Ripensare alcune vicende: Mare Rosso, Oikothen, Sai 8, Augusta

I 15 arresti. Forse si è sollevato solo il coperchio di una pentola da raschiare fino in fondo per fare pulizia

 

La Civetta di Minerva, 16 febbraio 2016

SCHEDA – L’esposto degli otto sostituti procuratori           

23 settembre 2016 – “È con profondo imbarazzo che i sottoscritti sostituti procuratori in servizio presso la Procura della Repubblica di Siracusa rappresentano di aver osservato fatti e situazioni tali da ingenerare grave preoccupazione per l’amministrazione della giustizia nel circondario di appartenenza. Nell’ambito della gestione di diversi procedimenti penali si sono infatti palesati elementi che inducono a temere che  parte  dell’azione della Procura della Repubblica possa essere oggetto di inquinamento funzionale alla tutela di interessi contrari alla corretta e indipendente amministrazione della giustizia …

Soggetti portatori di specifici interessi economici ed imprenditoriali dimostrano una preoccupante attitudine ad orientare a proprio favore l’azione della Procura, rendendo fondato il timore che parte dell’ambiente giudiziario non sia immune a tale forza di infiltrazione”

L’esposto continua con l’indicazione degli allegati relativi a “numerosi atti processuali penali” e diversi contenziosi amministrativi che, “ciclicamente, intersecano con le vicende oggetto di trattazione, molti atti pertinenti a processi pendenti a Siracusa Messina Catania”, ancora coperti da segreto istruttorio.

Margherita Brianese, Salvatore Grillo, Magda Guarnaccia, Davide Lucignani, Antonio Nicastro, Vincenzo Nitti, Tommaso Pagano, Andrea Palmieri. Tutti i sostituti procuratori in forza a Siracusa hanno sottoscritto il documentato esposto contro il collega Giancarlo Longo. Si sono invece astenuti Maurizio Musco e Marco Di Mauro, per i quali, raggiunti da avviso di garanzia, sono state disposte, seppure forse tardivamente, perquisizioni domiciliari e presso i rispettivi uffici.

Evidentemente già ormai un anno fa la misura era colma e gli otto magistrati summenzionati avranno ritenuto impossibile continuare a restare indifferenti di fronte a quel quadro, da considerarsi comunque al momento solo indiziario, che ha indotto le procure di Messina e Roma a una raffica di arresti e misure cautelari nei confronti dei componenti di quella “associazione a delinquere che per anni avrebbe condizionato una parte della Procura di Siracusa ottenendo favori per i propri clienti a discapito della collettività e dei cittadini comuni”. Accuse gravissime: corruzione in atti giudiziari, falso ideologico, concussione, truffa, rivelazione di segreto d’ufficio, consulenza infedele, simulazione di reato, minacce a pubblico ufficiale. E tutto, soprattutto, a carico di chi, magistrati e avvocati, dovrebbe rappresentare al massimo grado i principi di legalità e giustizia.

Ciò che tutto questo ha rappresentato per Siracusa è stato perfettamente espresso nelle parole sdegnate del sindaco Giancarlo Garozzo, che si è cercato inutilmente di intimidire ricorrendo come da consolidata prassi agli strumenti giudiziari – l’avvocato Giuseppe Calafiore parla con il pubblico ministero Giancarlo Longo: “Marco (Di Mauro) mi aveva chiesto una denuncia contro il sindaco, proprio me l’ha chiesta, vuole fare una denuncia di simulazione di reato” e quindi ridendo “Gli ho spaccato il culo al sindaco, ora gli manda l’avviso di garanzia e lo interrogo. Hai capito che vuole? Gli sta spaccando il culo a quello” – e nelle tante dichiarazioni di questi giorni in cui, in verità, sembra di assistere a un risveglio generale, connotato da stupore e riprovazione, che non trova giustificazione per chi, anche per le funzioni pubbliche rivestite, avrebbe dovuto da tempo rendersi conto dello stato dei fatti.

Ma a determinare l’esplodere del caso e a farlo finalmente arrivare all’attenzione di tutti i media nazionali è di certo stato il tentativo di depistaggio nel processo all’ad dell’Eni Claudio Descalzi. Il gip di Messina, Maria Vermiglio, ipotizza infatti “una regia occulta di Amara che, avvalendosi dell’asservimento di Longo, orchestrava una complessa operazione giudiziaria il cui fine ultimo era di ostacolare l’attività di indagine svolta dalla procura di Milano nei confronti dei vertici dell’Eni”.

Nel riferire del “rapimento” di Alessandro Ferraro (La Civetta n.7 del 7 aprile 2017) già avevamo messo in luce come solo il senso di assoluta impunità e l’arrogante supponenza del “comitato d’affari” aveva potuto suggerire di esportare l’estroso sistema Siracusa, solo a Siracusa possibile, addirittura fino a Milano. Quasi che anche presso altre Procure sussistessero le condizioni che qui, nella nostra città, hanno consentito per almeno quindici anni lo strapotere di poche menti raffinate. Infatti, ai tempi della nostra inchiesta di svelamento della galassia Amara, già altri episodi avrebbero dovuto alzare, per tempo, il livello di difesa della parte sana della magistratura come dell’avvocatura locale: tutti quelli in cui i nomi che ricorrono sono sempre gli stessi. Vicende che andrebbero tutte oggi riesaminate, analizzate atto dopo atto, per verificare se già d’allora non si fosse messo in moto quel meccanismo fatto di denunce pretestuose, scambi di favore, utilizzo perverso degli strumenti giudiziari, connivenze ai più alti livelli, che oggi il giudice Vermiglio attribuisce alla “regia occulta” dell’avvocato Piero Amara e all’invasiva attività dell’avvocato Giuseppe Calafiore a vantaggio del suo  più importante cliente, il gruppo Frontino. 

Facciamo pochi esempi, quelli più significativi (ma se ne potrebbero fare anche altri): lo scandalo scommesse del calcio Catania, i fatti di Villa Corallo, il processo al sindaco e al vicesindaco di Augusta (assolti) per la piattaforma Oikothen (ma la storia della città megarese, lo scioglimento del consiglio comunale e la gestione commissariale prefettizia è ancora una ferita aperta), il fallimento Sai8 per 74 milioni di euro con le parcelle milionarie per i legali, tra cui appunto Piero Amara, connotato dallo scambio di denunce e controdenunce, la Cisma.

Il capitolo, tutto da riscrivere, sull’attacco alla Soprintendenza: la richiesta di risarcimenti milionari, le denunce, le pressioni che hanno tolto il sonno a persone perbene, a funzionari integerrimi. E ancor prima Mare Rosso con le “stranezze” di cui parla in alcune interviste il presidente dell’ordine degli avvocati Francesco Favi.

In sostanza, la sensazione è che si sia sollevato al momento solo il coperchio di una pentola che andrebbe raschiata fino in fondo se veramente si volessero sradicare completamente le cellule cancerogene che hanno avvelenato la storia di una provincia che si voleva babba e si scopre verminaio, ma sinceramente non crediamo che lo si vorrà fare.

Bisognerebbe tornare a valutare quanto accaduto per lo smaltimento dei fanghi IAS, o comprendere meglio le dinamiche in merito alle bonifiche mai realizzate della rada di Augusta, e tanti altri momenti.

Come Cicerone per indicare la strada si potrebbe chiedere ispirazione al direttore del Diario Pino Guastella e a qualche altro giornalista compiacente della nostra provincia: basterebbe leggerne i commenti trionfalistici, i panegirici alla lungimiranza e alla saggezza di certe scelte, gli elogi agli eccelsi studi professionali, per sapere quale direzione prendere.

 

Da leggere

Siracusa, la paralisi di una generazione: viaggio tra declino demografico, record di scoraggiamento ed esodo dei giovani laureati

1. Le fonti della crisi Questo viaggio nei numeri della condizione giovanile a Siracusa è …

COLLABORA CON NOI

SIRACUSA DIFFERENZIA

IL BAR SOTTO IL MARE

Migranti

homepage

Lavoro

I Diari della Quarantena

La Civetta in gabbia

La parola ai lettori

Articoli recenti

VIDEO

Commenti recenti