La coordinatrice provinciale: “E’ necessaria una selezione rigida da parte dello Stato nei confronti di chi occupa ruoli primari”
La Civetta di Minerva, 16 febbraio 2018
Il cosiddetto “caso Siracusa”, che ha visto di recente l’arresto di 15 persone tra professionisti, politici e magistrati, oltre ad averci scosso come cittadini, ci ha colpiti ancor di più come soci di un associazione che, facendo cultura della legalità, pone principalmente fiducia e affianca chi della giustizia ha fatto una scelta di vita e un mestiere, i magistrati e le forze dell’ordine primi fra tutti.
Non è sicuramente facile da accettare l’aver appreso, da parte di chi rivestiva ruoli primari e che sarebbero dovuti essere di garanzia, che “svendeva la propria funzione” o che operava “attraverso la strumentalizzazione della funzione ricoperta”.
Nè tantomeno è accettabile aver appreso che sussisteva un sistema, una organizzazione tra autorità pubbliche e professionisti con ruoli di prestigio, che per anni ha condizionato indirettamente il sistema giustizia, l’economia e molti degli interessi del siracusano. In un momento storico come questo, in cui la lotta alla corruzione deve essere una delle azioni principali su cui lo stato deve puntare, questa ultima inchiesta ancora di più evidenzia come il dramma attuale sia che non è questa la pratica della giustizia di cui ha bisogno l’Italia. È necessaria un’attenzione, una selezione attenta ed un monitoraggio rigido da parte dello stato nei confronti di chi occupa ruoli primari nelle istituzioni e di chi ha in mano le sorti dei cittadini, è necessario garantire una giustizia più giusta, nonché far si che l’economia, per essere produttiva, veda ricoperti ruoli ed incarichi da chi effettivamente li merita e si impegni per il bene comune, piuttosto che all’arricchimento personale a discapito degli altri e del territorio, come sta emergendo in questa ultima indagine.

Commenti recenti