Riflessioni sulla connection: combriccola o sistema?

AAA come Avvocati, Affaristi & Azzecagarbugli. Una ideologia deviata fa coincidere la libertà con la licenza assoluta di coltivare il proprio particulare

La Civetta di Minerva, 16 febbraio 2018

Hanno infiltrato la magistratura, la politica, i gangli vitali della società. Solo Amara & company?  O Amara (l’avvocato) è solo uno dei tantissimi scaltri affaristi rampanti, intenzionati a farsi strada senza esitazioni e senza scrupoli in un mondo che predica come virtù la competitività, il successo, la “mors tua vita mea”,  l’affermazione personale (o di clan) a tutti i costi nella giungla darwiniana in cui l’onestà è declassata buonismo predestinato alla sconfitta?  L’avvocato Amara è riuscito a tessere, da solo, una rete di connivenze e di rapporti sociali utili ai suoi affari e a quelli dei suoi clienti? O non si sarà appoggiato ad una tela di ragno già esistente, già predisposta forse per scopi non criminali ma con l’intento (discutibile, ma non penalmente rilevante) di incidere sulla storia o, almeno, sulla politica spicciola (oltre che sulla microstoria personale degli adepti e dei loro familiari)?

Sono domande inquietanti che vorremmo semplicemente sussurrare alle coscienze dei cittadini, affinché tutti si mobilitino e aprano gli occhi, e soprattutto ai magistrati inquirenti. Anzi, a quelli di loro che si sono rivelati senza macchia e senza paura. Poiché non basta far parte di una pubblica amministrazione per garantire un operato rivolto al perseguimento di un interesse pubblico; né basta far parte della magistratura (nobilissima e preziosa istituzione) per assicurare al cittadino che si stia operando a difesa della legalità e nel rispetto della fedeltà giurata alla Repubblica. A nostro avviso, il virus letale che mina la sopravvivenza del patto sociale di convivenza pacifica e solidale (ovvero la coesione della società civile) è proprio da individuare in quella ideologia deviata e deviante che fa coincidere la libertà con la licenza assoluta di coltivare il proprio particulare. Ossia di farsi i c. propri. A detrimento di tutti o quasi. Con la complicità, occasionale o sistematica, di chiunque si riveli corruttibile, cooptabile, alleabile. Orientamento deviante, perennemente presente nelle società; individuabile nella storia antica come nelle amare e realistiche riflessioni del Guicciardini; e come nella nostra società odierna. Nella quale lo rinveniamo troppo spesso, operante nell’ombra o alla luce del sole.

Spudoratamente. A immagine e somiglianza di un noto pregiudicato che, condannato all’esclusione di ogni pubblico ufficio (cioè di ogni pubblica funzione), escluso dalla possibilità di votare e di essere votato, impossibilitato a svolgere persino la funzione di tutore di un minore o di un adulto incapace di intendere e di volere, si fa pubblicamente beffe di tale condanna e continua ad esercitare la funzione (pubblica) di leader e capo-padrone di un partito personale, a  tessere alleanze, a condizionare pesantemente la dinamica di uno stato in cui la democrazia è sempre più indebolita.  

Forse non ci si deve meravigliare troppo se l’arroganza appare sempre più rampante e trionfante, se la ricerca del successo personale e dell’arricchimento a tutti i costi risulta legittimata (agli occhi di tanti) da un modello di comportamento in cui la libertà sconfina nella pretesa di impunità e di perseguimento dei propri scopi con una condotta eslege. Entro l’anomia (o assenza di norme) di quel modello, la mira di certi leader discutibili sembra essere quella di catturare il consenso elettorale dei semplici con promesse mirabolanti e bugiarde per poi realizzare una complicità post-elettorale dei furbi con larghe intese volte a tutelare lo statu quo, a garantire l’establishment e a neutralizzare tutti gli assetati di giustizia, di legalità e di solidarietà sociale.

Il cosiddetto sistema Amara è probabilmente solo la punta di un iceberg che ingloba una connection molto più estesa, con relazioni occulte e palesi. E tutte, in vario grado, perniciose. Da contrastare. Non solo da parte della magistratura. Anche da parte dei cittadini. Nel rispetto dei ruoli e degli ambiti consentiti. Le coraggiose inchieste giornalistiche e i più modesti articoli di segnalazione di atti di sospetta legittimità sono espressione di un dovere di impegno civico. Al quale la Civetta vuole dare spazio ed opportunità.

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