Prima pensavo che lo Svizzero fosse un formaggio con i buchi

Italians do it better. Oltre alle lingue dei cantoni, tedesco, italiano, francese e romancio (che poi tedesco non è, svizzero non tedesco, è un’altra lingua difficile da capire e diversa da cantone a cantone), c’è poi lo svizzaliano

La Civetta di Minerva, 11 maggio 2018

I primi mesi che ho trascorso qui in Svizzera sono stati veloci e pieni di scoperte. Continuo ancora a scoprire e capire, non puoi capire una cultura diversa in poco tempo. La Svizzera mi ha sempre affascinato per la varietà delle lingue parlate e non intendo quelle dei cantoni, tedesco, italiano, francese e romancio (che poi tedesco non è, svizzero non tedesco, è un’altra lingua difficile da capire e diversa da cantone a cantone). Poi c’è lo svizzaliano.

Questo è un nuovo termine, modestamente da me coniato. Ero qui da una settimana e una donna parlava al telefono sul bus, ho pensato subito di essere accanto a Linda Blair nella sua migliore interpretazione dell’esorcista, incrociava suoni sconnessi all’italiano, diceva 5 parole in svizzero e 2 in italiano, suonava tipo così: “sgozchktzprt la mamma, dusgarampizschwe e gli ho detto, kenstdudenndidada panino”. Credetemi, raccapricciante.

Solo gli italiani mischiano così due lingue, non ho mai sentito un arabo, una spagnola, un senegalese, una russa fare la stessa cosa. Lo fanno con estrema naturalezza, comme si nent fuss, coniando anche termini nuovi che non esistono per esempio: druccare, sarebbe drucken, premere qualcosa tipo il campanello o il bottone per scendere dal bus: ”drucca!”

Qui gli italiani nel passato sono arrivati per fare i peggiori lavori nelle fabbriche o per costruire tunnel e morire tra le montagne, c’è una montagna che si chiama “Jungfraujoch”, lì mentre sali su verso il ghiacciaio con il trenino a cremagliera trovi le foto e i nomi dei tanti italiani che hanno reso la Svizzera efficiente e bella. Non è più così, adesso i laureati e competenti vengono qui perché trovano lavori che corrispondono alle loro aspettative, non fanno i rider o guadagnano quattro lire ai call center pur di stare nella nostra bellissima Italia.

L’Italia è bellissima e lo sanno tutti, lo sanno anche gli svizzeri, l’Italia è avanti per inventiva, tecnologia, qualità. Quasi tutte le volte che entro in un posto affollato sento dire italien, italianer legato spesso ad una frase di elogio, tipo si l’ho comprato in Italia, è un prodotto italiano. Questa cosa è strana, ci penso sempre, e penso sempre anche alla volta in cui mi si è tolta l’otturazione e ho dovuto pagare cara quella temporanea fatta da una dentista che mi ha limato il dente per sbaglio. Qui uno dei migliori dentisti è italiano, ma ce ne sono anche bravi autoctoni, sicuramente, ma io preferisco il mio caro dentista siracusano, non mi cambia il sorriso anzi, me lo fa venire, vado in vacanza per le otturazioni.

Nelle canzoni svizzere ci siamo tanto di solito descritti come caciarosi, approssimativi,  divertenti e cantanti, qui gli italiani li chiamano i cinche. I primi arrivati si incontravano alla stazione, giocavano alla morra… cinche cinche cinche (5).

Quindi c’è questo distacco, tra elogio e denigrazione, che non riesco ancora a capire.

La prima volta che ho letto “italians do it better” era scritto sulla maglietta di Madonna, non voglio puntualizzare a cosa si riferisse Madonna, ma forse in realtà è cosi, quando gli italiani fanno qualcosa bene, è davvero migliore di quelle fatte in altri paesi? Il made in Italy ci fa spazio ancora nel mondo? Insomma siamo ancora credibili alla vista di chi non vive in Italia e sa che quando va a votare nel suo paese avrà un nuovo governo e non la sagra dei balletti scomposti? Da quando viaggio, ogni volta che mi chiedevano di dove fossi, alla mia risposta, Italian, no better sicilian, ho ricevuto diverse reazioni: ammirazione, disappunto (“aaah Mafia”, “Berlusconi hahahaha”, “ooohhh wonderful ”).

Un misto di scherno e invidia, una sottilissima linea di demarcazione che a volte non si riesce a vedere. Ecco, a me sta cosa ha ricordato la teoria freudiana dell’invidia del pene. L’ho riletta, non mi convince molto, ma alla fine è un po’ la spiegazione che mi sono data, agli occhi loro siamo un po’ cialtroni e un po’ geni, un po’ i “non italiani” ci invidiano, esattamente come per la teoria freudiana, ebbene si Freud, noi donne abbiamo come la chiami tu la “penisneid “, ma ti assicuro solo quando dobbiamo fare la pipì nei bagni pubblici.

(https://www.calabresi.net/2012/03/01/100-anni-fa-gli-italiani-e-la-ferrovia-della-jungfrau/15421/)

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