesto di assumerti ti richiede in cambio delle prestazioni sessuali. Di schedare tutti quelli che dietro a una parvenza di stimati professionisti che ogni domenica si siedono eleganti in chiesa e poi quando vanno in vacanza all’estero mettono su uno fra i più schifosi commerci, quello cioè dello sfruttamento sessuale dei bambini nei paesi poveri (e a quanto pare gli italiani in questo sono al top), di quelli no? Di schedare quelli non se ne parla.
E di quelli che in cambio di una singola croce all’interno della cabina elettorale sono pronti a rinfacciarti di una ricetta medica che scavalcò la regolare prassi circa una trentina d’anni fa… di quelli no? Non se ne parla? E l’elenco non finirebbe mai. Non basterebbe l’intero giornale a scriverlo. Di schedare quindi tutti quelli che negli ultimi 40 anni hanno fatto andare alla deriva il paese più bello del mondo, quelli no. Quelli proprio no. Quelli non si possono schedare. Quelli sono funzionali alla nostra brava italica gente abusiva, devota all’evasione fiscale, al compromesso, alla corruzione, alle mafie.
Complimenti Salvini. Ormai gli unici problemi dell’Italia sono diventati gli stranieri. Si vede che per il resto viviamo tutti in un Paradiso terrestre. Del resto in questi giorni, in Russia, si sta giocando il mondiale di calcio. E quindi è facile attaccare gli avversari in base alla loro bandiera per poi innalzare sul podio alla fine quella che si è dimostrata più forte. Peccato però che qui di sportivo non c’è nulla!
E quindi, cari studenti alle prese col tanto caro tema di maturità, lo vogliamo mettere per un attimo da parte il nostro padre della drammaturgia poetica e del racconto teatrale, e cioè quel Pirandello dal quale discendiamo tutti, e affrontare per una volta, a cuor sereno e a mente vigile, il tema che da sempre è considerato meno aristocratico dagli insegnanti, e cioè quello d’attualità, che mai invece come oggi ci pone davanti ad una questione di vitale importanza? O vogliamo continuare a escluderci dalle vicende politiche e sociali che mi pare ultimamente ci stiano sfuggendo un tantino di mano? Del resto è sempre stato più facile nascondere la testa sotto la sabbia, con la scusa del tanto non cambia nulla, del tanto è tutto un magna magna, tanto noi che possiamo farci…
Niente di più sbagliato. Internet non può e non deve servire solamente per “broccolare” facilmente una ragazza anche se si trova in Guatemala o per prenotare viaggi e t-shirt all’ultimo grido. No. Non possiamo e non dobbiamo permettere di fare scrivere ancora una volta la storia agli invasori. Di farci scrivere la nostra, di storia, a chi possiede più potere di noi. Un vecchio detto sudafricano recita così: «Quando i leoni non sopravvivono, la loro storia viene raccontata dai cacciatori». Ebbene, oggi i leoni possiedono tutti una connessione Internet. Glielo vogliamo far inceppare questo fucile, una buona volta, a tutti questi cacciatori dei giorni nostri?
Buone vacanze a tutti.

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