IL TACCUINO DI TITTA RIZZA
La Civetta di Minerva, 11 maggio 2018
E’ stata approvata la Finanziaria della Regione Siciliana; grande soddisfazione di tutti; i deputati, con la dovuta pausa per la partita della Juventus, hanno lavorato sodo e con tre ore di anticipo sulla scadenza ultima della mezzanotte del 30 aprile hanno approvato il bilancio.
Magnum gaudium per i siciliani? Sì, grande gioia per le migliaia di persone che da precari sono stati messi in pianta stabile; sì, grande gioia per circa un migliaio di dipendenti regionali che per legge diventano tutti dirigenti; gioia grandissima per i quasi duemila e cinquecento PIP di Palermo che sono diventati dipendenti della Resais, una società al cento per cento della Regione dove vanno a vegetare tutti gli ex dipendenti da società controllate dalla Regione e che se ne stanno a casa senza far niente e si ricevono il loro stipendio. Perché la macchina burocratica della Regione non riesce a trovare loro un lavoro qualsiasi: riposo assoluto con scatti di anzianità che maturano regolarmente; questi amici hanno però una loro funzione sociale perché lavorano in nero e contribuiscono a far elevare il PIL regionale.
Una Finanziaria tutta assistenziale: ma non si dovevano forse sistemare questi galantuomini, specialmente i PIP di Palermo, che costituiscono in ogni caso una bella riserva di voti?
Non cambia niente; cambiano i governi, cambiano le maggioranze ma la sostanza è sempre quella. Abbiamo una classe dirigente e una classe politica arroccata al clientelismo più bieco, a un assistenzialismo costante che non sa guardare alla crescita economica e sociale della Regione. Nella Finanziaria appena approvata non c’è un solo euro per gli investimenti.
Ma come dovrebbero trovare lavoro i nostri figli, se la stessa Regione non si pone il problema. Dove sono le voci di spesa per opere pubbliche? Dove sono le voci di spesa per investimenti in agricoltura? Dove sono le voci di spesa per gli investimenti per l’industria 4/0? Dove sono gli investimenti per la ricerca, che è il motore della crescita di ogni economia?
Zero, zero, zero! E’ con amarezza che dobbiamo prendere atto della enorme insufficienza della nostra classe politica, e della nostra classe dirigente. Ecco perché il divario fra Nord e Sud va sempre crescendo di più; ecco perché i nostri ragazzi emigrano e se ne vanno a creare ricchezza nelle terre della Lega, che accetta i nostri ragazzi se specializzati ma che fa il referendum perché le tasse della Lombardia e del Veneto siano spese a casa loro con esclusione delle restanti regioni del Paese. E poi ci dicono di votare per Salvini.
Questa è la nostra classe dirigente; abbiamo l’obbligo morale di imporre ai candidati sindaci che ci dicano i loro programmi: non fumose dichiarazioni, ma si impegnino su specifici obiettivi. Per esempio, per non lasciare soli alla Mazzarona gli unici operatori sociali che vi operano, e cioè padre Marco Tarascio, padre Panzica e Padre Carlo, ci dicano che cosa vogliono fare.
La cosa fondamentale è cambiare la classe politica dirigente; dobbiamo puntare su giovani con idee chiare e precise. Non possiamo continuare a fare assistenzialismo più o meno elettorale, perché c’è la morte per la nostra economia.

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