“La Terra di nessuno dell’area della Tonnara di Siracusa”

Lungo la stradina di uno degli angoli più suggestivi del territorio siracusano il cancello divelto consente una enorme discarica abusiva puteolente che si estende per circa 200 metri. Oltre ai tantissimi rifiuti, il luogo è frequentato da ambienti malavitosi

[Salvo La Delfa] La Civetta di Minerva, 15 dicembre 2017

A Siracusa ci sono diverse “terre di nessuno”. Terre, aree, dove non c’è un controllo, dove chiunque può decidere di fare quello che desidera, dove non ci sono regole né leggi, dove non ci sono controlli e controllori. Terre di mezzo, aree abbandonate a se stesse e a disposizione di chiunque decida di depositarci ciò che vuole, alla mercé dell’illegalità, di attività malavitose e criminali.

La “terra di nessuno” di cui adesso desideriamo parlare è proprio a due passi da casa nostra, in una delle aree naturalistiche e storiche più belle che il nostro territorio possiede, in un luogo in cui il blu del mare e l’azzurro del cielo abbracciano il promontorio della Tonnara di Santa Panagia, su cui cresce spontanea una macchia mediterranea caratteristica ed unica del suo genere.

Ci inoltriamo lungo il viale Santa Panagia verso nord, all’altezza di via Marzamemi, ed osserviamo immediatamente che i cancelli pedonale e stradale, arrugginiti, posti all’inizio della stradina che porta alla tonnara di Santa Panagia sono entrambi aperti. Guardando bene, la metà del cancello stradale, quello di destra è mancante, non c’è traccia della sua presenza, è stato divelto e probabilmente riciclato come “ferro vecchio”. Appena qualche metro più avanti nella stradina andando verso la tonnara dobbiamo stare attenti a non inzupparci i piedi per una pozzanghera che si è formata a causa dell’acqua che sgorga da un tubo rotto nelle vicinanze. Mentre cerchiamo di superare il guazzo di acqua, dobbiamo posizionarci ai margini della stradina perché una macchina a velocità elevata ci viene incontro, si muove dalla Tonnara verso viale Santa Panagia, incurante della nostra presenza. Durante il nostro breve tragitto saranno diversi, tanti, le macchine, i motorini, i fuori strada che attraverseranno la stradina incrociando il nostro percorso.

E’ una bella giornata di dicembre, il sole fa capolino in un cielo azzurro sgombro da nubi e solo a nord, verso l’Etna innevata, si intravede qualche velatura di bianco. Il nostro desiderio è di raggiungere il mare per riscaldarci sotto i raggi del sole in questa fresca e bella domenica autunnale.

Un puzzo maleodorante, un tanfo e lezzo ci riportano immediatamente alla realtà di un’area, abbandonata a se stessa, ai cui margini una quantità notevole, copiosa, di rifiuti, immondizia, detriti, pattume impediscono di vedere oltre il ciglio della strada verso la macchia mediterranea. L’aria è irrespirabile e per circa 200 metri, lungo la parte pianeggiante del percorso, ci troviamo in una vera e propria discarica a cielo aperto, con cumuli di materiali scaricati ovunque, senza ritegno, senza cura e attenzione di quello che questa area rappresenta, senza timore di essere visti e multati. Osserviamo la presenza di cumuli di tegole rotte, materiali edile, materassi, mobili, listelli di parquet, vasche da bagno e gabinetti, valigie, contenitori di pittura, pedane in legno, ondulati metallici, vestiti, vasi per piante, interi salotti con divani e poltrone, televisori. Ciò che maggiormente ci colpisce, oltre alla presenza di ondulati e materiale in amianto, sono le tante carcasse di elettrodomestici, frigoriferi, lavatrici, lavastoviglie, che troviamo disseminati lungo tutto il percorso della strada. La nostra curiosità viene subito soddisfatta.

Più avanti, in mezzo alla strada, troviamo una 500 celeste metallizzata (poco prima ci aveva superato) con, stranamente, tutti gli sportelli aperti all’altezza di un albero con alla base una folta vegetazione. Facciamo solo in tempo a fare qualche foto ma riusciamo a vedere bene che un signore, inizialmente guardingo per la nostra presenza ma poi rassicurato, preleva dal terreno sotto l’albero la parte metallica di un frigorifero e di una lavatrice e li deposita all’interno della sua macchina. L’albero lungo la stradina della tonnara è, quindi, il suo laboratorio, il luogo dove smembrare i RAEE, i rifiuti da apparecchiatura elettrica ed elettronica, per ricavare la parte metallica che nasconde sotto lo stesso albero per poi piazzarla nel mercato nero dei rifiuti mentre la carcassa di plastica è abbandonata con un notevole rischio per l’ambiente. Giungiamo all’altezza della casa cantoniera, che era stata adibita anche come Stazione di Santa Panagia, e lì un altro cumulo gigante, enorme, di rifiuti e detriti attende da anni di essere rimosso.

Ritorniamo alla Tonnara di Santa Panagia il giorno dopo, sempre prima di pranzo. Altri due fatti ci colpiscono. Dopo la parte piana della stradina, dopo i 200 metri di discarica a cielo aperto, inizia la discesa con due tornanti che occultano parzialmente la vista. Uno scooter si ferma nel secondo tornante e due ragazzi, sicuri di non essere visti, si muovono ripetutamente verso il bordo della sentiero. Riusciamo a capire che stanno nascondendo e/o prelevando qualcosa dai buchi presenti nelle rocce calcarenitiche del promontorio. Risalgono in moto per andare verso Santa Panagia e appena ci vedono iniziano a lanciare sguardi minacciosi ed indagatori, dubbiosi di essere stati visti da noi. Proseguiamo nella nostra strada (per sicurezza avevamo fatto velocemente una telefonata ad alcuni amici per raccontare cosa era successo e per comunicare la nostra posizione) e all’altezza della casa cantoniera due grossi scooter ci superano e si rifugiano dentro il cantiere della Tonnara, e nonostante che la segnaletica inviti a non entrare ma con il cancello del cantiere anch’esso aperto. Possiamo solo immaginare cosa abbiano fatto i quattro ragazzi dei due scooter dentro l’edificio della Tonnara ma molte volte i sospetti non sono cosi campati in aria.

Raggiungiamo la zona di mare della tonnara di Santa Panagia e li ammiriamo tutta la bellezza e lo splendore che la Natura ci offre, nonostante l’incuranza, l’imprudenza e la negligenza degli esseri umani.

Più volte negli ultimi anni è stata fatta la richiesta di chiusura del cancello della stradina. La bonifica dell’area potrebbe essere fatta utilizzando il capitolo di spesa del capitolato di appalto per la gestione dei rifiuti, nel caso in cui si accerti che la disponibilità dei terreni è del comune. I lavori sono ancora fermi e la Tonnara è oggetto dell’attenzione dei vandali.

La richiesta di chiudere il cancello della stradina che porta alla Tonnara di Santa Panagia è stata fatta ripetutamente negli ultimi anni e solo per brevi periodi è stata accolta e soddisfatta. Fabio Fazzina, ex consigliere del consiglio circoscrizionale “Tiche”, Fabio Morreale, presidente dell’Associazione Natura Sicula, e tanti altri hanno invitato più volte l’amministrazione comunale che ha la disponibilità materiale delle chiavi, di chiudere il varco.

Il problema adesso risulta essere ancora più grave e complicato in quanto è mancante metà del cancello. E’ necessario, quindi, acquistarne ed installarne un altro e procedere alla sua chiusura immediata. Probabilmente avere un custode per il varco della Tonnara di Santa Panagia costerebbe meno di procedere alla bonifica dell’area.

Non è chiaro al momento di chi sia la proprietà dei terreni subito dopo il cancello. E’ certo che il comune di Siracusa ha la disponibilità delle chiavi del varco ed autorizzava gli ingressi per il deposito di materiale edile presso la vecchia discarica autorizzata ex Magliocco, chiusa da anni. La proprietà potrebbe essere di un privato ed essendo l’area soggetta a vincolo paesaggistico archeologico il comune avere la disponibilità di accesso. Se così fosse, o il comune chiede al privato di procedere alla bonifica oppure si potrebbe ad IGM Rifiuti Industriali di procedere alla bonifica della discarica a cielo aperto della stradina che porta alla Tonnara di Santa Panagia utilizzando il capitolo di spesa previsto nel capitolato di appalto per la gestione dei rifiuti di Siracusa.

La Tonnara di Santa Panagia, è stata da settembre 2014 in fase di ristrutturazione per la sua trasformazione in un museo dedicato al rapporto tra uomo e mare. Dopo una ulteriore sospensione dei lavori a giugno 2017 era stato annunciato che erano disponibili sei milioni di euro per la chiusura del contenzioso e del contratto tra la Soprintendenza e l’impresa affidataria dei lavori. A quest’ultima doveva subentrare la seconda impresa riconosciuta nella gara di appalto. I lavori sono ancora fermi e la Tonnara è oggetto dell’attenzione dei vandali.

Ad agosto 2017 si è costituito un comitato spontaneo per difendere la Tonnara di Santa Panagia con l’obbiettivo di trovare un giusto canale organizzativo insieme a Pubbliche Amministrazioni e istituzioni (fonte Siracusa Post, 29/08/2017)

In corrispondenza dell’ingresso della Tonnara sorge una casa cantoniera, adibita in passato anche a stazione ferroviaria. Nell’area ricade l’oratorio di Santa Panagia, una piccola chiesa rupestre con affreschi ormai illeggibili, dedicata al culto della Madonna.

Da leggere

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