Nelle tivvù, c’è una farsa cui si adeguano tutti. Con la politica arroccata negli studi televisivi, l’audience ha i suoi improcrastinabili diritti
La Civetta di Minerva, 1 dicembre 2017
Ottavio Cappellani ha scritto recentemente che, secondo alcuni, “il politicamente corretto ucciderà la commedia”. Sofismi a parte, la frase appare grossolana nella sua genericità. Perché la sola commedia a cui si riferisce si può accordare esclusivamente alla “commedia delle parti”.
Prendiamo, caso in fonte, quella che si svolge nelle trasmissioni televisive in cui la fazione politica recita (ipocritamente?) la propria parte. Commedia? Io dico invece che si tratta di farsa. Certamente non nel senso nobile del genere teatrale, ma in quello ormai stantìo e abusato di faccia tosta e puro scontro ideologico in maniera “cuttigghiàra”. Dove ciascuno dei contendenti sguazza nel ridicolo elencando slogan putrefatti, tiritere per bambini scemi, rimasticamenti da rigurgito, aria fritta, la solita solfa, curando prepotentemente di parlare addosso al contraddittore. E non è che le donne, pur nella loro sottile sagacia, siano da meno. Perché si devono adeguare.
Una farsa pedestre, basata su un consacrato serpeggiante ridicolo, che la gente segue, in massima parte, per assaporare la risibilità degli assunti e dei comportamenti. Più si litiga, più è il malsano divertimento. E non appare certo che questo maleodorante genere di farsa sarà ucciso dal “politicamente corretto”. Perché l’audience ha i suoi improcrastinabili diritti, e perché la politica, corretta o scorretta che sia, soprattutto nel senso di appartenenza partitica, è arroccata nelle stanze dei programmisti televisivi.
D’altronde, Cappellani ammette: “È così che vi vuole la politica: fermi. Il politicamente corretto restringe il vostro linguaggio fino a renderlo piccolo come una fava. Perché bisognerebbe essere “politicamente” corretti quando la politica è così scorretta? Prendetevi in giro, tutti insieme, musulmani, indù, ebrei, cattolici, protestanti, neri, bianchi, marroncini, fucsia. Se ridete è più difficile che vi mettiate a spararvi l’uno contro l’altro!”.
Meditate, gente: meditate…

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