Tutti con i pidocchi in testa

I grillini si erano tirati fuori; avevano giurato sulla loro verginità, quasi fossero fanciulle illibate 

La Civetta di Minerva, 1 dicembre 2017

Praticamente le vicende giudiziarie post elezioni ci dicono che l’avere i pidocchi nei capelli è condizione comune della classe politica che ci ritroviamo. I grillini si erano tirati fuori; avevano giurato sulla loro verginità, quasi fossero fanciulle illibate, ma le ultime vicende giudiziarie li hanno smentiti:  i pidocchi in testa ce li hanno anche loro. Non è consolante il fatto per cui mal comune diventa mezzo gaudio.

Dobbiamo esaminare l’estrazione del ceto politico, dobbiamo chiederci del perché tanti uomini politici anche portatori di gran numero di voti siano degli impresentabili per vicende giudiziarie che li riguardano. Enzo Vinciullo va sostenendo che 350 mila voti sono andati a persone che non potevano andare in lista per i divieti della legge Severino. I giuristi esperti di  legislazione elettorale  affermano che l’accusa di Vinciullo ha una sua fondatezza e che quindi è assai probabile che molti eletti saranno dichiarati decaduti e saranno sostituiti da altri candidati anche se di liste che non hanno superato al momento lo sbarramento del 5%.

La riflessione è d’obbligo; c’è una classe dirigente della nostra Sicilia sana, fatta di  gente che tira la carretta giorno per giorno e  che lo fa con grande umiltà e con tanta correttezza. E’ gente che costituisce la spina dorsale della nostra società civile, che è sana e preparata più di quanto non si creda. Ma perché questa classe dirigente appena sente di politica le sembra di parlare del diavolo? Non si rendono conto questi interlocutori della nostra vita quotidiana che c’è bisogno di loro e che non se ne possono stare ripiegati a compiacersi della loro onestà e a non mettersi in gioco per il bene comune.

C’è una cittadina vicina a Siracusa in cui si deve andare a votare per eleggere un sindaco in sostituzione di quello che si è dovuto dimettere per vicende sue penali. In questa cittadina sembra che finalmente la società civile abbia preso coscienza della necessità di una sua presenza. Da una parte ha timore della improvvisazione ed inesperienza dei 5stelle; fra l’altro le vicende giudiziarie ultime hanno fatto capire che anche nella loro romantica ed avvincente scapigliatura si annidano nuclei di pidocchi. Dall’altra, questa società civile, esaminando i voti che hanno riportato i partiti tradizionali, ha preso atto che nessuna formazione politica tradizionale da sola è in condizione di fare eleggere  un sindaco.

Questa società  civile si è resa conto che il miglior regalo che può  fare al partito di Grillo è quello di presentare liste divise: un candidato sindaco per la destra, un altro per il centro ed un terzo per la sinistra. Ma poi  c’è sempre in agguato  il neo partito  di D’Alema che non vorrà privarsi di un suo candidato  e allora siamo a quattro.

La classe politica lo ha capito ed ha offerto a un professionista, mai impegnato direttamente in politica, di candidarsi come espressione unitaria della società civile. Sarà facile controllargli la capigliatura anche  perché, per l’età che ha, di capelli  gliene sono rimasti pochi. Riuscirà l’esperimento? 

Non è importante il risultato; quello che conta è che finalmente una classe dirigente vada prendendo coscienza che esiste anche un peccato di omissione.

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