“Di sera si vende tutto: coca, erba, hashish, anche con 20 euro”. Ad Augusta non ci sono spazi aggregativi, sportivi e culturali per sani modelli alternativi
La Civetta di Minerva, 2 febbraio 2018
E’ del 22 gennaio scorso la notizia, ripresa anche dalle principali testate nazionali, dell’aggressione ai danni di un giovane augustano da parte di un coetaneo che aveva procurato alla vittima gravi lesioni oculari al punto da fargli rischiare la perdita dell’occhio sinistro.
Il pestaggio, il cui teatro era stata la piazza Unità d’Italia – meglio nota come “piazza nuova” – aveva suscitato lo sdegno dell’opinione pubblica e aveva trovato terreno fertile anche presso le associazioni LGBT chiamate in causa dal fatto che il movente dello scontro fosse la presunta omosessualità – poi smentita – della vittima. Il contesto di pieno centro, la folta presenza di giovani e la nota conoscenza del decadimento del luogo in cui si sono svolti i fatti avevano destato particolare preoccupazione tra gli abitanti della città che avevano chiesto una punizione esemplare per l’autore del violento gesto.
E in effetti, a balzare agli onori della cronaca era stato soprattutto il profondo degrado in cui versano alcune delle aree della città fortemente frequentate dai più giovani, contesti in cui non è raro assistere a condotte illecite che vanno dal parcheggio selvaggio dei mezzi alle estemporanee corse di motorini nelle vie attigue fino al consumo incontrollato di alcool e droghe: la Piazza Mattarella, la già menzionata Piazza Unità d’Italia e il Campo Carrubba rappresentano senz’altro alcune tra le aree in cui questi fenomeni accadono con regolarità. E a popolare questi spazi, spesso poco illuminati e privi di controlli efficaci, oltre ai numerosissimi giovani compresi tra i 16 e i 21 anni, ci sono anche varie figure che, bazzicando in questi ambienti, si dedicano allo spaccio della droga: “Esclusi i soggetti che la consegnano personalmente o che si spostano di zona in zona, il Campo Carrubba è il centro principale di smercio di sostanze stupefacenti”, afferma Giancarlo, che ci racconta anche quali sono le modalità adottate dai pusher che presenziano la zona: “A partire dalle 21, all’interno del campo iniziano a raccogliersi queste persone che ti procurano quello che vuoi, e vendono quasi tutto, coca, erba, hashish. Tu ti presenti, fai il giro del parcheggio vicino al campo e prendi quello che ti serve. Fino a qualche anno fa, soprattutto per la coca, dovevi avere un budget fisso, tipo 30-40 euro per acquistare una pallina da 0,5 grammi. Ora anche con 20 euro riesci ad avere qualcosa. Non sai mai cosa c’è dentro però. L’uso che se ne fa – aggiunge – cambia da soggetto a soggetto anche se ultimamente tanti hanno preso solo a fumarla”.
Augusta, centro abitato più grande della provincia dopo Siracusa, era stata anche coinvolta nel maxi processo – avviato lo scorso novembre – per traffico internazionale di cocaina e marijuana tra l’Albania, la Grecia e la Sicilia orientale. Erano state sessantuno le persone, da Catania a Ragusa, accusate a vario titolo di associazione finalizzata al traffico di droga e, in alcuni casi, anche di porto e detenzione di armi. Numerosi i comuni siciliani coinvolti nel vasto giro di droghe leggere e pesanti smistate attraverso una complessa rete di soggetti associati che, tra il 2012 e il 2014, avrebbero gestito lo spaccio organizzandosi in differenti modalità.
E proprio lo scorso aprile, al largo delle coste di Augusta, erano stati trovati seicento chili di marijuana sigillati all’interno di borsoni e scoperti da alcuni pescatori che, inconsapevoli del contenuto delle sacche, avevano lanciato l’allarme a polizia e carabinieri: il valore ammontava addirittura a diversi milioni di euro. Tanto varrebbe, infatti, il traffico di stupefacenti che avrebbe come centro propulsore la città etnea.
Un mercato della droga fertile e fortemente attivo, dunque, quello della cittadina megarese che non può vantare di certo mezzi o spazi capaci di ostacolare l’incanalarsi, sin da giovanissimi, in percorsi poco chiari e condotte poco legali: un problema specificatamente culturale fa segnare negli ultimi anni anche ricorrenti azioni di vandalismo ai danni sia della cosa pubblica sia di strutture private. L’assenza di luoghi di aggregazione organizzati, la mancanza di strutture attrezzate dedicate allo sport e l’incompletezza dell’offerta culturale locale, spesso rilegata alle sole associazioni, concorrono alla dispersione dei giovani che, nella fascia d’età più delicata, si trovano a non poter scegliere, ma a doverlo fare ugualmente tra ambienti e spazi non sempre in linea con l’idea che si ha di trascorrere del tempo con i coetanei. Se è vero che l’assenza totale di attività illecite rappresenti un’utopia, tuttavia, risulta altrettanto vero che lo sviluppo civico e lo sviluppo sociale passano e dipendono spesso da un’offerta culturale in grado di coinvolgere ogni segmento della cittadinanza: una pianificazione strategica dei contesti fragili capace di frenare il degrado attivo ad ogni livello: civico, urbano, sociale.

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