Dichiarazione del collaboratore di giustizia Fabrizio Blandino. Il giornalista Corrado Maiorca, direttore del quotidiano Corriere di Sicilia Nuovo: “Averlo come cronista giudiziario mi fu imposto. Calafiore e Rita Frontino volevano che pubblicassi pezzi pilotati”
La Civetta di Minerva, 16 febbraio 2018
Internet reputation: pare che ora si chiami così l’attività giornalistica di appoggio strumentale a “cointeressenze economiche”.
Nel paragrafo dell’ordinanza di Messina intitolato “La partecipazione al sodalizio di Giuseppe Guastella”, la dottoressa Vermiglio scrive che “la campagna denigratoria” contro i magistrati che in qualche modo ostacolavano le attività della cricca “aveva un’importante cassa di risonanza negli articoli di un giornalista asservito all’Amara, l’indagato Giuseppe Guastella“.
Di lui aveva già ampiamente parlato il collaboratore di giustizia Fabrizio Blandino. Così in un verbale del 21 ottobre 2014: “So per certo che Giuseppe Guastella era a completa disposizione di Piero Amara (“il vero boss di Augusta, legato sia alla politica che alla criminalità organizzata con influenze in alcuni ambienti istituzionali, giudiziari e specificatamente in Procura a Siracusa. Tutti sono assoggettati alla sua volntà ed egli vanta rilevanti interessi economici in vari settori” verbale del 17/9/2013″), così come confidatotogli dallo stesso avvocato “con il quale il Blandino aveva intrattenuto rapporti sin dal 2005 e dal quale veniva rassicurato in merito ai processi nei quali era coinvolto perchè avrebbe fatto scrivere dal giornalista ciò che voleva” (attenti quindi alle date!). Infatti Guastella, che all’epoca scriveva per La Sicilia, aveva firmato articoli a lui favorevoli. Blandino sapeva anche che Amara aveva intenzione di avviare una campagna stampa denigratoria nei confronti del sostituto Bisogni per le sue indagini su Sai8, e il 20 ottobre 2012 Il Diario pubblicava un articolo favorevole ad Amara contro Bisogni (ve lo riproponiamo).
Dai controlli effettuati dalla GdF sui conti bancari di Guastella risulta che veniva mensilmente stipendiato da Amara e dalla moglie Bona Sebastiana, dati “talmente illuminanti da non prestarsi a spiegazioni alternative”: nel 2013 complessivi 11.900 euro, nel 2014 20.876, nel 2015 13.654, nel 2016 10.700, nel 2017 solo 1.976 (!). Ma altre somme gli provenivano anche dai conti di Alessandro Ferraro e dalla GIDA.
Al di là delle prebende percepite, ciò che però suscita particolare interesse nella lettura dell’ordinanza sono le affermazioni del direttore del Corriere di Sicilia Nuovo, Corrado Maiorca, in relazione alle pressioni subite anche per gettare discredito sulla dottoressa Alessandra Trigilia (il nome presente nell’atto non è corretto) reggente della Soprintendenza per pochissimi mesi; la dimostrazione, se ce ne fosse bisogno, della necessità di accendere i riflettori anche sull’aggressione subita in questi anni da alcuni funzionari della Soprintendenza, o forse anche solo di andare a riprendere esposti o dichiarazioni da loro rese in qualche occasione.
Testimoniava Maiorca già nel febbraio 2014 (attenti alle date!) di essere stato costretto a subire nella linea editoriale numerose ingerenze: “… Calafiore e Rita Frontino volevano che pubblicassi pezzi che riguardavano la Soprintendenza ai Beni Culturali (con attacchi alla reggente Lucia Trigilia), la vicenda “Sai8” e il caso dei “veleni in procura” prendendo posizione a favore dell’allora procuratore capo… ma secondo me costituivano un attacco ai magistrati che se ne occupavano, articoli sempre scritti da Guastella la cui scelta come collaboratore mi venne imposta dalla proprietà, che mi chiarì da subito che Guastella doveva occuparsi della cronaca giudiziaria. Ricordo una mia lite con Calafiore, che voleva fossero pubblicate alcune intercettazioni che riguardavano Foti e la Prestigiacomo in relazione alla vicenda Sai8. Lui mi disse, era fine marzo 2012: Guastella ha tutte le intercettazioni, le dobbiamo pubblicare a puntate“.
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