Il ct dell’Albatro: “Siamo tra le prime otto squadre di pallamano”

Giuseppe Vinci: “A Siracusa non c’è una piena disponibilità degli spazi per svolgere al meglio la nostra attività. Le strutture autorizzate sono solo due, e non siamo riusciti ad avere l’accesso nelle scuole”

La Civetta di Minerva, 2 febbraio 2018

Se in questa pagina si è sempre (o quasi) parlato dello sport degli italiani per antonomasia, e cioè di quel calcio che a Siracusa stenta a decollare, pochi sanno che invece in altri settori sportivi la nostra città calca addirittura palcoscenici da serie A. E cioè da over the top.

Abbiamo incontrato Giuseppe Vinci, siracusano, 51 anni, tecnico dell’Albatro, la squadra di pallamano di Siracusa che milita appunto nel massimo campionato nazionale di categoria e che rappresenta attualmente la massima esponente della pallamano siracusana. Vinci ha iniziato a giocare nell’Ortigia, successivamente è stato prima giocatore e poi allenatore dei Vigili del Fuoco, in serie A/2 e in B, ha militato nella stessa Albatro, e nel 1999/2000 è stato anche allenatore del settore giovanile dell’Ortigia. Chiacchierando con lui ci siamo resi conto che c’è quindi anche una fetta dello sport siracusano che quasi nel silenzio suda, lotta e si impegna affinché la città che fu di Archimede possa camminare insieme alle grandi. Ed esserne assolutamente all’altezza.

Buongiorno Peppe. Posso darti del tu?

Assolutamente.

Bene. Quali sono le origini dell’Albatro?

L’Albatro nasce nel lontano 1994, cavalcando l’onda dell’entusiasmo che negli anni ’90 questo sport riuscì a sviluppare nel territorio siracusano. Non dimentichiamo infatti i successi importanti ottenuti dall’Ortigia, che arrivò addirittura a vincere sia il massimo campionato nazionale che l’allora Coppa dei Campioni. La società che milita invece adesso in serie A è, appunto, l’Albatro. Uno dei padri fondatori, che attualmente riveste la carica di presidente, è Vito Laudani. La nostra società si è distinta soprattutto per aver inizialmente investito molto nel sociale. Una di queste iniziative, che io ritengo essere il nostro fiore all’occhiello, è un progetto con i bambini disabili, progetto che ha visto Enzo Vaccaro fra i promotori e i responsabili, e che rappresenta per noi un vanto.

Bello. Una cosa che vi fa onore. E sicuramente questa iniziativa avrà fatto molto presa sull’opinione pubblica…

Ma sai, neanche tanto. Il giusto, direi. Sicuramente speravamo di avere più risonanza nell’opinione pubblica, e invece questa iniziativa è stata importante soprattutto per gli operatori nel settore. Ma va bene così. Noi abbiamo fatto quello che ritenevamo più opportuno dal punto di vista sociale. Però poi negli anni abbiamo istituito una scuola di pallamano, l’Albatro school, che rappresenta in sostanza il nostro settore giovanile e che conta 100/120 iscritti, qui a Siracusa, e che prevede degli allenamenti pomeridiani per venire incontro ai ragazzi che vanno a scuola.

Tocchiamo adesso un tasto dolente… In quali strutture vi allenate?

Ci distribuiamo fra il palazzetto dello sport ed il pallone tensostatico della via Lazio, non senza problemi purtroppo. Problemi e difficoltà che ci provengono dal fatto che non c’è una piena disponibilità degli spazi per poter svolgere al meglio la nostra attività. Le strutture autorizzate sono solo due, e non siamo riusciti ad avere l’accesso anche alle strutture scolastiche, le quali sono impegnati con altri sport, che evidentemente sono considerati prioritari rispetto alla pallamano. Questo elemento ovviamente ci ha penalizzato, ma nonostante ciò noi siamo andati avanti per la nostra strada, aumentando anzi il nostro impegno quotidiano. Il problema è che questo impegno verso l’attività giovanile, strutturato in questo modo, ci comporta un dispendio economico molto importante.

Mi dai l’assist per parlare di un’altra nota stonata. Avete qualche sponsor? Chi vi aiuta nelle spese gestionali?

Si, e mi fa piacere che mi dai modo così di ringraziare la Team Network, che storicamente è sempre stato il nostro main sponsor. È una holding, una multinazionale impegnata in molte attività nel mondo, ma che fa del suo fiore all’occhiello l’impegno che mette per sostenere e tenere a galla la nostra società in tutti questi anni, dalla nascita fino ai giorni nostri.

Parliamo ora dell’organigramma dell’Albatro. Tu hai la responsabilità anche del settore giovanile?

No, io mi occupo solamente della prima squadra. La responsabilità del settore giovanile è di Gianni Calvo, anche lui uno dei padri fondatori della pallamano a Siracusa negli anni ’80, ed è sicuramente il tecnico più accreditato che abbiamo a Siracusa in questo momento. Il nostro intento è quello di cercare di attingere il più possibile dal tessuto siracusano, il capitano storico della squadra è infatti siracusano, Andrea Calvo, 30 anni, (vedi foto); il portiere è Alessandro Vasquez, siracusano anch’egli, che è un po’ più avanti con l’età, ma per fortuna la pallamano è uno di quegli sport che ti permette di giocare un po’ più a lungo rispetto allo standard di età di altri sport, soprattutto qui in Italia, dove non troviamo quel livello eccelso – tecnicamente parlando – che magari troviamo in altri paesi europei.  Perché qui in Italia questo è ancora uno sport poco seguito, ma da uno studio recentemente effettuato, la pallamano risulta la pratica indoor più seguita alle olimpiadi.

E se qualcuno ancora pensa che sia uno sport diffuso esclusivamente nei paesi dell’est europeo, si sbaglia di grosso, perché, sembrerà strano, ma le prime quattro squadre in Europa adesso sono quelle dei paesi dell’Europa centrale, e cioè Francia, Spagna, Danimarca e Svezia. In Francia è ormai diventato uno sport di primo livello, considerando anche il fatto che è diventata più volte campione d’Europa, campione del Mondo e campione Olimpica. E anche in Spagna la pallamano sta diventando una disciplina che vanta un buon seguito, favorita dal fatto che proprio in questi giorni si è laureata campione d’Europa. Solo qui in Italia è ancora uno sport che stenta a decollare, ma – si sa – questo è il paese dell’arte pedatoria, per antonomasia. E a parte il calcio, anche altri sport come basket e pallavolo fanno la parte del leone perché sono riusciti ad entrare all’interno delle scuole, che rappresenta da sempre il più efficace traino per la diffusione di una pratica sportiva. E quindi anche se ci fosse qualche giovane interessato a fare la pallamano, si troverebbe in difficoltà perché la sua scuola non prevede una palestra attrezzata per svolgere questo sport. In sostanza per noi c’è ancora da molto lavorare per essere considerati alla stregua di altre discipline sportive.

Visto che hai introdotto il discorso prettamente sportivo, parlami dei vostri risultati, adesso:

Certo, anzi sono molto orgoglioso nel dirti che siamo riusciti a centrare la finale di Coppa Italia, persa poi col Conversano, abbiamo raggiunto anche la finale dell’Handball Trophy, abbiamo partecipato al campionato d’elìte e insomma posso dirti con  grande soddisfazione che rispetto alle classifiche dello scorso anno, siamo riusciti a stabilizzarci tra le prime otto squadre d’Italia, e questo crescendo è stato premiato dalla risposta del pubblico, che comincia finalmente ad essere più numeroso. Nelle ultime uscite siamo infatti riusciti ad avere circa 700 persone al seguito. E questo per noi è già un ottimo risultato. Senza contare che quando abbiamo disputato la fase dei playoff, siamo riusciti ad avere più di mille spettatori.

E quali sono adesso i vostri obiettivi?

La federazione per l’anno prossimo ha intenzione di rivoluzionare i campionati, prevedendo un girone unico a 14 squadre, e quindi il nostro obiettivo primario è quello di riuscire a farne parte, che vorrebbe dire appunto essere riusciti a classificarci fra le prime 14 in Italia, altrimenti si slitterebbe nella serie A/2 o in serie B. Ovviamente noi vogliamo giocarci le nostre carte, senza però avere quella frenesia particolare che altre società più ambiziose possono invece nutrire. Il nostro sogno primario in realtà è quello di riuscire a mettere in campo quanto meno sette siracusani, da sfornare dal nostro settore giovanile, e per settore giovanile non intendo solamente quello dell’Albatro, ma anche proveniente dalla provincia, come per esempio da Avola dove si sta facendo un ottimo lavoro.

Qual è il tuo orgoglio personale, la cosa che più ti piace sottolineare?

La cosa che mi ha gratificato di più, a livello personale, è il fatto che anche in un momento così difficile, sia dal punto di vista economico che sociale, stiamo riuscendo a continuare a fare questo sport a Siracusa, grazie soprattutto all’impegno e alla passione del sottoscritto, del presidente, il signor Laudani e di altre poche persone che mettono tutto quanto è nelle loro possibilità pur di portare avanti questo progetto. Perché, bisogna dirlo, nonostante Siracusa negli anni ’60 era all’avanguardia per quanto riguarda gli impianti sportivi, con la cittadella dello sport ed il campo scuola Pippo Di Natale, voluti dal compianto Concetto Lo Bello, che erano considerati avveniristici per quei tempi, adesso ha dilapidato quel patrimonio e quindi non ci mette a disposizione un vero e proprio tempio per lo sport. Anche qui siamo rimasti indietro, perché secondo me il siracusano vive di rendita, adagiandosi su ciò che gli è stato costruito nel passato. Anche nell’amministrazione politica sinceramente non vedo la volontà per investire nello sport.

Speranze nel futuro? Cosa ci sentiamo di dire ai giovani che dovessero avvicinarsi a questo sport?

È doveroso e fondamentale avere e dare una speranza ai giovani che nel futuro si avvicinano allo sport. Bisogna sempre essere ottimisti e propositivi per appoggiare e promuovere ogni progetto di tipo sociale e sportivo. E non solo nella pallamano.

E infine cosa ti senti di promettere ad un giovane che volesse intraprendere questa pratica sportiva?

Quello che mi sento di dire ad un giovane che avesse la volontà di giocare a pallamano è di incoraggiarlo a guardare noi cosiddetti “anziani”, che se alla soglia dei cinquant’anni siamo ancora qui a sudare ed a sacrificarci per questo sport, vuol dire che lo sport alla lunga paga. Paga e ti aiuta a superare i propri limiti e a combattere ogni altro tipo di disagio sociale. Perché anche se in Italia non abbiamo gente che vive di pallamano, come potrebbe essere per il calcio o per altri sport, che si sono trasformati in veri e propri business, questa è ancora una disciplina sana che ha conservato i valori originari dello sport e che lo aiuterebbe senz’altro a vivere lo sport come sempre dovrebbe essere vissuto, e cioè nel modo più leale e corretto.

Ti do l’occasione di togliere qualche sassolino dalla scarpa. Ne hai qualcuno?

No, assolutamente. A me la pallamano ha dato tanto, e sono riuscito anche a realizzare il mio sogno più grande, e cioè quello di vivere questo sport unitamente a mio figlio, che ora ha 18 anni e dopo aver fatto tutta la sua trafila nel settore giovanile, è arrivato quest’anno in prima squadra, giocando da ala sinistra. Questa è la mia soddisfazione più grande. Unitamente a quella che mi ha dato anche l’altra mia figlia, che giocava nella squadra di pallavolo quando io ne ero dirigente. Per il resto mi auguro che questa tradizione che abbiamo a Siracusa si possa mantenere, nella speranza di riuscire ad avere nel tempo sempre più visibilità, incrementando e valorizzando le risorse umane cosiddette indigene, cosa che deve rimanere sempre la nostra priorità.

Nel salutare Giuseppe Vinci, ci rendiamo conto che se fosse solamente la passione a muovere i popoli, sicuramente ci troveremmo tutti in un mondo migliore.

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