IL TACCUINO di TITTA RIZZA
Per la festa dello Statuto Siciliano il presidente Musumeci non ha avuto il coraggio di denunziare la vera causa dell’arretratezza della Sicilia rispetto alle regioni del nord, che hanno un Pil doppio rispetto al nostro. Da buon siciliano si è scelto la strada di dare la colpa a un qualcosa di astratto, al di sopra dell’operato degli uomini, ed ha individuato lo Statuto Siciliano quale causa dei nostri affanni.
E dire che lo Statuto Siciliano è quello che ci sancì una speciale autonomia, tanto che gli uomini di Sala D’Ercole non si chiamano consiglieri regionali come nel resto d’Italia, ma deputati che hanno equiparato le loro prebende mensili a quelle dei senatori.
Mi pongo delle domande: è colpa dello Statuto se la riforma agraria degli anni ‘50, la prima in Italia, si rivelò un buon affare per gli agricoltori espropriati? Vennero pagati a peso d’oro terreni fatti tutti di pietre e cozze, tanto che gli assegnatari li abbandonarono e se ne emigrarono nelle miniere di Marcinelle o a fare manovalanza nella ricostruzione delle città tedesche.
E’ colpa dello Statuto se miliardi e miliardi di lire vennero investiti nell’IRI siciliana con la creazione di industrie che fallirono una dopo l’altra? Queste industrie – i siracusani non debbono dimenticare l’esperienza della Sicilfusti di Fondaco Nuovo – diventarono comode e laute sale da pranzo per i consiglieri di amministrazione e stipendificio per gli operai-elettori. Ancora oggi tutti gli addetti di questa industrializzazione della Sicilia, operai ed ingegneri, per legge vennero fatti transitare nella Resais, un’impresa regionale che assicura stipendi senza richiedere nemmeno un’ora di lavoro al mese.
E’ colpa dello Statuto se l’Ente Minerario Siciliano divorò miliardi per stipendi di minatori di miniere chiuse, ma che finanziò campagne elettorali di tutti i partiti, dico tutti i partiti nessuno escluso?
E’ colpa dello Statuto Siciliano se la immondezza ci resta nelle nostre strade cittadine e tutti i commissari con poteri speciali nominati da oltre vent’anni dal governo centrale continuano a fare ingrassare i proprietari delle discariche, i cui nomi profumano di amicizie strane?
E’ colpa dello Statuto se aprendo i giornali leggiamo d’una operazione Montante che coinvolge non soltanto Crocetta ma la aristocrazia della burocrazia della regione?
E’ colpa dello Statuto se, fatta la legge del divieto delle assunzioni nelle Pubbliche Amministrazioni, i nostri deputati regionali si inventarono le cooperative che assumevano gli elettori pagando gli stessi stipendi del pubblico dipendente?
Potremmo continuare all’infinito e ci convinceremmo che lo Statuto non c’entra per niente. La causa di tutti i nostri danni è la inadeguatezza della nostra classe politica e della nostra classe dirigente. Non c’è la cultura per intuire le problematiche, non c’è l’umiltà per chiedere idee ai tecnici, non c’è il bagaglio culturale e principalmente morale per individuare le cause della mancata crescita culturale, economica e sociale dei cinque milioni di uomini e di donne che restano ad abitare in questa terra siciliana.
Non c’è speranza? Una volta alla cultura, alla individuazione dei problemi, alle risposte da dare a questi temi c’erano le scuole di partito, c’erano i grandi elaboratori di cultura e moralità, tipo La FUCI e l’Azione Cattolica, c’erano i corsi per negoziatori dei contratti nazionali di lavoro che gestivano sindacati e Confindustria. Oggi è il momento della superbia incosciente di uomini che si sentono esseri illuminati per scienza infusa.
Senza andare lontano, guardiamo le 19 liste di uomini che si sono presentati per essere eletti consiglieri comunali. Bisogna individuarli e pesarli nome per nome per sapere qual è il loro posto nella società. Dobbiamo chiedere ai corpi sociali intermedi una loro scossa di generosità; debbono allertarsi per la creazione ab imis di una nuova classe dirigente. Io spero nelle grandi confederazioni sindacali e in Confindustria, non in quella di Montante ma in quella di Bivona.

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