Raccordo ferroviario col porto di Augusta, la società incaricata consegnerà a breve il progetto. Intanto l’impresa algerina subentrata alla Esso diventa terminalista (due pontili)
La Civetta di Minerva, 25 maggio 2018
Negli ultimi dieci anni gli investimenti esteri sul mondo dello shipping italiano, tra acquisizioni, fusioni e accordi di partnership, sono arrivati complessivamente a sfiorare i 3,5 miliardi e hanno interessato 59 aziende italiane del settore portuale, marittimo e logistico. E il trend sembra proseguire, ci sono fondi e operatori internazionali del settore interessati ad altre operazioni in Italia.
Nei tre anni successivi agli investimenti esteri, l’Ebitda (Earnings Before Interest, Taxes, Depreciation and Amortization – utili prima degli interessi, delle imposte, del deprezzamento e degli ammortamenti, che evidenzia il reddito di un’azienda basato solo sulla sua gestione operativa) di questi gruppi ha registrato un incremento medio del 70% nei primi tre anni, per poi attestarsi, negli anni a seguire, su tassi di crescita annui del 5%». Inoltre, il Roi (return ori investment) delle compagnie beneficiarie degli investimenti è aumentato in media del 15,99% nell’arco di tre anni dalla transazione. Il dato sugli investimenti mette in evidenza che non si è trattato di operazioni di colonizzazione poiché questi interventi hanno radicato in Italia le loro attività producendo valore aggiunto.
La tendenza all’investimento in Italia nello shipping, da parte di realtà estere, sembra destinato a continuare: secondo indiscrezioni di mercato vi sono poi interessi della Global ports holdings di Istanbul per il progetto di sviluppo dei terminal crociere e ro-ro a Palermo e l’attenzione della Cina per i porti liguri di Savona e Genova nel Tirreno, e per Trieste nell’Adriatico. Alcune voci fanno ben sperare anche per la nostra zona.
Intanto prosegue l’azione riformatrice del Governo uscente che ha dato seguito, almeno per quelle regioni meridionali che si sono dotate dei piani di sviluppo necessari, alla realizzazione delle ZES; infatti, sono stati adottati in questi giorni, nonostante la crisi, i decreti del presidente del Consiglio dei Ministri che istituiscono una zona economica speciale (Zes) nella Regione Campania e una Zona economica speciale in Calabria. I provvedimenti sono stati assunti a seguito delle richieste avanzate dalle due Regioni, che hanno presentato degli specifici Piani di sviluppo strategico per le aree che (secondo quanto previsto nel Decreto Mezzogiorno, convertito con L. 123/2017) andranno a costituire le Zes; in essi vi è la previsione di un potenziamento della logistica. Come ormai è noto, in queste zone, alle imprese che avvieranno un programma di nuovi investimenti saranno riconosciuti dei benefici fiscali attraverso un’estensione del credito d’imposta per le imprese al Sud per investimenti fino a 50 milioni con l’obiettivo di attrarre impieghi di grandi dimensioni e creare nuova occupazione. Ancora il governo della Sicilia non ha avanzato proposte.
Viceversa, per la Sicilia Orientale sembra che, finalmente, si sia messo mano alla realizzazione del Raccordo ferroviario: la società incaricata sta redigendo il progetto definitivo; il 3 maggio scorso è stato sottoscritto il relativo contratto per la consegna del progetto entro il corrente mese, che sarà, quindi, inviato a RFI per l’approvazione. Intanto giunge notizia che la Tirrenia, compagnia del Gruppo Onorato, utilizzando la nave della foto in pagina, la Hartmut Puschmann, unità in grado di trasportare 1.650 metri di carico lineare e fino a 100 passeggeri, ha avviato una nuova linea Napoli – Catania. Il servizio prevede 6 corse settimanali, tre in andata e tre in ritorno, con partenze da Catania ogni martedì, giovedì e sabato sera, sempre con navigazione notturna. Il nuovo collegamento, secondo le stime del gruppo armatoriale, potrà togliere circa 300.000 mezzi pesanti all’anno, sottraendoli al traffico della Salerno – Reggio Calabria.
Il Gruppo Onorato, che a fine 2016 aveva avviato con Tirrenia il collegamento Genova-Livorno-Catania-Malta impiegandovi il Via Adriatico e l’Eliana Marino, ha riscontrato sulla linea una domanda in crescita “fino ad aver progressivamente incrementato l’offerta di carico schierando due unità ro-ro da 3.500 metri lineari di carico”.
Intanto lo stato algerino diventa terminalista ad Augusta; infatti in seguito all’acquisizione della raffineria Esso di Augusta da parte della corporation statale algerina Sonatrach, rilevando gli asset di Esso, subentrerà nella concessione portuale che Esso Italiana detiene nel porto di Augusta, ovvero “il Pontile oleodotto 1, il Pontile oleodotto 2, nonché aree, opere e specchi acquei”. I due pontili, che dispongono di 7 punti d’attracco per navi fino a 150.000 tonnellate, consentono di gestire un traffico marittimo di circa 1.000 navi all’anno (cui si aggiunge un traffico terrestre di circa 1.000 autobotti al mese). Come è noto, infatti, nei giorni scorsi l’assemblea degli azionisti di Esso Italiana ha approvato la sottoscrizione di un accordo con la società algerina per la cessione del ramo d’azienda costituito dalla raffineria di Augusta, dai depositi carburante di Augusta, Palermo e Napoli e dei relativi oleodotti. La Sonatrach, con l’ottenimento delle necessarie autorizzazioni da parte tutte le autorità coinvolte, subentrerà quindi nella gestione di queste strutture e nei citati contratti di concessione diventando a tutti gli effetti un terminalista del porto di Augusta.
Se questa operazione sia un vantaggio per lo scalo megarese ancora nessuno è in grado di dirlo, come dimostrano le reazioni delle componenti sindacali che hanno balbettato protestando (?) per essere state tenute all’oscuro dell’operazione e i Sindaci della zona che si sono limitati a ricevere , scimmiottando Autorità ben più consistenti, l’amministratore delegato in visita di cortesia.
Qualcuno tra gli osservatori più attenti (molto pochi, in verità) si è chiesto: ma le bonifiche?

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