“Mi hanno cucito addosso un abito, so chi è il mandante”

Massimo Carrubba, ex sindaco di Augusta, passa al contrattacco: “Sto leggendo le ventimila pagine delle intercettazioni. Quando avrò le prove, ne dirò il nome”

 

La Civetta di Minerva, 15 dicembre 2017

Come annunciato, l’ex sindaco Massimo Carrubba si è presentato il 5 dicembre presso la sala conferenze di un albergo di Augusta per spezzare il silenzio che lo aveva accompagnato da quando, cinque anni fa, si dimise da Sindaco della città e a cui seguì lo scioglimento del consiglio comunale e il suo rinvio a giudizio per supporto esterno ad associazione mafiosa. La sala, piena come un uovo, ha raccolto curiosi, sostenitori, amici, rappresentanti della stampa locale nonchè un bel numero di consiglieri comunali dell’opposizione, ma anche semplici cittadini, persone che ancora oggi si chiedono perché fu sciolto il consiglio comunale della città e che non accettano l’idea che la vicenda si confini nell’oblio.

Già, perchè il processo procede lentamente, tra rinvii e riproposizioni perenni di atti processuali inconcludenti, sembra andare verso tempi biblici: da qui il sospetto che si possa pervenire a una conclusione con prescrizioni varie e, peggio, senza risposte certe alle tante domande che la vicenda ha sollevato consumando, così, un ulteriore oltraggio all’onore della città. 

Com’è d’uso in questa terra, sulle ragioni dell’iniziativa si sono sviluppate molte chiacchiere  e poco interessa registrarle tutte; ha sicuramente fondamento la tesi secondo cui il riaccendere i riflettori su questa brutta pagina risponda all’esigenza insopprimibile per i protagonisti diretti ed indiretti di evitare che tutto cada nel dimenticatoio. Non è possibile consentire che il silenzio assecondi, di fatto, la tesi sempre sostenuta dai nuovi governanti ovvero che l’immobilismo e le inefficienze nella gestione della cosa pubblica registrati in questi 5 anni siano tutte ascrivibili alla conduzione del comune delle amministrazioni del passato; pur con tutte le responsabilità e le riserve che si possono legittimamente imputare ai precedenti amministratori, questa tesi è insostenibile.

Altro obiettivo, pensiamo, sia voler supportare, portandole all’attenzione dell’opinione pubblica, le denunce e gli esposti presentati dall’ex sindaco alle varie procure per dimostrare, quantomeno, uno strabismo da parte degli organi inquirenti che hanno avuto ruolo nel portare allo scioglimento del comune.

L’ex amministratore è un fiume in piena quando dichiara: “Nell’esposto io denuncio fatti specifici: nomina di esperti e consulenti da parte della Commissione straordinaria (e giù nomi e cognomi…) , quanto è successo su affidamenti, diretti e non, nel settore dei Lavori pubblici, assegnati a quelle stesse imprese ritenute sotto la mia sindacatura contigue con ambienti malavitosi tanto da costituire motivo fondante per lo scioglimento del Comune; e ancora: “l’aumento per 600 mila euro concesso in regime di proroga alla Pastorino e l’ affidamento a un centro per assistenza ai minori immigrati gestito da Euriches 29 legata a Mafia Capitale nonché  il mancato adeguamento degli oneri urbanizzazione ed il relativo danno erariale e le oggettive continuità fra le tre amministrazioni (“la mia, quella prefettizia e la pentastellata”) in relazione all’affidamento di servizi quali la gestione rifiuti, o la riscossione delle entratecomunali e il servizio di accalappiamento dei cani randagi “affidato, oggi, mensilmente sotto la soglia dei 40.000 euro   e così via; fatti tutti oggetto di censure da parte della commissione prefettizia e che adesso non subiscono censure da parte di nessuno.

Nelle parole dell’ex Sindaco, oltre alla rabbia per quanto denunciato, lo sconforto per la coltre di silenzio che sembra avvolgere tutto:Ecco, allora io, se facessi politica, chiederei alla Prefettura di Siracusa di disporre senza alcun indugio un nuovo immediato accesso agli atti ex art. 143 Tuel al Comune di Augusta per verificare se quelle presunte infiltrazioni che hanno causato lo scioglimento siano effettivamente state debellate, o piuttosto siano ancora saldamente radicate, o peggio ancora, si siano amplificate! “.

Quanto detto da Carrubba ciascuno lo può ascoltare con le proprie orecchie collegandosi al link https://www.sloode.com/videoplayer.aspx?portalId%3D63%26VideoId%3D142972. In questa sede è utile soffermarsi su alcuni aspetti evidenziati con riferimenti chiari ed univoci dal relatore in una disamina di alcune cause, vere o presunte, che hanno determinato lo scioglimento del consiglio comunale.

Singolare che, a dire dell’ex sindaco, quei fatti e quegli atti amministrativi siano stati reiterati sia durante la gestione commissariale sia dall’attuale amministrazione. Da qui la domanda lecita: se tali scelte erano censurabili all’epoca perché tali censure non vengono  estese agli atti dei commissari prefettizi e a quelli dell’attuale amministrazione? E quindi, se ciò è stato giudicato indicativo di una permeabilità alla mafia, perché oggi non accade nulla? Per  segnalare questa singolare situazione sono stati prodotti esposti formali alla Procura di Siracusa e alla Corte dei Conti, per capire se un atto è censurabile solo a seconda di chi lo fa.

L’incontro, che si è protratto per quasi due ore, ha registrato momenti interessanti e a tratti anche inquietanti. Interessanti sono state le domande relative alla determinazione sul presunto ammontare  del deficit del Comune e sull’attribuzione dello stesso agli anni dell’amministrazione Carrubba (da sempre, in ogni circostanza, determinato in 102 milioni di euro dall’attuale maggioranza a giustificazione della disgraziata scelta che ha portato al dissesto) e quelle su: “come siano stati gestiti dai commissari i 15 milioni ricevuti dal Comune grazie al decreto Salva Italia e i 5 milioni ricevuti in seguito allo scioglimento” (nel 1995 altri, per espropriare  terreni in favore di cooperative, impegnarono 5 milioni che, per legge, non vanno inseriti nella massa debitoria e in proposito sarebbe utile sapere se il comune ha in corso il recupero delle suddette somme o si arriverà ad una decadenza dei termini che porrà queste somme a carico della collettività?).

A proposito della quantificazione del dissesto Carrubba osserva che “questi venti milioni dovevano essere sottratti dalla somma dei debiti” come purele somme che, nel 1995, altri, per espropriare  terreni in favore di cooperative, impegnarono: 5 milioni che (per legge) non vanno inseriti  nella massa debitoria. Inoltre, ha proseguito Carrubba, “dovrebbe essere oggetto di attenzione da parte della magistratura il fatto che tra le potenziali passività, nonostante fossero arrivate sul tavolo della Commissione Straordinaria proposte transattive (27.9.2013, 28.1.2014, e in ultimo 16.1.2015 – proposte di transazione Saccecav) esse siano rimaste inevase e che a fronte dei 15 milioni di contenzioso fu proposto un accordo di  un milione e 700 mila euro diluito in 3 anni. Ciononostante nel piano di rientro fu inserita l’intera somma anche se era evidente che la  cifra fosse assolutamente pretestuosa e priva di fondamento sia sul piano documentale che tecnico, come ha stabilito poi il Tribunale di Siracusa con sentenza n. 1232/2017 pubblicata il 3.7.2017” . 

Un altro interrogativo essenziale sulla commissione prefettizia Carrubba l’ha posto quando ha domandato: Come mai la Commissione straordinaria ha affidato lavori a quelle sette imprese tacciate di mafiosità?. E perché, nonostante  nella relazione a supporto della richiesta per lo scioglimento si facesse riferimento a persone all’interno del Comune (funzionari e dirigenti) che avrebbero condizionato l’amministrazione, “sia i commissari prefettizi sia l’attuale amministrazione non hanno assunto alcun provvedimento?”

Inquietante, perché in contrasto con tutte le dichiarazioni pubbliche dell’amministrazione, è stata l’affermazione: “Che durante l’amministrazione Di Pietro vi sia stato un abbassamento dei livelli di tutela ambientale è un dato documentale; si sono autorizzati impianti e piattaforme di smaltimento di rifiuti senza che l’amministrazione si sia mai opposta, nel silenzio più assoluto e senza che un consigliere comunale di maggioranza abbia mai posto il problema!”. “Se io facessi politica – ha concluso – chiederei le ragioni di questo silenzio al Sindaco Di Pietro e all’assessore   catanese Pulvirenti (“molto impegnato nella gestione del progetto “Fare con Meno” in merito al quale dovrebbe spiegare perché ha scelto di spezzettare l’intero importo di 600.000 euro ottenuto dal ministero affidando direttamente, per piccoli importi a più associazioni e ditte prevalentemente del catanese, le attività previste nel progetto – affidamenti diretti “Fare con Meno” fra cui anche l’associazione di cui egli era sino a poco tempo fa il presidente”)

Scontata la lamentela per il silenzio della parte politica che all’epoca egli rappresentava in comune, compresi i partner di giunta  (fatta eccezione per gli ex deputati De Benedictis e Piscitello e di qualche altro soggetto) che non levarono la propria voce in difesa dell’onore della città, in un silenzio che perdura ancor oggi, nonostante le risultanze processuali. Purtuttavia va osservato, a nostro giudizio, che, pur nelle legittime lagnanze, comprensibili e tutto sommato giuste, farebbe bene l’ex sindaco Carrubba a riflettere su come il suo agire politico abbia contribuito a destrutturare  il suo partito di origine che poi, di fronte alle pesanti accuse formulate contro di lui, si è squagliato come neve al sole. L’aver operato politicamente per accrescere la  sua forza elettorale  marginalizzando il ruolo del circolo, sia pure per la costruzione di un legittimo obiettivo politico personale, ha concorso a determinare questo risultato, il che comunque, non giustifica il silenzio degli organi provinciali.

Oggi a cinque anni dai fatti ancora pende presso il Tribunale di Siracusa, il processo relativo che procede con lentezza e fa dire all’ex Sindaco che “la commissione d’accesso Scaduto aveva solo il compito di cucire l’abito su misura… è stata un mero esecutore materiale… lo scioglimento del comune era stato studiato e deciso a tavolino…  i mandanti io so bene chi sono… mandanti e colletti bianchi che pur di annientarmi fisicamente e politicamente non hanno esitato con spregiudicatezza a colpire l’intera città!”. Quindi, anche in questo caso si sarebbero evidenziati soggetti ben inseriti nel sistema di potere che operano da sempre nel nostro paese mescolando insieme pezzi dello stato con faccendieri di vario spessore, come testimoniato dalle cronache recenti e passate, da inchieste in corso e da sentenze ormai passate in giudicato.

Con enfasi Carrubba a questo punto ha quasi gridato: “Mi inquieta sapere, oggi, grazie ad un’inchiesta dell’Espresso, che proprio nel periodo in cui facevamo appello al Consiglio di Stato contro il decreto di scioglimento l’avv. Piero Amara era socio in affari con il Presidente del Consiglio di Stato Riccardo Virgilio”. L’ex sindaco, poi, ha rivelato che Pippo Amara in una telefonata, intercettata, con il “suo sodale Rosario Salmeri”, anticipava che al Comune  fosse “stato scoperto un intreccio mafioso”.  Il sospetto, a questo punto, che ci sia stato un manovratore è forte,  ma mancano le prove, per adesso, ha chiosato l’ex sindaco “ma, le sto cercando nelle ventimila pagine di intercettazioni, e appena le avrò le comunicherò”.

Durante tutta la serata, infatti, ha aleggiato nell’aria un “convitato di pietra”: il presunto  mandante o i mandanti dell’operazione che ha determinato informative e documenti che, alla prova dei fatti e a un serio esame critico, si stanno dimostrando caratterizzati da superficialità, inesattezze e supposizioni ridicole ed inconcludenti. I contorni di tutta la vicenda , a un osservatore non fazioso, appaiono, quindi, inquietanti e drammatici per le sorti della nostra democrazia, poiché se si dimostrasse che organi dello stato possono essere usati per soddisfare obiettivi politici ciò rivelerebbe la fragilità dell’intero sistema democratico. Se, agendo nell’ombra, i cosiddetti “colletti bianchi”, con  più  iniziative concorrenti, favorite da una legislazione lacunosa e da connivenze più o meno esplicite, possono condurre alla distruzione di una qualunque persona estranea ad un determinato sistema di potere vorrebbe dire che il nostro sistema politico non garantirebbe nessuno rendendo sempre più legittimo il  chiedersi se la politica debba essere esclusivo terreno di pascolo per chi non ha nulla da perdere o debba essere tutelato categoricamente il dovere di riportare la politica  al ruolo a cui i padri fondatori della nostra carta costituzionale l’avevano preposta.

Poca enfasi è stata riservata al processo penale in corso in una cautela comprensibile per chi è sottoposto al giudizio ma che, agli occhi di chi segue il dibattimento da cronista, non può non rilevare ed evidenziare la  colossale sequela di superficialità, errori e incongruenze che stanno alla base dell’assunto accusatorio che è supportato da  percorsi investigativi fragili seppur acquisiti con enorme dispendio di denaro pubblico.

Di fatto chi tiene vivo l’interesse per la vicenda che umiliò un’intera città sono il processo in corso e le continue  chiacchiere tenute in vita su FB dai dispensatori di fake news.

Sul processo si è detto. Da esso non si è ancora riusciti a capire il perché della  richiesta della DDA di Catania formulata nel luglio 2012 che determinò l’ispezione  e i motivi che fecero individuare la sonnolente città di Augusta come destinataria di particolare attenzione a fronte di almeno altri sette comuni della provincia per i quali il sentire comune, all’epoca, affermava l’esistenza di legami con la criminalità mafiosa.  In questo senso ci appare debole l’azione della parte civile che rappresenta il Comune nel processo, in quanto, a nostro giudizio, l’utile  azione di una parte civile in processi di questo tipo è quella, senza sposare tesi precostituite, di operare per far chiarire tutti gli aspetti della vicenda, ciò perché la città, che la parte civile rappresenta, vuole sapere la verità, qualunque essa sia e vuole sapere perché fu avviato l’accesso presso il comune e quali furono i motivi che la fecero individuare quale unica mela marcia in un contesto provinciale molto variegato e problematico . Domande ancora attuali a fronte di risposte ancora non pervenute.

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