“I grandi progetti si costruiscono nel tempo, non così a Siracusa”

Intervista al sociologo e scrittore Gianfranco Damico: “Questa città ha bisogno di una visione di futuro elaborata da competenti”

 

La Civetta di Minerva, 15 dicembre 2017

Gianfranco, hai detto che non fai politica, però hai fatto la tua dichiarazione di voto  per Musumeci (che ha spiazzato molti); in gioventù ti ricordavo simpatizzante di tutt’altra parte politica e ora ti ritrovo alla promozione di Articolo 9…

La politica la osservo da lontano da anni. Prima neanche quello. Non è nella mia indole. E mi pare evidente che essa non possa fare a meno di alcune dinamiche che poco hanno a che fare col bene comune, che vedo sempre uguali e che non mi piacciono. Forse, chissà, sono necessarie. Ma allora la differenza la fa la qualità umana, la statura intellettuale prima e etica poi, di chi si trova nella posizione di compierle. E mi trovo a rimpiangere su questo molte figure della prima repubblica che allora mi pareva di detestare. Per quanto riguarda la mia presenza ad Articolo 9, credo che il lievito dei cambiamenti evolutivi in una società stia più a livello di iniziative individuali, private, imprenditoria, ricerca, progetti… La politica non dovrebbe far altro che creare condizioni ottimali per questo.

In quella platea hai affermato che il problema della Sicilia non è politico, ma antropologico. Cosa significa?

Il problema della Sicilia sta in alcuni tratti del popolo siciliano che sono diventati tratti antropologici. Il compiacimento verso un passato glorioso, che non si trasforma in ambizione per la costruzione di una contemporaneità e un futuro; la predilezione verso una sorta di vittimismo, siamo sempre vittime di qualcuno e della storia; un accomodarsi dentro situazioni caratterizzate da sicurezza e “tutela dei diritti” che diventa abbandono di ogni tensione verso l’eccellenza. L’idea che qualcuno debba fare qualcosa, ma non sei tu. L’accodarsi al politico di turno in odore di potere per averne qualcosa in cambio, e l’appartenenza a qualche cerchia di interesse o di conoscenti che prevale sulla competenza. Ma… dico roba fritta e rifritta. Dico che se anche cambia il governo di turno, di qualunque colore sia, e non cambiano questi tratti, il risultato sarà sempre quello.

Mi pare una ricerca di realismo che forse ci manca?

Il realismo è la capacità di stare aderenti alla realtà e ai suoi movimenti in risposta alle tue azioni. Qualunque sia la tua idea di base ideologica, politica-realista è quell’approccio che non lo antepone mai alla constatazione della qualità degli effetti che produce. Come dire … preferisci la risoluzione dei problemi all’affermazione del tuo ego e della tua area di appartenenza. Poi vuol dire dotarsi di una visione e di un piano che studia la realtà attraverso dati certi, attraverso chi ha competenza,  non ipotesi di cui ti innamori. E poi agisci! Il pensiero fuffa, o il pensiero che rispecchia solo ciò che vuoi vedere, è il contrario del realismo, così come l’immobilismo. Ecco, in Sicilia non siamo molto bravi a fare tutto questo.  È per questo che fatichiamo a creare eccellenza. L’eccellenza è figlia di tutto questo..

Forse più che di realismo noi siamo innamorati del passato, rimpiangiamo le antiche glorie. È per questo che non riusciamo ad avere una visione di futuro?

Come dicevo, siamo bravissimi a compiacerci di un passato che non abbiamo compiuto noi. Guarda Siracusa: ciò che la fa grande è ciò che generazioni passate hanno saputo fare, pur con mille difficoltà. Guarda alla città che è venuta fuori dal secondo dopoguerra a ora! Non c’è nulla che abbiamo costruito che sia scia degna di quella bellezza. E questo ha a che fare anche con l’inabilità a proiettarsi nel futuro con una visione, un’idea precisa di chi si vuole essere, di ciò che deve essere la città, o la Sicilia, da qui a qualche anno, 10 o, 20. I grandi progetti si costruiscono nel tempo invece noi non programmiamo neanche fra tre o un anno. Noi gestiamo solo il potere quotidiano preoccupati di mantenerlo. La città è cresciuta senza piano regolatore. Un piano regolatore è una visione della città nel futuro.

Forse non abbiamo menti illuminate? O non sappiamo valorizzare le nostre eccellenze, se ne abbiamo?

Facciamo esattamente il contrario di ciò che si fa in comunità umane che in questo momento stanno costruendo la contemporaneità: mi vengono in mente Singapore, Shanghai, Dubai. Non sto parlando di imitarne l’identità culturale – noi abbiamo la nostra. Sto parlando del processo che ti porta a riuscire a dare corpo a un’idea, un sogno di chi vuoi essere.

Ma come si fa ad avere una visione del futuro, a individuarne gli obiettivi, i percorsi, le modalità?

Io ho le mie teorie. Cerco di diffonderle e comunicarle dove mi chiamano, per la formazione o per parlare dei miei libri. A febbraio uscirà il mio volume (Il Potere dei Realisti) dove parlo proprio di questo e dove ho formulato il Manifesto del Realista, 10 punti di cui qui in sintesi ti accenno ai punti cardini del processo: a) costruisci una visione di cosa è il mondo e di dove sta andando; ma anche di dove tu vuoi che il mondo vada; questo ti porta a definire; b) la tua missione, ovvero quale ruolo vuoi avere tu in quella visione, quale traccia vuoi lasciare, chi vuoi essere, come vuoi che il mondo ti percepisca. Per questo devi sapere esattamente cosa è importante per te, ovvero c) quali valori intendi onorare e portare avanti, e attraverso quali regole operative e comportamentali costruirai ciò che vuoi essere. A quel punto, per dare corpo a quella missione, tu puoi strutturare degli obiettivi, che saranno un insieme organico e coerente di punti d’approdo e conseguimenti che ti dai, che concorreranno tutti insieme a dare corpo a quella missione. E quindi, per ognuno di essi ci vuole un piano strutturato, rigoroso, che ti permetta di conseguirli, quindi le Azioni, su cui convogliare le risorse.

Tutto questo Singapore, Shanghai, Dubai già lo fanno e alla grande. Non è una questione economica, ma attitudinale e antropologica (ecco!). Noi non riusciamo neanche a vederci come piattaforma logistica naturale nel mediterraneo e come punto di congiunzione economico-culturale tra mondi. Non riusciamo neanche a dotarci di un piano che valorizzi al meglio la nostra ricchezza di beni culturali e paesaggistici, un piano che crei ricchezza. Nessuna unitarietà, nessuna convergenza di risorse.

Basta che c’è sto sole. E il passato. Il passato…!

Gianfranco Damico, sociologo, si occupa di formazione; ha pubblicato per Feltrinelli “Le emozioni sono intelligenti”, “Piantala di essere te stesso”, “Il Codice segreto delle relazioni”. A febbraio uscirà il suo quarto volume “Il potere dei realisti”.

Da leggere

Siracusa, la paralisi di una generazione: viaggio tra declino demografico, record di scoraggiamento ed esodo dei giovani laureati

1. Le fonti della crisi Questo viaggio nei numeri della condizione giovanile a Siracusa è …

COLLABORA CON NOI

SIRACUSA DIFFERENZIA

IL BAR SOTTO IL MARE

Migranti

homepage

Lavoro

I Diari della Quarantena

La Civetta in gabbia

La parola ai lettori

Articoli recenti

VIDEO

Commenti recenti