Quattro, che si sappia, le occasioni sprecate dal Comune per intercettare risorse di Stato, UE e Regione. Eppure c’è gran bisogno in città di interventi di messa in sicurezza e riqualificazione di edifici scolastici
La Civetta di Minerva, 16 marzo 2018
E quattro! Sono tante, almeno quelle a mia conoscenza, le occasioni sprecate dall’amministrazione comunale di Augusta per inserire la città in processi e/o opportunità per acquisire e/o completare opere pubbliche di cui la città ha bisogno.
Si parte dalla clamorosa débacle registrata con il patto per il Sud quando l’amministrazione, oltre a sbagliare indirizzo per presentare le eventuali proposte, indicò opere non congruenti con quelle oggetto del bando governativo, a cui seguì la mancata adesione alle sollecitazioni CIPE per utilizzare i residui degli stanziamenti per l’anno 2017, quando perse l’occasione di proporre il completamento del San Domenico e quando – non presentando alcuna proposta – non acquisì alcun finanziamento dalla Regione che, in chiusura di anno 2017, finanziò 88 interventi a favore delle scuole, e infine (fino ad ora), la mancata adesione al bando MIUR finanziato con fondi dell’UE, del ministero dell’Istruzione “Edilizia scolastica Asse II (FESR) Azione 10.7 Avviso 35226 del 16 agosto 2017volto a soddisfare le esigenze di messa in sicurezza, riqualificazione e l’adeguamento anti sismico, impiantistico, per bonifica dall’amianto e da altri agenti nocivi, per l’accessibilità e superamento delle barriere architettoniche, per il miglioramento dell’eco-sostenibilità degli edifici e il miglioramento della qualità degli spazi per la didattica e per spazi funzionali per lo svolgimento di servizi accessori agli studenti (es. mensa, spazi comuni, aree a verde, realizzazione di infrastrutture per lo sport e per gli spazi laboratoriali).
Eppure Dio solo sa se non abbiamo bisogno di progetti per interventi di messa in sicurezza e riqualificazione di edifici scolastici, dalla palestra del liceo (di proprietà comunale) al completamento e la riqualificazione degli edifici del complesso Costa 2, che da oltre un decennio arrostiscono al sole inutilizzati e decadenti, nonché la necessità di mettere in sicurezza varie scuole.
Se Augusta non ha goduto e non godrà (nel prossimo futuro) di finanziamenti non è per scelta della Regione, dello Stato o della UE ma in relazione al fatto che non vi sono progetti presentati. E’ inutile che Stato, Regione e UE mettano a disposizione finanziamenti se i Comuni non li utilizzano o peggio ancora non li chiedono. Siamo a metà mandato e ancora si gioca ad esaltare qualche raro intervento di ordinaria amministrazione, cioè cose che un Comune potrebbe fare anche se non vi fosse la politica a governarlo. Continuando così, sarò facile profeta affermando che alla fine del mandato la città non potrà registrare alcuna nuova opera pubblica né il completamento di quelle abbandonate.
Ciò premesso, mi permetto di esortare i nostri giovani amministratori ad abbandonare la frequentazione dei social lasciandoli ai loro sostenitori e a concentrarsi sulla ragione che giustifica il loro stipendio, ovvero lo studio delle opportunità offerte dalla legislazione e l’implementazione di iniziative che concretizzino una riqualificazione della vita della nostra città. Vadano oltre le bancarelle, perché una città che non immagina un futuro e si siede sul presente (tra l’altro anche male) è destinata ad accartocciarsi su se stessa.
Inoltre, penso sia indispensabile riflettere sullo stato dell’istruzione pubblica e sul livello di civismo presente in città perché il vandalismo e la civiltà si costruiscono solo sostenendo le aggregazioni del mondo giovanile, affiancando la scuola nel suo difficile lavoro della costruzione delle personalità, promuovendo la cultura e la capacità critica che non ha niente a che vedere con la critica aprioristica e distruttiva.
Voglio concludere questa nota riportando l’amara riflessione di mia figlia (16 anni) che ha così commentato l’evento elettorale: “Abbiamo perso qualunque sia il risultato di queste elezioni. Abbiamo perso perché gli italiani sono disinteressati, gli studenti sono apatici nei confronti della politica e del mondo che li circonda. Abbiamo perso perché dichiararsi fascisti ormai è un vanto, mentre essere antifascisti significa essere marchiati. Abbiamo perso perché l’odio, l’intolleranza e la paura dominano ancora il nostro paese, un paese in cui lo straniero è qualcuno da temere, da odiare, quasi non è più un essere umano. Abbiamo perso in partenza e forse è meglio così, magari la popolazione non solo italiana si sveglierà da questo suo lungo torpore e capirà qual è il suo potere. “δήμου κρατοΰσα χείρ”, dice Eschilo nelle Supplici, “la mano del popolo che ha il potere”, ma ormai, forse, non vuole più usarlo.”
In queste parole, a mio avviso, va cercato l’indirizzo per una gestione politico/amministrativa di comuni, province e dell’intero Paese per uscire dalle chiacchiere e ridare alla politica il ruolo che le è proprio.

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