La Giustizia contro l’ingiustizia del “sistema Siracusa”

L’indagine delle Procure di Roma e Messina “lectio magistralis” di coraggio giudiziario: nessuna immunità, neppure per le toghe. Machi doveva controllare cosa ha controllato? Chi restituirà la legalità al Tribunale di Siracusa?

La Civetta di Minerva, 16 febbraio 2018

L’inchiesta giudiziaria in corso, con i numerosi provvedimenti cautelari, ha lasciato attoniti e sgomenti  i cittadini aretusei e tutta la collettività nazionale. Essa ha una sua peculiarità genetica, quella di sorgere dall’esposto di ben otto Sostituti Procuratori della Repubblica. Alla loro professionalità ed etica va il plauso della comunità, ma non dimentichiamo il coraggio che hanno dimostrato, tanto più se le accuse dovessero risultare fondate e venisse dimostrato che quella corruzione, così diffusa, fosse oltremodo sistemica.

Invero dagli atti emergerebbe che la cosiddetta “cricca” intratteneva rapporti, attraverso nomi e codici criptati, anche con altri magistrati, appartenenti a differenti giurisdizioni: Corte dei Conti,  Cga, Tar, alcuni coinvolti in ulteriori indagini, altri già condannati, sia pure poi assolti per intervenuta prescrizione!

Il quadro giudiziario che  emerge è grave, tanto che la realtà supera la fantasia! L’indagine però costituisce una “lectio magistralis” di coraggio giudiziario: non esistono immunità garantite e gratuite neppure per le toghe! Un crimine rimane tale, anche se a compierlo è un magistrato: in questo caso il reato è ancora più grave perché il magistrato ha piena consapevolezza sia delle conseguenze del reato, sia di tradire il giuramento di fedeltà prestato all’atto di assunzione delle sue funzioni, il che rende più dirompenti le ricadute sociali dell’atto criminale.

Tuttavia non dobbiamo dimenticare il grande tributo della magistratura nella lotta contro le criminalità più efferate, dal terrorismo interno ed internazionale, dalla concussione e corruzione politica alla criminalità organizzata. Tributo versato anche con il sangue, nel caso la memoria dimentichi in fretta: il Procuratore Nino Di Matteo nel suo libro “I collusi” elenca, in modo tanto sintetico quanto agghiacciante, i procuratori e magistrati barbaramente assassinati.

Tanti magistrati, inoltre, una miriade, affiancano al lavoro quotidiano, così gravoso, impegni sociali altamente educativi: il magistrato Catello Maresca, il quale tiene corsi per il reinserimento dei giovani di Forcella nel mondo del lavoro; il Presidente emerito Valerio Onida, già impegnato nell’attività di reinserimento dei detenuti presso la casa di reclusione di Milano; il capo della Procura di Napoli, Giovandomenico Lepore, impegnato verso gli scugnizzi napoletani per fornire loro sani modelli educativi e, come loro,  tanti altri.

Ancora una volta la magistratura si pone come baluardo di democrazia e di giustizia! Tuttavia al coraggio dei sostituti Procuratori esponenti si contrappongono le responsabilità di chi ha  avuto il compito di funzioni di controllo. Sorge spontaneo chiedersi chi ha controllato cosa? Che fine faranno e a chi verranno affidate quelle inchieste poste a tutela di diritti costituzionalmente garantiti aventi ad oggetto l’accertamento di gravi reati ambientali, di concussioni e corruzioni politiche, di gestione dei fondi Ue, che investono il territorio di  Siracusa?

Quale garanzia di controllo sul futuro corretto espletamento d’indagini? Chi restituirà la legalità al Tribunale di Siracusa nella sua interezza, ripristinando l’autorevolezza dell’attività giudiziaria e seppellendo definitivamente l’infamia di mercimonio giudiziario nel territorio siracusano? Ai posteri l’ardua sentenza!

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